Da mercoledì 11 febbraio, alle ore 21.00, debutta in Prima Nazionale Jucature (Giocatori), il testo di Pau Miró che ha conquistato il Premio Ubu come miglior testo straniero e che torna in scena in una nuova edizione firmata da Enrico Ianniello, autore dell’adattamento e regista dello spettacolo.
Sul palco si incontrano Antonio Milo, Adriano Falivene, Marcello Romolo e Giovanni Allocca, quattro interpreti che danno corpo e voce a una compagnia di uomini ai margini, legati da un rituale semplice e ostinato: ritrovarsi per giocare a carte. Le partite, però, restano sempre sospese. Il tavolo diventa così un pretesto, un luogo protetto in cui le parole prendono il posto dell’azione e il tempo sembra fermarsi.
I protagonisti di Jucature sono figure fragili, ironiche, sorprendentemente vive nella loro sconfitta quotidiana. Parlano molto, divagano, inseguono sogni improbabili e progetti impossibili, come se il racconto fosse l’unico spazio rimasto per affermare la propria esistenza. Fuori da quell’appartamento accogliente li attende una città che non li vede, una metropoli che li ha resi trasparenti, invisibili.
C’è l’attore che sopravvive tra furti al supermercato e improvvisi vuoti di memoria, il becchino che balbetta e parla senza sosta, rifugiandosi nelle storie di una prostituta ucraina che allevia la sua solitudine. C’è un barbiere che non fa più il barbiere ma non riesce a confessarlo, e un professore di matematica bloccato da un antico complesso di inferiorità e dall’ombra ingombrante di un padre mai superato. Quattro vite sospese, incapaci di trovare spazio nel mondo, ma ancora capaci di condividere, ridere e ricordare.
La regia di Enrico Ianniello costruisce uno spettacolo delicato e profondo, dove la comicità nasce dalla malinconia e la poesia si insinua nei dialoghi più apparentemente assurdi. Il testo di Miró diventa così un affresco umano che parla di fallimenti, amicizia e resistenza emotiva, restituendo dignità a chi è rimasto ai bordi del sistema.
In Jucature la vita sembra negata, ma il linguaggio resta un’ancora di salvezza. Le parole circolano tra i personaggi come carte da gioco mai calate sul tavolo, generando un’ironia tenera, spesso struggente, che accompagna il pubblico in un viaggio fatto di ricordi, desiderio di riscatto e ostinata voglia di esistere.
Uno spettacolo che conferma la forza del teatro come luogo di incontro tra poesia e quotidianità, capace di trasformare l’invisibilità in presenza viva e necessaria.