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L’arte di Antonella Raio per il Premio Amato Lamberti 2023

  • Maria Nocerino
  • Agosto 3, 2023
  • 5:05 pm
  • Premio Lamberti, Senza categoria

L’arte per illuminare quello che normalmente è in silenzio. È questo il concetto di arte per Antonella Raio, tra gli artisti napoletani – coordinati dalla giornalista e curatrice d’arte Paola De Ciuceis – che hanno deciso di donare la loro opera alla decima edizione del Premio Amato Lamberti per la Responsabilità Sociale organizzato dal gruppo Gesco e dall’associazione Jonathan onlus, con la media partnership di Napoliclick.

Per la visual artist e docente «l’arte è una vera e propria presa di responsabilità». «Nel momento in cui crea un’opera, l’artista pone se stesso in relazione all’altro. Perciò, possiamo dire che l’arte ha proprio il compito di aiutare il mondo a cambiare».

Antonella Raio mette, dunque, con grande generosità ma anche consapevolezza, la sua arte a disposizione dell’iniziativa – prima del genere nel Mezzogiorno d’Italia – nata per promuovere, attraverso esempi concreti, il valore della responsabilità sociale, premiando persone e rappresentanti di associazioni, enti, imprese che si siano distinti per il coraggio, la tenacia, la perseveranza e lo spirito di sacrificio e per il loro agire solidale.

La cerimonia conclusiva dell’edizione 2023, patrocinata da Regione Campania, Comune di Napoli, Federazione Nazionale Stampa Italiana e Ordine dei giornalisti della Campania, si terrà presso la Sala delle Feste del Museo di Capodimonte a Napoli sabato 16 settembre 2023 a partire dalle ore 19. 

L’opera: la genuflessione, in cui l’uomo cede il proprio ego per l’altro

L’opera firmata da Antonella Raio si chiama “Genuflessione”, si tratta di una statuina in porcellana e resina che rappresenta un uomo genuflesso: fa parte di una scultura più generale della lunghezza di nove metri ma soprattutto è il frutto di una lunga ricerca artistica.

Il genuflesso, insieme a sigilli e timbri che hanno un loro ruolo specifico, rientra in un’azione collettiva, progetto più complessivo che l’artista partenopea porta in giro per l’Italia ormai da qualche anno.

L’artista ha invitato amici (artisti, scrittori, giornalisti) a scrivere il loro pensiero sulla genuflessione e, grazie a timbri ad inchiostro, ha impresso questi scritti su bollettini postali – di quelli che si trovano in posta e che devono restare al contribuente per 5 anni per dimostrare che li ha pagati – che ha poi disseminato per Napoli ed altre città.

«In questo modo – spiega Raio – chiunque abbia in sorte il bollettino con il timbro, per 5 anni diventa un collezionista d’arte inconsapevole ed entra a far parte di una comunità».

Lungi dall’avere un significato negativo, come si potrebbe pensare nella “società dell’ego”, genuflettersi non è sinonimo di piegarsi ma di arrivare a toccare terra, entrare in contatto con ciò che ci sostiene. «Tutti quanti noi per essere struttura sociale dobbiamo fare dei riti di perdita di noi stessi per andare incontro all’altro – sottolinea l’artista – Nelle più antiche civiltà, ci si inchinava per abbandonare il proprio l’ego in favore dell’altro. Io ho studiato come le diverse strutture sociali si sono relazionate a questo rito».

L’artista: l’arte permette di porre l’attenzione sull’altro

Dice di sé Antonella Raio: «L’arte mi permette di porre l’attenzione sull’altro, illuminando quello che normalmente è in silenzio. L’uso della tecnologia per me non è un fine, ma un mezzo che non sovrasta l’opera, ma che le offre possibilità altre.  Ogni mia scultura nasce da un’azione performativa, che ha come scopo l’avvicinamento all’altro. Prima d’iniziare un lavoro cerco di analizzare alcuni aspetti della vita delle persone che vorrei mettere in luce con le mie sculture. Negli ultimi anni la mia ricerca artistica ha trovato nella natura, non solo concept sperimentali ma anche il materiale stesso delle mie sculture».

