Essere napoletani dipende dal luogo in cui si nasce o dalla città che si sceglie di amare? È la domanda da cui parte Michelangelo Iossa per costruire il suo nuovo libro, Non siamo napoletani – I 100 non napoletani che hanno fatto grande Napoli, pubblicato da Edizioni MEA con la prefazione di Renzo Arbore.
La prima presentazione pubblica di Non siamo napoletani sarà giovedì 10 settembre alle ore 18 alla Mondadori Bookstore/MA della Galleria Umberto I di Napoli. A dialogare con Michelangelo Iossa sarà Pino Strabioli, regista, attore e conduttore televisivo e radiofonico. All’incontro interverranno anche Antonio Parlati, direttore del Centro di Produzione RAI di Napoli, e Diego Moreno, musicista e cantautore. A moderare la presentazione sarà Geltrude Vollaro di Edizioni MEA.
Un titolo provocatorio per raccontare, in realtà, una delle caratteristiche più profonde dell’identità partenopea: la capacità di accogliere, contaminarsi e trasformare in napoletani anche coloro che a Napoli non sono nati. Il volume, ventesimo libro dell’autore, attraversa cento storie e altrettante personalità che, pur arrivando da luoghi differenti, hanno lasciato un segno indelebile nella cultura, nella storia e nell’immaginario della città.
Da Partenope a Diego Armando Maradona, passando per figure come Virgilio, San Gennaro, Federico II, Matilde Serao, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Benedetto Croce e Domenico Modugno, Iossa costruisce un mosaico nel quale la napoletanità smette di essere una semplice questione geografica. A legare questi personaggi è infatti un rapporto più profondo con la città, fatta di incontri, influenze reciproche e di una capacità quasi unica di assorbire ciò che arriva dall’esterno per trasformarlo in qualcosa di nuovo.
Non siamo napoletani non vuole essere soltanto una galleria di biografie. Il libro diventa una riflessione sull’identità di Napoli e sulla sua natura di città-mondo, da sempre attraversata da popoli, culture e personalità differenti. È proprio questa stratificazione ad aver contribuito a costruire nel tempo quell’identità napoletana che, secondo l’autore, non può essere racchiusa in un certificato di nascita.
La tesi di Iossa è semplice e insieme profondamente legata alla storia della città: si può diventare napoletani scegliendo Napoli. Una scelta che può manifestarsi attraverso l’arte, la musica, la letteratura, la politica, lo spettacolo o semplicemente attraverso un legame umano e culturale destinato a durare nel tempo.
Il nuovo volume arriva inoltre in un momento importante nella carriera dell’autore. Giornalista, scrittore e docente universitario, Iossa da oltre trent’anni racconta musica, cultura e costume sulle principali testate italiane. Ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera e il Corriere del Mezzogiorno e dal 1999 insegna all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Con oltre 45mila copie vendute, è considerato una delle voci più autorevoli della divulgazione italiana dedicata alla musica e alla cultura pop.
Nel corso della sua attività editoriale ha raccontato protagonisti e fenomeni molto diversi, dai Beatles a Michael Jackson, da Pino Daniele a Harry Styles, passando per Rino Gaetano e le colonne sonore della saga di James Bond. Un percorso che gli è valso anche il Premio per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e numerosi altri riconoscimenti nazionali.
Un appuntamento che parte da un libro per aprire una conversazione più ampia su cosa significhi davvero appartenere a Napoli. Perché forse la napoletanità, prima ancora di essere un’origine, è una forma di riconoscimento: quello di una città che, da secoli, continua a fare spazio a chi arriva e decide di sentirsi parte della sua storia.