Sarà il Campania Libri Festival il prossimo appuntamento per Sonia Sodano e per La libera informazione. Le origini, la cultura pop e la storia di Assange, il volume pubblicato da La Valle del Tempo che affronta uno dei temi più delicati del nostro tempo: il rapporto tra informazione, potere e diritto a conoscere.
La giornalista e scrittrice napoletana sarà presente sabato 3 ottobre alle ore 11, allo stand numero 7 de La Valle del Tempo, per un firma copie. Una mattinata scelta con una coincidenza particolare: proprio quel giorno ricorre il suo sesto anniversario di matrimonio. A raccontarlo è stata la stessa autrice sui social, con il tono ironico che la contraddistingue: «Abbiamo deciso di festeggiare andando a fare un bel firma copie», annunciando anche cornetti per i presenti, ex libris e gli adesivi delle volpi che accompagnano il suo universo narrativo.
Il festival diventa così l’occasione per incontrare un libro che, nonostante sia appena arrivato in libreria, ha una storia molto più lunga. La libera informazione nasce infatti da una tesi di laurea della Sodano, ripensata nel tempo e trasformata in un pamphlet agile, con la volontà di riportare questioni complesse fuori dal linguaggio accademico e renderle comprensibili a un pubblico ampio.
Sonia Sodano, giornalista dal 2013, scrittrice e promotrice culturale, ha fatto dell’informazione uno dei fili conduttori del proprio percorso professionale. Nel libro sceglie di allargare lo sguardo ben oltre la cronaca e il giornalismo contemporaneo, costruendo un itinerario che attraversa storia, diritto, filosofia e cultura pop.
Si parte dalla parrēsia greca, il diritto-dovere di parlare con franchezza, per attraversare figure come Ipazia e Masaniello e arrivare alla contemporaneità. Un percorso nel quale epoche e personaggi differenti vengono messi in relazione attraverso una questione comune: il rapporto fra chi detiene il potere e chi rivendica il diritto di parlare, conoscere e raccontare.
Al centro del libro c’è naturalmente Julian Assange, ma la sua vicenda non viene utilizzata soltanto per ricostruire la storia di WikiLeaks. Assange diventa la lente attraverso cui Sodano osserva una trasformazione più ampia: quella del rapporto tra giornalismo, segreto, trasparenza e conoscenza nell’era digitale.
Il risultato è un testo che non pretende di chiudere il discorso, ma di riaprire alcune domande fondamentali. Una su tutte: quanto siamo davvero liberi di sapere?
Ed è forse proprio questa la forza della scelta di trasformare una tesi di laurea in un pamphlet. Non semplificare le questioni, ma trovare un linguaggio capace di portarle fuori dagli ambienti specialistici. Parlare di libertà di informazione non soltanto a chi lavora nell’informazione, ma a chi ogni giorno riceve, condivide e interpreta notizie.
Perché oggi il problema non riguarda soltanto la possibilità di parlare. Riguarda anche la possibilità di capire chi parla, perché lo fa, quali interessi ci sono dietro un’informazione e quali strumenti abbiamo per verificarla.
È su questo terreno che la storia di Assange continua a parlare al presente. E che un libro nato anni fa da una tesi universitaria trova oggi una nuova occasione per interrogare il pubblico.