Alla vigilia della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, Napoli si prepara ad accogliere una nuova edizione di uno dei più importanti appuntamenti dedicati al giornalismo civile e ai diritti umani. È stato infatti annunciato il programma dell’XI edizione di “Imbavagliati”, il Festival Internazionale di Giornalismo Civile ideato e diretto da Désirée Klain, in calendario dall’11 al 13 maggio nella storica sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, a Palazzo Serra di Cassano.
Realizzato in collaborazione con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e Articolo 21, il festival si inserisce in un contesto globale sempre più critico. Secondo il recente indice di Reporters Sans Frontières, la libertà di stampa nel mondo ha raggiunto il minimo storico, con oltre metà dei Paesi classificati in condizioni “difficili” o “molto gravi”. In questo scenario, anche l’Italia registra un arretramento significativo, scivolando al 56° posto.
Il tema scelto per il 2026, “Il silenzio delle Innocenti: chi dimentica diventa colpevole”, accende i riflettori su una delle più sistematiche violazioni dei diritti umani: quella contro le donne, con particolare riferimento all’Afghanistan. A quasi cinque anni dal ritorno al potere dei talebani, il festival richiama l’attenzione su una tragedia che rischia di essere rimossa dal dibattito internazionale.
Cuore della prima giornata sarà la consegna del Premio Pimentel Fonseca, dedicato alla memoria di Eleonora Pimentel Fonseca. L’XI edizione vedrà premiate la giornalista afghana Leila Sarwari e, honoris causa, l’inviata di guerra Barbara Schiavulli.
La motivazione del riconoscimento a Schiavulli sottolinea oltre trent’anni di reportage dai fronti di guerra e l’impegno nel raccontare le violazioni dei diritti umani. Un lavoro che si è esteso anche oltre il giornalismo, come dimostra la sua partecipazione alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla verso Gaza.
Sarwari, che scrive sotto pseudonimo per proteggere la propria sicurezza, rappresenta invece la voce di una generazione di donne afghane private dei propri diritti dopo il 2021. La sua testimonianza restituisce il senso concreto di cosa significhi vivere in un sistema di apartheid di genere.
Ad aprire la giornata saranno i saluti di Massimiliano Marotta, seguiti da momenti artistici e testimonianze, tra cui quelle dei genitori di Mario Paciolla, la cui morte in Colombia resta ancora avvolta da interrogativi e richieste di verità.
Il festival renderà omaggio anche a Gianni Sallustro, figura centrale nelle passate edizioni, e proporrà momenti di forte impatto simbolico. Tra questi, la presentazione in anteprima del brano “Esperanto (Help Me)” del musicista Tony Esposito, un inno alla pace dedicato ai bambini vittime delle guerre.
La memoria delle vittime innocenti sarà un filo conduttore costante, richiamato anche attraverso simboli come la Mehari di Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra nel 1985, e attraverso il ricordo di Giulio Regeni, Ilaria Alpi e dello stesso Paciolla.
La seconda giornata sarà dedicata alla letteratura e alle testimonianze. Tra gli appuntamenti principali, il reading musicale “La parola negata: Donne che leggono Donne”, curato da Mariarosaria Sciglitano, con voci provenienti da diversi Paesi per rompere simbolicamente il silenzio imposto a molte autrici.
Spazio anche alla riflessione storica e culturale con la presentazione incrociata dei libri di Mirella Armiero e Vincenza Alfano, dedicati rispettivamente a Maria Bakunin e Guerriera Guerrieri, figure femminili a lungo marginalizzate.
Tra i momenti più attesi, la presentazione di “Burqa Queen” da parte di Barbara Schiavulli, un racconto intenso sulle vite di donne afghane sotto il regime talebano, e gli interventi di giornalisti come Stefano Corradino, che intrecciano cronaca e narrazione musicale.
La giornata conclusiva sarà dedicata ai diritti delle donne in Italia, con focus su casi emblematici come quello di Matilde Sorrentino, madre uccisa per aver denunciato abusi.
Ampio spazio sarà riservato anche al ruolo del linguaggio giornalistico nella narrazione della violenza di genere, con interventi di esperti e professionisti dell’informazione, tra cui Graziella Di Mambro e Titty Improta, impegnate nella promozione di una comunicazione più consapevole e rispettosa.
Il festival si chiuderà con una riflessione sul valore della cultura come presidio civile, anche attraverso la testimonianza di Mirella La Magna, fondatrice del GRIDAS di Scampia, realtà simbolo di resistenza culturale e impegno sociale.
«Oggi più che mai – ha dichiarato Désirée Klain – questo festival non può essere un semplice momento celebrativo, ma un atto di resistenza». Un’affermazione che sintetizza il senso profondo di “Imbavagliati”: difendere la libertà di stampa come pilastro della democrazia, in un’epoca in cui – tra guerre, censure e pressioni politiche – il diritto di informare e di essere informati appare sempre più fragile.
In questo scenario, Napoli diventa ancora una volta crocevia di voci, storie e battaglie civili, rilanciando un messaggio chiaro: quando la parola viene negata, è la libertà di tutti a essere in pericolo.