Afragola riparte dallo stare insieme.
Giovedì 1 ottobre il Centro Polifunzionale Disabili e il Centro Anziani di via Cirillo, negli spazi dell’ex Macello Comunale, hanno riaperto le porte per tornare a essere luoghi di incontro, socialità e attività. E lo hanno fatto nel modo più semplice e, forse, più significativo: con una festa di benvenuto.
Non una cerimonia fatta soltanto di nastri da tagliare e discorsi ufficiali, ma un momento di incontro con le persone che quei luoghi li vivono e li vivranno. Anziani e persone con disabilità sono tornati a riappropriarsi dei propri spazi, tra sorrisi, strette di mano e la voglia di ricominciare. Alla riapertura – con agli assessori Lucia Zanfardino e Marianna Salierno e al Presidente del Consiglio Comunale Antonio Caiazzo – ha partecipato anche Gennaro Giustino, il sindaco di Afragola, che ha poi affidato ai social le sue riflessioni e alcuni scatti della giornata.
Ed è proprio dalle parole del primo cittadino che arriva una scelta lessicale che vuole diventare anche una scelta culturale: «Non bisogna più parlare di inclusione». Il termine, secondo il sindaco, lascia intendere che esista qualcuno fuori da una comunità che qualcun altro debba decidere di accogliere. La prospettiva indicata è invece quella dell’uguaglianza: la comunità è una sola e appartiene a tutti, senza che nessuno debba essere “incluso” perché, semplicemente, ne fa già parte.
Il Centro Polifunzionale dedicato alle persone con disabilità nasce dunque con l’obiettivo di offrire occasioni di socialità e autonomia attraverso attività quotidiane, iniziative e momenti di svago, comprese visite guidate e gite fuori porta. Un luogo nel quale le persone possano incontrarsi, esprimersi, coltivare relazioni e vivere esperienze al di là delle barriere, non soltanto fisiche.
Un’impostazione che, nelle intenzioni dell’amministrazione, vuole andare oltre il concetto di servizio assistenziale. L’idea è quella di costruire spazi nei quali le persone possano sentirsi protagoniste della propria quotidianità e non semplicemente destinatarie di un intervento pubblico.
Lo stesso clima ha accompagnato la ripartenza del Centro Anziani, in una giornata che ha idealmente riunito due generazioni e due esperienze diverse sotto lo stesso principio: quello di una comunità che non dovrebbe avere bisogno di categorie per riconoscere il diritto di ciascuno a stare dentro la vita sociale della città.
Il sindaco ha raccontato di aver vissuto «ore che mi hanno riempito il cuore di gioia», ricordando anche l’incontro con gli anziani e sottolineando il valore umano della giornata. Più che l’inaugurazione di una struttura, nelle sue parole c’è la percezione di aver riaperto un luogo capace di creare relazioni. «Non sono servite parole, discorsi, ma solo sguardi, affetto puro e sincero», ha scritto sui suoi canali social, raccontando l’accoglienza ricevuta e quella sensazione di essere stato accolto «come fossi uno di famiglia».
Ed è forse proprio qui che una riapertura di un centro pubblico smette di essere soltanto una notizia amministrativa. Perché una struttura può avere stanze, sedie, attività e un programma.
Ma un centro diventa davvero un luogo quando quelle stanze tornano a riempirsi di persone, quando le attività diventano occasioni per stare insieme e quando chi entra dalla porta non si sente un ospite, ma semplicemente a casa.