Il 15 ottobre alle ore 17:00, la Fondazione Morra Greco apre le porte del suo suggestivo spazio underground per presentare Brucialacrime, un’inedita opera musicale e olfattiva concepita dall’artista e compositore Renato Grieco. L’evento, inserito nell’ambito del bando Nuove Opere della SIAE e curato da Giulia Pollicita, trasforma il basement dello storico Palazzo Caracciolo di Avellino in un’architettura multisensoriale densa di suggestioni, capace di coniugare ascolto profondo, percezione olfattiva e ricerca antropologica.
L’installazione è il frutto maturo di quattro anni di esplorazioni e peregrinazioni condotte da Grieco attraverso isole, formazioni costiere e territori dell’entroterra mediterraneo. Lungo questo percorso, l’artista ha raccolto un vasto inventario di immagini e frammenti d’esperienza nel corso di azioni notturne, trasmissioni radio temporanee, improvvisazioni musicali, incursioni nelle bande locali e conversazioni nei bar dei porticcioli. Il materiale estratto dal reale è stato poi manipolato e ricombinato per dare forma a composizioni musicali inedite, dove le geografie reali si intrecciano con paesaggi simulati e scenari del tutto immaginari.
A rendere l’esperienza ancora più immersiva contribuisce l’importante collaborazione con il designer di profumi Niklaus Mettler e il supporto del liutaio Ciro Marzio, il quale ha progettato e messo a disposizione l’impianto sonoro pensato appositamente per la presentazione. Il dialogo viscerale tra suono e odore rifiuta volutamente ogni visione edulcorata o da cartolina del Mediterraneo, preferendo restituirne l’anima complessa, conflittuale e stratificata. Il bouquet di fragranze elaborato da Mettler intreccia aromi portuali, note arboree e componenti sintetico-industriali, delineando un orizzonte in cui convivono elementi opposti capaci di attivare traiettorie emotive e catene mnemoniche inattese.
Dal punto di vista compositivo, la struttura di Brucialacrime si sviluppa attorno a cinque temi musicali principali che agiscono in scena come veri e propri personaggi. All’interno della partitura si diluiscono entità geologiche, tracce antropiche, minerali, miti, pettegolezzi e simulacri, trovando una cassa di risonanza ideale nella cripta tufacea del palazzo. Qui, la liuteria speculativa si fonde con strumenti antichi e sintetici in un cortocircuito di hyper-folklore che oscilla liberamente tra la tradizione popolare, echi di musica barocca e influenze bizantine.
Durante l’intero periodo di apertura della mostra sono previste diverse attivazioni olfattive dell’installazione realizzate in collaborazione con performer e artisti. Questi momenti d’azione avranno il compito di approfondire i nuclei concettuali dell’opera, esplorando la geografia antropica, i processi di disincarnazione e le visioni decoloniali e transumane legate alla secolare trasmissione orale del sapere nel bacino del Mediterraneo. Un appuntamento imperdibile per chi desidera varcare la soglia di un’esperienza artistica viva, in grado di ridefinire i confini tra percezione, memoria e paesaggio.