A Napoli non basta più fare la comunione. Bisogna fare l’evento. Con la sala ricevimenti, la torta a sette piani, la cascata di palloncini, il tableau mariage manco fosse il matrimonio di un principe arabo e, soprattutto, il cantante.
Perché puoi pure risparmiare sul buffet, scegliere le bomboniere in offerta tre per due e chiedere allo zio fotografo di fare tutto gratis, ma se alla festa non arriva almeno un neomelodico con microfono, tastiera e dedica strappalacrime, che comunione è?
A fare i conti in tasca ai genitori napoletani ci pensa Enzo Bambolina, event planner dall’urlo instagrammabile e con il gossip come missione di vita, che ha svelato il catalogo degli artisti da ingaggiare per le cerimonie. Una specie di listino della felicità, con prezzi che rischiano di trasformare il giorno più bello di un bambino nel giorno più brutto del conto corrente di papà.
Sul suo profilo, seguitissimo sui social, l’ex conduttore di Figli di Mouse, una sorta di Grande Fratello trash (come se quello di Canale 5 non fosse già abbastanza), ha pubblicato il catalogo degli artisti che potrebbero arrivare a una cerimonia, magari alle quattro del mattino, dopo dodici ore di festeggiamenti e un menù di 54 portate.
Perché a Napoli la festa non finisce quando gli invitati hanno mangiato: finisce quando il cantante ha finito il repertorio e il proprietario della sala comincia a spegnere le luci.
Partiamo dal re della scuderia, quello che costa di più: Tony Colombo. Per averlo alla comunione servirebbero 6.000 euro. Seimila! Subito dietro c’è Carmelo Zappulla, con 5.500 euro. Poi Miraggio, a 4.400, e Gianluca Capozzi, a 3.500. Praticamente, per assicurarsi una di queste esibizioni, più che il preventivo del ristorante bisogna chiedere un appuntamento al consulente finanziario. E mentre il bambino sogna la PlayStation, papà valuta se ipotecare la macchina per regalargli un pomeriggio di musica neomelodica, urla e zie che piangono agitando i tovaglioli.
Perché si può rinunciare a tutto, ma alla musica no.
Certe cerimonie napoletane hanno un’estetica tutta loro: tende di broccato oro, fontane di cioccolato, abiti da principessa, papà con il pantalone bianco e mamma che entra in sala come se dovesse ritirare l’Oscar. Sullo sfondo, un vocalist che urla «Facciamo un applauso!» ogni tre minuti, anche quando nessuno ha capito per chi.
È il trionfo del troppo dove il volume è sempre alto e la sobrietà è un concetto decisamente astratto.
E se non potete permettervi i big, niente paura: il catalogo di Bambolina prevede anche soluzioni per budget meno principeschi. Per un gender reveal, ad esempio, il popolarissimo Mario Forte con il suo “Sarà lei, sarà lui” costerebbe 1.200 euro. Mille e duecento euro per una canzone che annuncia il sesso del nascituro: praticamente il bambino non è ancora nato e ha già consumato una parte del fondo per l’università. E speriamo almeno che il colore dei palloncini sia quello giusto, perché uno spende mille euro e poi non è nemmeno contento.
Capitolo social. Rita De Crescenzo e Very Sasy, amiche-nemiche del gossip napoletano, sarebbero disponibili a 700 euro ciascuna. Con 1.400 euro si potrebbero avere entrambe, magari con un’offerta famiglia. Io, personalmente, le vedrei bene insieme in un duetto alla Al Bano e Romina Power: due microfoni, un palco, una coreografia semplice e il pubblico che trattiene il fiato. Non per la canzone, ma per capire se alla fine si abbracceranno o si faranno uno «strascino» a prova di extension.
Per lo zio che vuole fare bella figura senza necessariamente vendere un rene, nel catalogo di Bambolina c’è pure Marica Tarascio, con la sua hit “Si’ ‘a nipota mia”, a 600 euro. Una cifra relativamente accessibile per regalare al nipotino vestito da comunione una discesa trionfale dal palazzo addobbato con pampas azzurre, tra parenti urlanti e cellulari puntati. Perché non basta che il bambino sia felice: deve pure sembrare il protagonista di un videoclip neomelodico girato con il cellulare ultima generazione.
Al di là dei gusti musicali, bisogna però riconoscere che, in tantissimi casi, oggi una festa privata può trasformarsi in una produzione televisiva in miniatura, con cachet da capogiro e un’estetica che non conosce mezze misure. In questo universo Enzo Bambolina è una specie di direttore artistico del kitsch, ma non è certo l’unico. E non sono soltanto i fan di Very Sasy a spendere cifre blu per un battesimo: il desiderio di stupire, ostentare e dimostrare che la propria festa è più memorabile di quella del vicino attraversa tutte le classi sociali e tutti i generi musicali. Perché anche il cantante superchic, quello con il completo sartoriale e il cachet da capogiro, può diventare un lusso esibito più che un’emozione condivisa.
Naturalmente, ognuno è libero di spendere i propri soldi come preferisce.
Ma con questi prezzi resta una curiosità: quale sarà il prossimo passo? Un neomelodico che viene a casa a cantare Tanti auguri al nonno, con pagamento a rate? Una serenata per il primo dentino? O Tony Colombo prenotabile con il bonus cultura?
Scherzi a parte, a tutti i genitori che stanno organizzando una comunione va dato un consiglio che non compare in nessun catalogo: prima di scegliere il cantante, fatevi fare il preventivo. E soprattutto, ricordate che se alla festa non ci sarà una superstar a esibirsi sul palco, non significa che vogliate meno bene a vostro figlio.
Non c’è bisogno di spendere seimila euro per dimostrare a un bambino quanto sia importante.
Perciò, spendiamo quello che possiamo, chiamiamo pure il cantante che ci piace e addobbiamo la sala come se dovesse arrivare il principe di Dubai. Ma non dimentichiamo di insegnare ai figli che la felicità non si misura con il prezzo di un’esibizione e che stare insieme, senza filtri, senza esagerazioni e senza dover dimostrare niente a nessuno, è ancora il regalo più bello.
Perché i palloncini si sgonfiano, le luci si spengono e pure Tony Colombo, prima o poi, se ne va dal ristorante. Ma se un bambino torna a casa con il cuore pieno d’amore, quella sì che è stata una festa da trentamila euro.
Anche se poi ne avete spesi seicento.