Una sequenza continua di oltre cento scatti per raccontare l’estetica e l’ossessione di uno degli ingegni più eclettici del Novecento italiano. Da mercoledì 7 ottobre la galleria Al Blu di Prussia inaugura la nuova stagione espositiva con la mostra “Polaroid” di Carlo Mollino, a cura di Maria Savarese e promossa dalla Fondazione Mannajuolo.
Per la prima volta a Napoli vengono esposte le celebri immagini istantanee dell’architetto e designer torinese (1905-1973), in un allestimento concepito lungo le pareti della galleria come un unico nastro visivo per restituirne l’idea di serialità e ripetizione ossessiva. Le opere provengono dall’archivio conservato al Politecnico di Torino (Sezione Archivi Biblioteca Gabetti) e sono mostrate per gentile concessione dell’Agenzia del Demanio.
Poliedrico per definizione – fu architetto, arredatore, docente universitario, ma anche aviatore, pilota automobilistico e maestro di sci – Mollino ha sempre assegnato alla fotografia un ruolo privilegiato. Un linguaggio che l’artista teorizzò già nel 1949 nel suo celebre saggio Il messaggio dalla Camera Oscura, definendone il valore espressivo e l’obiettivo primario: «La fotografia è trasfigurazione, ovvero un dispositivo per la trasformazione della realtà o la creazione di una realtà alternativa. L’autore deve saper rimanere in equilibrio tra documentazione e interpretazione».
Se nei primi decenni del ‘900 la utilizzava come strumento teorico e documentario, dagli anni Sessanta fino alla scomparsa si affidò al linguaggio intimo della Polaroid per esplorare la figura femminile. Nelle immagini in mostra emergono pose, corpi e abiti curati nei minimi dettagli, sospesi in un’atmosfera da boudoir elegante e misteriosa. Forme mai concepite come singoli ritratti, ma come tasselli di una ricerca continua sul desiderio e sull’identità, condotta con rigore formale e destinata originariamente a una fruizione esclusivamente privata. Un’esplorazione incessante guidata dal desiderio di possedere integralmente il mezzo fotografico, come amava sottolineare lo stesso Mollino a proposito della sua ricerca della perfezione: «Ogni immagine non è concepita come un singolo ritratto, ma come parte di una serie, alla ricerca costante di un elegante e stimolante ideale di bellezza che, tuttavia, si è consapevoli di non riuscire a raggiungere mai perfettamente, continuando così a provare e riprovare».
A completare il percorso espositivo, nella sala cinema della galleria verrà proiettato in prima visione napoletana il film documentario Mollino, diretto da Chiara Crespi e prodotto da Basement HQ, che ripercorre attraverso rare testimonianze la figura carismatica e innovativa dell’artista.