Dal 7 al 10 maggio 2026 la Sala Assoli Moscato ospita La macchia, lo spettacolo scritto e diretto da Fabio Pisano, con in scena Francesca Borriero, Emanuele Valenti e Michelangelo Dalisi. Una produzione Liberaimago, realizzata con il supporto del Teatro Area Nord.
La macchia è un thriller relazionale che affonda le radici nella quotidianità più riconoscibile, trasformando un evento minimo in una frattura profonda. Tutto nasce da una perdita d’acqua: una macchia sul soffitto, una richiesta legittima, un tentativo di dialogo. Ma è proprio in questo spazio apparentemente banale che si aprono crepe ben più ampie, dove tensioni sociali e fragilità umane emergono con forza.
La vicenda prende forma quando un giovane, che vive al piano terra di una palazzina di periferia, bussa alla porta dei vicini del piano di sopra per segnalare un’infiltrazione proveniente dal loro bagno. Ad accoglierlo è una coppia sposata. L’uomo, impiegato alla frontiera, è profondamente convinto della propria integrità morale: ha sempre rispettato le regole, senza compromessi. Eppure, quella che dovrebbe essere una semplice conversazione si trasforma rapidamente in uno scontro sempre più serrato. Il dialogo si incrina, le posizioni si irrigidiscono, e il confine tra interno domestico e frontiera simbolica diventa sempre più sottile.
Al centro dello spettacolo c’è proprio l’impossibilità dell’ascolto. Come sottolinea lo stesso Pisano, La macchia nasce da una chiusura: da uno sguardo che si fissa e non si lascia più modificare. Non c’è consolazione, né possibilità di mediazione. L’altro resta irrimediabilmente altro, intrappolato in un’identità che gli viene attribuita e da cui non può più liberarsi.
Il lavoro si inserisce nel percorso di ricerca di Pisano, autore e regista formatosi con figure di rilievo della scena internazionale e già riconosciuto con premi importanti come l’Hystrio, il Salvatore Quasimodo e il Fersen. I suoi testi hanno attraversato palcoscenici significativi in Italia e all’estero, confermando una scrittura capace di coniugare tensione drammatica e profondità tematica.
Non a caso, il testo de La macchia ha già ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Nuovesensibilità 2.0 e il Premio Words Beyond – Translating Borders, oltre alla pubblicazione su riviste e raccolte dedicate alla nuova drammaturgia contemporanea. Un percorso che testimonia la forza e l’attualità di un’opera capace di interrogare il presente.
Con una durata di 65 minuti e un impianto scenico essenziale ma incisivo, lo spettacolo si muove in equilibrio tra realismo e tensione simbolica, sostenuto da un cast compatto e da una regia che lavora sulle crepe del linguaggio e sulle distorsioni della comunicazione.
La macchia non è solo una storia, ma un dispositivo teatrale che mette lo spettatore davanti a una domanda scomoda: cosa accade quando smettiamo davvero di ascoltarci? E quanto basta perché una semplice macchia diventi qualcosa di molto più profondo e irreparabile?