Imma Villa è una delle più versatili protagoniste della scena contemporanea.
Nota per la scelta dei testi da interpretare che restituisce con eccezionale bravura e per la complessità e la profondità dei ruoli affrontati.
Ha lavorato con i più importanti registi di teatro e di cinema.
Per il teatro è un momento complesso cosa ne pensa?
Il teatro si trova di fronte a un bivio: soccombere alle difficoltà o cogliere l’occasione per rigenerarsi.
Sono convinta che la sua forza, la sua capacità di emozionare e di far riflettere, lo porterà a trovare nuove vie.
Il teatro sta indubbiamente attraversando un periodo di grande complessità, ma anche di affascinanti trasformazioni.
Non è un momento facile, questo è certo, e le sfide sono molteplici, dalla competizione con altre forme d’arte e intrattenimento alla necessità di rinnovarsi per rimanere rilevante in una società in continua evoluzione. Una delle difficoltà maggiori è la sostenibilità economica.
I costi di produzione sono elevati e spesso i finanziamenti pubblici non sono sufficienti.
Questo porta molti teatri a dipendere fortemente dai botteghini, rendendo la programmazione più cauta e meno propensa a sperimentazioni rischiose.
Un’altra sfida cruciale è la concorrenza. Con l’avvento di piattaforme streaming e una miriade di contenuti digitali, il teatro deve lottare per catturare l’attenzione del pubblico.
Sceglie sempre spettacoli che abbiamo un risvolto sociale forte, il pubblico cosa ne pensa?
La stagione teatrale del Teatro Elicantropo è programmata da Carlo che da sempre concepisce il teatro come strumento di comunicazione profondamente politico.
Il pubblico che segue il Teatro Elicantropo, lo sceglie per questo motivo, perché cerca nel teatro non solo intrattenimento, ma anche riflessione e stimolo al dibattito.
In un mondo sempre più frammentato e veloce, il teatro con un messaggio forte offre un’opportunità per elaborare esperienze, comprendere diverse prospettive e sentirsi parte di una comunità che condivida valori.
Esiste una differenza tra fare Teatro a Napoli e farlo in altre città?
Fare teatro a Napoli ha delle specificità e sfumature uniche che lo distinguono dal fare teatro in altre città italiane.
Queste differenze sono radicate nella storia, nella cultura, nel temperamento della città e, non da ultimo, nel suo pubblico. Innanzitutto c’è una tradizione ricchissima e profondamente radicata, che affonda le sue radici nella Commedia dell’Arte.
Questa tradizione non è solo storia, ma è ancora viva e pulsante, influenzando la scrittura, la recitazione e la percezione del teatro.
In secondo luogo il linguaggio non è solo un dialetto, ma una lingua a sé stante, ricca di sfumature, ironia e drammaticità.
La tradizione napoletana mescola in modo unico la comicità più travolgente con la malinconia più profonda e il dramma sociale.
Spettacoli che riescono a passare dal riso amaro al pianto e fanno parte in modo profondo e ancestrale di questa cultura.
Ha mai lavorato ad un testo occupandoti dell’adattamento del testo?
No. Non mi è capitato.
Cosa vuol dire essere attrice oggi?
Mestiere complesso il nostro, affascinante sicuramente e in continua evoluzione, diverso da come poteva essere vent’anni fa. Il teatro, oggi, non è in grado, da solo, di sostenere il fabbisogno economico di chi fa questo mestiere.
I progetti sono a tempo determinato, comprendono massimo 20 giorni di prove e 10 giorni di repliche.
Quanti debutti teatrali, dovrebbe affrontare un attore, per potersi assicurare un reddito sufficiente alla propria esistenza? Da questo è facile comprendere perché televisione e cinema sono gli àmbiti professionali più ricercati.
A cosa sta lavorando?
A gennaio il Teatro Elicantropo festeggerà i suoi trent’anni di attività.
Ci stiamo preparando. Intanto da mercoledì 8 ottobre vado in scena con Scannasurice di Enzo Moscato, diretto da Carlo Cerciello. Fino al 26 ottobre, il femminiello dei Quartieri Spagnoli, creatura sospesa tra oscenità e poesia, ci accompagnerà in una discesa agli inferi della napoletanità.