Riparte il Teatro Sociale di Giulio Carfora. Il progetto, giunto al quinto anno di attività, ha celebrato l’avvio della nuova stagione con un momento di festa al Giardino Mosca di Afragola
Cinque anni non sono soltanto un traguardo temporale. Per un progetto che mette insieme teatro, educazione e socialità rappresentano soprattutto la dimostrazione che esiste uno spazio nel quale bambini e adolescenti possono incontrarsi al di fuori degli schermi, delle dinamiche dei social e della solitudine che spesso accompagna anche le relazioni tra coetanei.
È questa la scommessa del Teatro Sociale diretto artisticamente da Giulio Carfora: utilizzare il teatro non semplicemente per insegnare a recitare, ma come strumento di crescita emotiva e personale. Il palcoscenico diventa così un luogo nel quale imparare ad ascoltare, a confrontarsi, a gestire la paura di sbagliare, a parlare davanti agli altri e, soprattutto, a riconoscere le proprie emozioni.
Un obiettivo particolarmente importante in una fase della crescita nella quale ragazzi e ragazze si trovano spesso a fare i conti con insicurezze, bisogno di approvazione, paura del giudizio e difficoltà nel costruire relazioni autentiche. Recitare significa mettersi in gioco, assumere il punto di vista di un altro, collaborare con un gruppo e accettare che non tutto debba essere perfetto al primo tentativo.
Il teatro, in questo senso, può diventare una vera palestra emotiva. Un ragazzo timido può trovare il coraggio di parlare davanti agli altri; chi ha difficoltà a relazionarsi può scoprire la forza del gruppo; chi teme di sbagliare può imparare che l’errore non è una sconfitta, ma una parte naturale del percorso.
«Il Teatro Sociale, soprattutto in un territorio come Afragola, è molto più di un palcoscenico», ha sottolineato Giulio Carfora raccontando il significato del progetto. Un luogo dove chi si sente solo può incontrare qualcuno, dove una fragilità può trasformarsi in una risorsa e dove una persona può finalmente sentirsi vista e ascoltata.
Ed è proprio la dimensione sociale a caratterizzare il laboratorio. Il teatro non riguarda soltanto chi sale sul palco, ma anche la comunità che si crea intorno a quel palco. Per questo l’avvio del quinto anno è stato celebrato al Giardino Mosca, luogo che negli anni ha accompagnato il percorso del progetto, mentre il laboratorio vero e proprio prosegue nella chiesa di Sant’Anna, ogni sabato alle 15.
A guidare i ragazzi nel percorso saranno Pippo Castiello, Antonella Grieco, Vincenzo Ottaiano e Silvana Petriccione, sotto la direzione artistica di Giulio Carfora.
Sui profili social di Carfora – art director della Compagnia Dei Saltimbanchi – arrivano i ringraziamenti ad alcuni rappresentanti dell’amministrazione comunale: il sindaco Gennaro Giustino, il vicesindaco Gennaro Crispino, l’assessore alla Cultura Francesco Zanfardino, l’assessore alle Politiche Sociali Marianna Salierno e il consigliere Antonio Boemio. Carfora ha inoltre ringraziato Carmine Sorrentino e don Giuseppe della Parrocchia di Sant’Anna per il sostegno al progetto e Pietro e Lia Mosca per l’accoglienza al Giardino Mosca.
Il quinto anno, dunque, comincia da qui. Non da un sipario che si chiude, ma da uno che si apre. Perché l’obiettivo del Teatro Sociale non è soltanto portare i ragazzi sul palco, ma aiutarli a trovare una voce anche quando dal palco scendono.
A otto, dieci, quindici anni non sempre è facile capire chi si vuole diventare. Ma può essere importante avere un luogo nel quale poter provare, sbagliare, ridere, emozionarsi e ricominciare. E ad Afragola quel luogo, da cinque anni, è il teatro della chiesa di Sant’Anna.