Debutta al Ridotto del Teatro Mercadante, dal 16 al 21 dicembre, Orfani Veleni di Enzo Moscato nell’inedito adattamento di Davide Cristiano, progetto vincitore della prima edizione del Premio Enzo Moscato. All’interno della rassegna WE LOVE ENZO, dedicata alla memoria e all’eredità del grande drammaturgo napoletano, lo spettacolo si affianca idealmente a Non posso narrare la mia vita di Roberto Andó, in scena contemporaneamente nella sala principale del Mercadante. Napoli riscopre così una delle sue voci più intense attraverso due visioni complementari: da un lato l’omaggio biografico, dall’altro la rinascita scenica di un testo simbolico del suo universo poetico.
Il progetto premiato si traduce in un allestimento che reinterpreta Orfani Veleni come un’opera sospesa tra poesia, rito e memoria. Sul palco Claudio Bellisario, Francesco Ferrante, Cristoforo Iorio, Nello Provenzano e Giuliana Zannelli danno vita a un racconto dalle atmosfere visionarie, guidati da Davide Cristiano che firma sia l’adattamento sia la regia. Le scenografie di Sara Palmieri dialogano con i costumi di Dario Biancullo, mentre le luci di Sebastiano Cautiero e il progetto sonoro e musicale di Gianluigi Montagnaro costruiscono un ambiente immersivo che accoglie le coreografie di Luna Cenere. Completano la struttura produttiva Claudio Affinito all’organizzazione, le fotografie di Pino Miraglia e i video di Pietro Di Francesco. La realizzazione delle scene è affidata a NEO Scenografie e Attrezzeria con il supporto dell’ex Asilo Filangieri. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e da Casa del Contemporaneo.
Nell’interpretazione di Cristiano, Orfani Veleni immagina che l’uomo che dorme in strada non sia una figura marginale, ma l’ultimo custode di una comunità in estinzione. Il protagonista è un attore anziano relegato ai margini del mondo, rimasto solo ad abitare una piazza diventata simbolo di un’intera società in rovina. Una presenza angelica, un Pulcinella serafico, interviene in suo aiuto mentre tre giovani gli si avvicinano come predatori: incarnano quegli stereotipi che hanno ridotto la cultura popolare a un’immagine oleografica, impoverendone il senso fino quasi a cancellarla. A sovrastare il quadro, in una dimensione sospesa, risuona la voce lucida del poeta. Le parole di Moscato trascinano il testo in una dimensione metafisica che scava nella sopravvivenza, nella resistenza e nella possibilità stessa di rinascita della comunità.
Nelle note di regia, Davide Cristiano ricorda come Moscato definisse l’opera un «esercizio di de-mascherazione». La maschera, metafora di morte e solitudine, diventa al tempo stesso ciò che protegge dalla ferita e ciò che consente la vita, secondo una logica in cui ogni vitalità nasce dal contatto con l’oscurità. È la stessa contraddizione che caratterizza Napoli e la sua esuberanza. Orfani Veleni è anche un esempio di “tradinvenzione”, la forma ibrida teorizzata da Moscato, dove scrittura originale, riscritture di Petito, Basile, Rilke, Hugo, Rimbaud e Shakespeare e materiali della tradizione popolare si intrecciano senza una struttura drammatica convenzionale. Questa natura frammentaria ha richiesto la costruzione di una scena che potesse accogliere e far precipitare l’indagine poetica dell’autore. Il protagonista vive in un’installazione che riporta il nome della città e la rappresenta per metonimia, mentre un altoparlante diffonde la voce reale di Moscato, che interpreta i passaggi più lirici del testo, trasformandolo nella voce mitica della città. Il suo grido poetico diventa un richiamo a scongiurare la rovina collettiva e a trasformarla in un «urlo fortissimo di vita», come auspicato dall’autore. Nel finale, l’incubo del senzatetto sembra sciogliersi in un residuo di speranza: forse, anche sull’orlo della catastrofe, è ancora possibile riemergere dalla notte.
La nascita dello spettacolo si colloca nel percorso inaugurato dal Premio Enzo Moscato, promosso dalla Compagnia Teatrale Enzo Moscato con Casa del Contemporaneo e il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Il premio è rivolto ad artistə e compagnie under 35 che scelgono di confrontarsi con l’opera del maestro napoletano. L’universo teatrale di Moscato, ricco di stratificazioni, sperimentazioni linguistiche e un’umanità marginale e potentissima, attraversa oltre quarant’anni di scena senza mai perdere la sua identità radicale. Fedelmente allo spirito dell’autore, che amava il tradimento creativo e il dialogo con le nuove generazioni, il premio sostiene progetti capaci di reinventare la sua eredità e di rinnovarne la forza attraverso nuove voci e nuove forme espressive, nel panorama regionale e nazionale.