Il dibattito sul Dopo di noi lanciato nelle scorse settimane dal Corriere del Mezzogiorno intorno ad un tema estremamente delicato, va ben oltre la pur disarmante condizione di abbandono denunciata dalle famiglie cui appartengono persone con autismo.
La discussione ha riportato alla luce gli effetti reali delle scelte politiche, ma anche delle non scelte, che hanno caratterizzato gli ultimi decenni di politica economica e sociale.
Emerge la poca attenzione verso il welfare, verso la fragilità, verso i bisogni reali delle persone.
Non è solo una questione di scarsità di risorse, di tagli indiscriminati e di iperboli amministrative, che pure stanno generando effetti devastanti nel contesto sociale delle città; si tratta di prendere atto della scarsa attenzione nella definizione dei processi, nelle scelte strategiche, caratterizzate da tempo da un costante disinvestimento sul welfare, giustificato, ahimè, dalla dichiarata e imprescindibile necessità di tagliare la spesa pubblica, gli investimenti nel sociale, ridurre e quindi privatizzare gli interventi.
Ma forse proprio questo approccio, evidentemente miope, ha inciso e inciderà ancora sulla vita reale delle persone, delle famiglie, dei territori.
Del resto, nonostante il forte decremento di attenzione alle politiche di welfare e alle dinamiche sociali, le crisi si sono di fatto acuite, per niente rientrate. E le crisi economiche, poi, producono degenerazioni sociali e culturali, si scagliano violentemente, ancor di più, su quelle fasce di popolazione già fortemente discriminate.
Lo abbiamo detto tante volte, ma quanto sta succedendo ne è la ulteriore conferma: prima si inverte questa tendenza meglio è! Prima si riconosce che il welfare è una priorità, per contenere gli effetti nefasti di questa fase recessiva, ma soprattutto come misura di rilancio, dal basso, della vitalità delle comunità, della rigenerazione dei legami.
Un cambio di rotta repentino, ma radicale, che dia segnali immediati di vicinanza tra le istituzioni e le persone, tra la Pubblica Amministrazione e i territori: bene ha fatto il presidente Roberto Fico a rispondere all’appello di Enzo D’Errico, annunciando un immediato e straordinario intervento sul Dopo di Noi. Intervento che ripara, riavvicina, ma se rimane straordinario rischia di perdere il grande impatto.
Intervenire sul welfare e sulle politiche sociali è una priorità strategica che deve riguardare i processi, che siano centrati sui bisogni, che tengano sempre in conto le dinamiche su cui intervengono e perché no, che siano slegati da vincoli e passaggi, a volte esclusivamente burocratici, che recuperino la natura di intervento pubblico efficace, cui riconoscere la tempestività che in molti casi è determinante.
Per questo va avviata con urgenza una riflessione sul sistema socio sanitario: per affrontare le sfide attuali è necessario cambiare prospettiva. Non è sufficiente rafforzare i singoli servizi o ridefinire gli assetti organizzativi ma occorre immaginare e costruire un vero ecosistema socio-sanitario regionale, nel quale il sistema sanitario, il sistema di welfare regionale, il Terzo Settore, le comunità territoriali operino in una logica di responsabilità condivisa per la presa in carico delle persone e dei territori.
Una riflessione che apre ad un altro tema che attiene al senso che diamo al concetto di “pubblico”. Il concetto di Pubblico e la Funzione Pubblica nel nostro agire.
Perché se continuiamo a ridurre il Pubblico al solo perimetro dello Stato o a una dimensione puramente burocratica, rischiamo di perdere di vista un pezzo essenziale della nostra storia.
Perché le famiglie, i car giver, le associazioni, non posso essere chiamati solo a compensare, a tappare buchi, ma hanno bisogno di essere riconosciuti nel loro fondamentale ruolo e funzione!
La storia dei servizi territoriali — sociali, sanitari, culturali — ci dice chiaramente che molte delle esperienze che hanno generato valore pubblico sono nate dalla spinta delle comunità, dall’autorganizzazione dei cittadini, da energie civiche che hanno saputo individuare bisogni e creare risposte. Che hanno generato un patrimonio di esperienze e saperi, dentro la Funzione Pubblica.
Ripartiamo da lì, disegniamo il presente e quindi il futuro delle nostre comunità, per accompagnare un processo di transizione, verso un affiancamento generativo di opportunità, capaci di allargare l’efficacia della funzione pubblica e di garantire maggiori spazi alla fruibilità e all’universalità dei diritti e soprattutto di non lasciare indietro più nessuno!