Un giorno a Parigi.
Era un giorno tipico di quei giorni anni Ottanta, pieni di fermenti e di aperture sconfinate, quando Jodorowsky, l’eclettico artista cileno che si muoveva tra arte e simboli come un funambolo, decise in uno dei caffè tipici della Villa Lumiere di dare il via a un esperimento.
Munito di un mazzo di Tarocchi si mise a un tavolino e aprendo le figure davanti agli occhi dei presenti invitò le persone a sedersi al tavolo e a vivere un atto psicomagico.
Loro raccontavano la loro vita, si raccontavano a quest’artista sconosciuto e lui leggeva i simboli cercando di offrire a chi si sedeva davanti a lui un gancio per entrare nel profondo, una speranza, uno squarcio su vite seriali e forse piene di domande e di insoddisfazioni.
Quell’esperimento diede il via alla lettura di Tarocchi alla Jodorowsky, un ponte di passaggio tra la divinazione e la tarologia.
Sono passati gli anni. E oggi il binomio caffè e tarologia approda a Napoli in veste inaspettata, a ridosso di Piazza Trieste e Trento e Chiaia, a via Carlo De Cesare, nel cuore del centro pulsante di questa città variegata e inusuale che nulla ha da invidiare alla capitale francese.
Ma cosa è la tarologia? E perché si differenzia tanto dalla divinazione? L’approccio è diametralmente opposto: alla divinazione ci si accosta con timore reverenziale, ci si aspetta la risposta fondamentale, di leggere nel futuro gli accadimenti e colui che si avvicina a questo mezzo lo fa come un tempo ci si avvicinava al numinoso con un misto di superstizione, di cieca fede religiosa e di passività.
È l’altro che è delegato ad avere la risposta che spesso si riduce come ai tempi della Sibilla cumana intorno a un sì o un no carichi di aspettative.
Mi ama o non mi ama?
Tornerà o non tornerà?
Come se la vita fosse un diktat definito da qualcun altro e noi vittime designate di un Fato incomprensibile.
Nella tarologia invece il cammino è personale e il tarologo è come un novello Virgilio intento ad accompagnare l’anima nei meandri del profondo. Non ci sono risposte fisse ma possibilità, sfumature, ipotesi creative e spetta al soggetto che si avventura, non più passivo ma attivo, scegliere la sua strada accompagnato dai Tarocchi che non sono più rappresentazioni del futuro ma specchi, portali di auto conoscenza.
Il futuro torna a essere imperscrutabile perché dipendente dal mondo variegato emozionale e psichico di chi vuole interrogare i simboli.
Si restaura in questo modo il legame tra mondo interiore e mondo esterno, “come in alto così in basso” diceva Ermete Trismegisto nel suo corpus ermetico, le “Tavole smeraldine”, quel legame ancestrale che è stato tradito da un mondo tecnico e iper razionale che ha smarrito il linguaggio della poesia, dell’archetipo e del simbolo, codici indelebili che riconducono alla psiche.
Eppure ce lo racconta il mito: Psiche, amante di Eros, fu costretta a mille prove per poterlo ritrovare.
Perché Eros la spinta vitale ed erotica del vivere scompare all’accendersi della mente razionale che giudica, separa, vuole capire… E si ricrea solo nel buio, nei meandri del mistero, del poetico e dell’inaspettato.
Serve un atto psicomagico.
E a volte basta una carta sul cammino dei Tarocchi per riprendere il cammino del viandante, la sua arte di avvicendarsi tra gli ostacoli e ritrovare l’amore erotico ed eretico per questa vita.
Tarot Bar Tarocchi espressi e il metodo di Monica Neri approdano a Napoli a via Carlo De Cesare, 52.
Il debutto per la stampa, oggi, mercoledì 14 ottobre alle 19.