Attore, autore, regista e formatore, Fausto Bellone è il direttore artistico della compagnia Non Solo Sipario. Ha sperimentato con naturalezza linguaggi e repertori diversi: dalla prosa classica con William Shakespeare e Luigi Pirandello, fino alla tradizione partenopea di Eduardo De Filippo.
Accanto alla scena, porta avanti una intensa attività formativa fondata sul suo principio guida: “Il teatro come parafrasi della vita”. Autore attento alle tematiche sociali e protagonista anche nel cinema indipendente, Bellone continua a sperimentare linguaggi e forme espressive.
Domenica 19 aprile 2026, a Calvizzano, sarà in scena con “Non tutti i morti vengono per nuocere”, tratto da Il testamento di Ciro Russo con adattamento e regia di Bellone: una commedia contemporanea e brillante che unisce ritmo farsesco e osservazione del quotidiano. In scena ci sono: Domenico Bottone, Chiara de Crescenzo, Giuseppe Di Rosa, Patrizia Doria, Giuseppe Morra, Angela Passaro, Antonella Pellecchia, Luca Rusciano, Marianna Russo, una produzione Non Solo Sipario – Produzioni Teatrali.
“Non tutti i morti vengono per nuocere” è lo spettacolo che porti in scena il 19: è un lavoro che permette agli attori di capire i meccanismi della commedia e al pubblico cosa restituisce?
L’opera annunciata è frutto della drammaturgia dell’autore contemporaneo Ciro Russo; si tratta di una farsa che segue gli stilemi classici delle caratterizzazioni caricaturali, ma con un ritmo serrato, tipico dei bioritmi quotidiani in cui attori e spettatori sono immersi nella routine di tutti i giorni. La restituzione si attua attraverso la volontà di concedere al pubblico la possibilità di riconoscersi e, al tempo stesso, di evadere dalla “diretta” del quotidiano con due ore di puro divertimento.
È un cast tutto nuovo che hai scelto: come?
Il cast dello spettacolo, come spesso accade nel mondo del teatro, è frutto di un passaparola tra chi già è presente in compagnia e chi magari è appena arrivato. Tendenzialmente, cerco di orientare le mie selezioni verso persone che già conosco, umanamente e artisticamente, pur perseguendo la strada dell’inclusione a prescindere.
Cosa vuol dire fare teatro oggi quando i social sembrano l’unica cosa che interessa al pubblico?
Fare teatro oggi è un’attività che spesso mi piace definire, simpaticamente, “sovversiva”: immaginare persone che si riuniscono con l’esigenza di raccontare una storia è oggi quasi una contraddizione in termini. È un momento comunicativo dai tratti quasi autistici: cerchi di arrivare all’“altro” e spesso trovi pareti invisibili difficili da valicare. Sta a noi l’impresa di abbattere tali muri, creando ponti.
Napoli città del teatro per eccellenza può anche essere molto severa dove non trova qualità: come riesci a realizzare i tuoi progetti artistici in tale ottica?
Pur riconoscendogli un ruolo di tutto rispetto nel panorama artistico nazionale, non sono particolarmente sensibile al giudizio dello spettatore napoletano. Per me il pubblico è “pubblico”, da Udine a Pantelleria e lo spettatore particolarmente competente in materia è presente ovunque, pronto ad apprezzare questo o quell’aspetto della messa in scena oppure, inversamente, a evidenziarne le criticità. Personalmente, non ho la presunzione di proporre capolavori, ma faccio tutto ciò che è nelle mie possibilità fisiche e mentali per realizzare proposte dignitose per l’acquisto di un biglietto.
Come vedi i giovani oggi?
I giovani del “presente” saranno sempre diversi dai giovani del “passato”. Sono i contesti, gli usi e i costumi a modificare la fotografia della società in un determinato momento della linea temporale. Oggi, purtroppo, viviamo un’epoca di grandi connessioni ed immense solitudini ed il divario tra chi comunica e chi riceve è sempre più ampio; a noi spetta la responsabilità di raccontare il mondo di oggi per offrire allo spettatore, soprattutto ai giovani, la possibilità di conoscere e riconoscersi.
Da che formazione artistica arrivi?
Nasco come grande appassionato di cinema, iniziando il mio percorso nel 2000 con un gruppo di docenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, in trasferta a Caserta (la mia città). Iniziai con la realizzazione di un cortometraggio, per poi intraprendere il mio percorso da attore prima e regista poi, spaziando tra generi, autori e personaggi. Ho avuto la fortuna di essere attore in opere che vanno da De Filippo a Shakespeare, da Pirandello a Rostand, senza perdere di vista il nuovo che avanza con le drammaturgie contemporanee. Anche al cinema ho avuto la possibilità di interpretare ruoli che hanno segnato in modo decisivo la mia carriera artistica. Circa vent’anni fa ho fondato la mia compagnia teatrale “Non Solo Sipario”, specializzata in formazione e avente all’attivo produzioni artistiche dai generi più disparati, senza perdere mai di vista i temi sociali e le problematiche contemporanee.
A cosa stai lavorando?
In questo periodo mi sto dedicando a diverse produzioni teatrali di generi differenti; tra tutte, la riedizione de “Il piacere dell’onestà” di Luigi Pirandello e “Occhiali neri” di Eduardo De Filippo.
Con chi sogni di lavorare in teatro?
Sogno di lavorare in teatro con Christian De Sica e al cinema con Carlo Verdone. I miei miti ispiratori sono invece Enrico Maria Salerno, Tomas Milian, Alberto Sordi e Marcello Mastroianni.