Sulla base dell’ultimo rapporto sulla salute mentale del Ministero della Sanità, nel 2024 gli utenti seguiti dai servizi territoriali sono poco più di 845 mila, l’1,7 per cento della popolazione adulta del Paese.
Secondo le stime del Global Burden Disease (GBD), il più grande studio epidemiologico al mondo, milioni di italiani non accede ai servizi pubblici di salute mentale, in parte restando senza una diagnosi e cure adeguate, in parte costretti a rivolgersi a privati. Più precisamente lo studio giunge alla conclusione che oltre il 15 per cento della popolazione avrebbe bisogno di assistenza.
Ed ecco i numeri della vergogna: in Campania (nella terza regione del Paese) sono appena 55 mila gli utenti seguiti dai servizi, con una spesa pro capite di 36 euro all’anno, la più bassa d’Italia. A fronte dell’obbligo di investire il 5 per cento nella salute mentale, nella nostra regione siamo al di sotto del 2 per cento, il 14% in meno della media nazionale per i centri di salute mentale e 34% in meno per i centri diurni.
La spesa complessiva presenta forti squilibri, il budget totale è fortemente sbilanciato a favore delle strutture residenziali convenzionate.
Solo meno del 20 per cento delle risorse resta a disposizione del territorio contro il 50 per cento della media nazionale. Il personale è sotto organico, mancano medici, infermieri, assistenti sociali e educatori, oltre il 30% in meno. I posti letto per i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cure (SPDC) dovrebbero essere oltre 600, sfiorano invece a malapena i 200.
A Napoli la situazione appare anche più tragica, ormai solo 16 posti invece di 90 e da qualche settimana si e deciso di limitare il funzionamento dei centri di salute mentale a 12 ore al giorno affidando la gestione dell’emergenze per le restanti ore al 118 per ricoveri che non troveranno mai posti disponibili appropriati.
Sono a conoscenza della complessiva fragilità del nostro sistema sanitario regionale, le lunghe liste d’attesa, la mancanza dei medici di base, la chiusura di molti presidi ospedalieri e così via di seguito, e vi assicuro nemmeno mi sfuggono le ragioni.
Mi chiedo però, pur in presenza di una più generale emergenza, come è possibile che con l’aumento della sofferenza psichiatrica il sistema dei servizi sia ridotto in queste condizioni drammatiche? Dove è finita la rivoluzione Basagliana?
(Immagine di copertina di Daniel Reche – Licenza Creative commons)