La visual artist ora sta lavorando a una mostra per l’educazione museale (legata a un workshop coordinato dalla docente Carla Langella della facoltà  di Design dell’università Federico II) sul rapporto uomo-natura, che dovrebbe inaugurare il prossimo 27 ottobre alla Fondazione Morra Greco, per la quale sta lavorando su un albero.

Maggiori informazioni qui: www.antonellaraio.com

Larte di Antonella Raio per il Premio Amato Lamberti 2023 1

Immagine di Maria Nocerino

Maria Nocerino

Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.
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Il principe e la ragazzina, Marilù Simoneschi e il memoriale della moglie di Totò

Totò e Diana, la verità sulla storia d’amore con la donna che ispirò “Malafemmena”. A quasi 60 anni dalla morte del grande artista, Marilù Simoneschi racconta il Totò lontano dalle luci del palcoscenico nel romanzo-verità Il principe e la ragazzina, pubblicato da Marlin Editore con uno scritto di Giancarlo Governi.  Il libro sarà presentato in anteprima al Campania Libri Festival a Palazzo Reale (sala conferenze Sciurella al primo piano) a Napoli domenica 4 ottobre alle ore 12. Con l’autrice Marilù Simoneschi interverranno: l’editore Sante Avagliano e il giornalista e critico cinematografico Antonio Fiore. Le letture saranno affidate alla giornalista e attrice Roberta D’Agostino. Modera Ida Palisi.  Al centro della storia c’è la testimonianza di Diana Bandini Rogliani, moglie di Totò (scomparsa nel 2006) e madre di Liliana De Curtis. Diana affidò a Marilù Simoneschi un racconto-memoriale della propria vita accanto all’artista, autorizzandone la pubblicazione. A partire da quella testimonianza, l’autrice ricostruisce un ritratto privato del «principe della risata»: l’uomo, il marito e l’amante, con le sue passioni, le fragilità, le contraddizioni e gli eccessi.  Una storia che arriva fino agli ultimi giorni di vita di Totò e che contiene un episodio rimasto finora sconosciuto, destinato a gettare una nuova luce sul rapporto tra l’artista e Diana e sulle sue volontà in fin di vita.  Con discrezione e rispetto per la voce di Diana, Simoneschi accompagna il lettore nella dimensione privata dell’artista: il rapporto con la madre e con il padre ritrovato in età adulta, l’attenzione verso la povera gente, l’amore per gli animali e in particolare per i cani, le paure legate alla minaccia fascista e le fughe, fino agli altri grandi amori della sua vita, compreso quello con Silvana Pampanini, che contribuì alla fine del matrimonio con Diana.  Al centro del libro resta però la lunga e tormentata relazione tra Totò e Diana: un amore fatto di passione, tradimenti, separazioni e riconciliazioni, segnato dalla nascita della figlia Liliana e destinato a lasciare una traccia profonda nella vita di entrambi.  UN MEMORIALE RIMASTO PRIVATO  «Ho incontrato Diana Bandini Rogliani nel lontano 1989, dopo averla convinta, con la collaborazione della figlia Liliana De Curtis, a registrare un racconto-memoriale». Così Marilù Simoneschi ricorda l’inizio del lungo lavoro che ha portato alla nascita del libro. «Diana aveva allora 73 anni, ma era ancora una bellissima signora, di quell’eleganza discreta fatta di abiti di buona fattura, capelli in ordine, profumo lieve e perdurante. Ma soprattutto mi colpì la sua lucida intelligenza, la precisione degli elementi del racconto e la sua fiducia nel farmi partecipe di ricordi per lei preziosissimi. E di particolari inediti e a dir poco strabilianti, inerenti alla sua intensa storia d’amore con il Principe della risata». Gli incontri proseguirono per quasi un mese. «Più volte l’ho vista piangere, molto presa emotivamente dai momenti salienti di quel racconto. Di una cosa sono certa: Totò è stato per moltissimi anni, e anche al di là della sua effettiva presenza, il suo credo, la sua ragione di vita. E che in fondo lei ne è stata ricambiata in egual misura».  Proprio nelle ultime pagine del memoriale emerge un particolare legato agli ultimi giorni di vita di Totò, rimasto sconosciuto ai più e destinato, secondo l’autrice, a modificare la lettura della loro storia.  LE PAROLE DI GIANCARLO GOVERNI  Secondo Giancarlo Governi, autore, giornalista e storico divulgatore della figura di Totò (basti ricordare il celebre programma “Pianeta Totò”), il memoriale di Diana Rogliani rappresenta una testimonianza particolarmente significativa per ricostruire la vicenda privata dell’artista. «Solo oggi, attraverso il libro di Marilù Simoneschi, ho finalmente appreso quella che sembra la versione più attendibile, poiché dettata dalla viva voce di Diana Rogliani, in un memoriale esclusivo in cui, per la prima volta, ha aperto il cuore, svelando eventi e segreti mai resi noti in precedenza. Finalmente, attraverso questa lunga e accorata confessione, si sgombra il campo da tante false narrazioni sulla loro lunga e intricata storia d’amore, molto simile a un romanzo, ma in verità drammatica, sofferta e densa di ogni sentimento sincero».  IL LIBRO  Il romanzo-verità, costruito a partire dalla lunga intervista di Marilù Simoneschi a Diana Rogliani e narrato in prima persona attraverso la sua voce, prende avvio dall’incontro tra Totò e la giovanissima Diana, avvenuto a Firenze nell’agosto del 1931, al teatro «Le follie estive».  Totò, allora trentatreenne e già all’apice della notorietà, rimase colpito dalla bellezza della quindicenne Diana. In lei riconobbe l’ideale femminile che aveva inseguito fin da ragazzo, quando, ancora povero e senza padre, era rimasto affascinato dal volto di una giovane donna raffigurato su un manifesto pubblicitario affisso sui tram di Napoli, una ragazza che presentava una forte somiglianza con Diana.  Nonostante la differenza d’età e le convenzioni sociali dell’epoca, tra i due nacque una passione immediata. Totò dichiarò di voler sposare Diana, incontrando l’opposizione della famiglia. Determinata a seguirlo, la ragazza fuggì in segreto dal collegio Demidoff di Firenze, dove studiava, prese un treno per Roma e raggiunse Totò.  La fuga provocò una denuncia da parte della futura suocera per sottrazione di minore e segnò l’inizio di una relazione attraversata da passioni, eccessi, tradimenti, separazioni e ritorni. Dalla loro unione nacque Liliana, ma il matrimonio fu segnato anche da altre relazioni, tra cui quella di Totò con Silvana Pampanini, fino alla rottura definitiva.  Il libro arriva agli ultimi giorni di vita dell’artista e svela un segreto che Diana Rogliani non aveva mai raccontato prima: un episodio avvenuto pochi giorni prima della morte di Totò, nel 1967, che getta una nuova luce sulla figura dell’attore e sulla storia d’amore tra i due.  L’AUTRICE  Marilù Simoneschi vive e lavora a Roma. Giornalista, ha collaborato con i principali settimanali italiani, tra cui Gente e Oggi, intervistando protagonisti del cinema, della televisione, dello spettacolo e della politica.  Con Lino Zani ha pubblicato Era santo, era uomo. Il volto privato di papa Wojtyla (Mondadori, 2014), dedicato alla dimensione privata e alla vita in montagna di Giovanni Paolo II. Dal libro è stato tratto l’omonimo film. L’opera ha ottenuto un significativo successo editoriale ed è stata tradotta in diverse lingue.  ...
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