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La storia della piccola Diana: a lei è dedicata l’associazione Gli Unicorni di Diana

  • Donatella Alonzi
  • Agosto 9, 2024
  • 10:39 am
  • Storie

Trasformare il dolore più grande in speranza, per se stessi e per gli altri. È quello che hanno fatto Rossella Prezioso e Michele Bisceglia dopo la morte della loro piccola Diana, ad appena sei anni, a causa di un’aplasia midollare severa, mentre era in attesa del trapianto di midollo osseo.

 «L’amore che ci ha lasciato nostra figlia – spiega la mamma – è riuscito a non far incattivire i nostri cuori. Avevamo un gran bisogno di dare ancora voce ai suoi occhi e al suo sorriso».

Rossella, ci racconta la storia di Diana?

È iniziato tutto a ottobre del 2018. Diana aveva 5 anni e frequentava un corso di equitazione. Ricordo che in quel periodo non riusciva a gestire la stanchezza e mangiava anche poco. All’inizio non diedi peso a questa situazione, ma dopo qualche tempo le comparvero dei lividi strani sulla colonna vertebrale e poi delle piccole macchie intorno all’occhio, le cosiddette petecchie. Preoccupati, io e mio marito decidemmo di portarla dal pediatra.

Che cosa vi disse il medico?

Ci mandò con urgenza al pronto soccorso del Santobono e già dai primi prelievi emerse una situazione molto grave perché i valori erano tutti bassi. In particolare, l’emoglobina era scesa a 6, quindi le fecero subito una trasfusione e la trasferirono nel padiglione oncologico.

Quale fu la diagnosi?

Diana si era ammalata di aplasia midollare severa e quindi aveva bisogno di un trapianto di midollo osseo. Dopo qualche indagine io e mio marito decidemmo di tentare l’immunoterapia, così a novembre di quello stesso anno Diana fu ricoverata al Bambin Gesù di Roma. Purtroppo dopo quattro mesi di terapia non ci furono miglioramenti, così iniziammo la ricerca di un donatore di midollo osseo. Intanto Diana veniva mantenuta in vita con trasfusioni di sangue e piastrine e una serie di antibiotici che aiutavano a evitare attacchi di batteri e virus.   

E fu trovato un donatore?

Sì, a giugno del 2019. Era un donatore compatibile al 100 per cento, ma purtroppo dopo la terza chiamata rifiutò la donazione.

Che cosa avete fatto dopo questo rifiuto?

A luglio Diana iniziò ad avere la febbre, quindi decidemmo il ricovero. In poco tempo fu riscontrato che il suo polmone presentava un principio di polmonite. La situazione precipitò e Diana il 19 agosto ebbe un infarto, così fu intubata in terapia intensiva. Dopo una settimana decidemmo con tutti i primari che la stavano seguendo di asportare il polmone malato. L’operazione andò bene, ma la malattia non diede tregua: il cuore debole di nostra figlia cedette la domenica dell’8 settembre. Purtroppo non riuscimmo a donare neanche gli occhi, a causa delle varie infezioni che erano comparse.

Come siete riusciti a rialzarvi e ad andare avanti?

L’amore che ci ha lasciato Diana è riuscito a non far incattivire i nostri cuori. Avevamo bisogno di dare voce ancora ai suoi occhi e al suo sorriso. Tornati da Roma, in pieno periodo Covid, maturammo la sua assenza nel modo peggiore, ma eravamo consapevoli che nulla l’avrebbe portata più da noi. Tantissime persone ci contattavano per avere informazioni su come gestire la malattia: questo ci ha spinto a non chiuderci, a restare uniti per aiutare chi si trovava nelle condizioni che purtroppo noi avevamo vissuto in prima persona. Così cercammo di sensibilizzare sul tema attraverso tv locali e la pagina Facebook che creammo. Poi una cara amica che lavora al Pascale ci mise in contatto con la dottoressa Maria Rosaria Focaccio, responsabile della divulgazione e sensibilizzazione sulla donazione degli organi, tessuti e cellule presso la regione Campania. Ricordo che fummo accolti in un caldo abbraccio di comprensione e fu data voce al nostro bisogno di riscatto. Un bisogno di riscatto che era solo quello di raccontare la nostra storia, rendendo consapevoli i futuri donatori di midollo osseo. Così, il 30 febbraio 2022 è nata la nostra associazione “Gli Unicorni di Diana”.

Perché gli Unicorni?

Perché Diana adorava i cavalli e gli unicorni erano diventati il suo portafortuna in ospedale. L’unicorno è un animale mitologico, con un animo divino che unisce cielo e terra, un cavallo con le ali. Il cavallo in sé ha un animo gentile estremamente sensibile verso l’essere umano, e stranamente tutto coincide con il nome di mia figlia: la dea Diana descritta come protettrice dei boschi, veniva indicata come la cacciatrice che difendeva gli animali.

Che bambina era Diana?

Era una bambina molto allegra, amava gli animali e adorava stare in nostra compagnia, soprattutto insieme con sua sorella Giulia. Il suo desiderio non era diventare un fantino ma un veterinario per i cavalli. Era troppo matura e molto precoce per la sua età. Diana era molto sensibile ma anche nervosa, con un carattere fortissimo. Non le si poteva nascondere nulla, perciò è stato ancora più difficile gestire tutta la situazione.

Rossella, lei ha sperimentato in prima persona che la donazione di midollo osseo può salvare una vita. Purtroppo, però, si dona ancora poco. Perché secondo lei?

Perché non c’è molta divulgazione, e spesso c’è cattiva informazione. Credo che in uno Stato civile come il nostro debbano essere istituiti dei corsi informativi nelle scuole per spiegare agli studenti, sin da piccoli, che cosa vuol dire altruismo, che cosa significa pensare al prossimo. Bisognerebbe far capire loro che il mondo può migliorare con semplici gesti in cui ognuno può diventare la cura per un altro essere umano, donando una piccola parte di sé.

Per info clicca qui: Gli Unicorni di Diana

Immagine di Donatella Alonzi

Donatella Alonzi

Giornalista professionista e videomaker. Animalista convinta, mamma di Lucia e di Bella, la sua buffa cagnolina.
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Il principe e la ragazzina, Marilù Simoneschi e il memoriale della moglie di Totò

Totò e Diana, la verità sulla storia d’amore con la donna che ispirò “Malafemmena”. A quasi 60 anni dalla morte del grande artista, Marilù Simoneschi racconta il Totò lontano dalle luci del palcoscenico nel romanzo-verità Il principe e la ragazzina, pubblicato da Marlin Editore con uno scritto di Giancarlo Governi.  Il libro sarà presentato in anteprima al Campania Libri Festival a Palazzo Reale (sala conferenze Sciurella al primo piano) a Napoli domenica 4 ottobre alle ore 12. Con l’autrice Marilù Simoneschi interverranno: l’editore Sante Avagliano e il giornalista e critico cinematografico Antonio Fiore. Le letture saranno affidate alla giornalista e attrice Roberta D’Agostino. Modera Ida Palisi.  Al centro della storia c’è la testimonianza di Diana Bandini Rogliani, moglie di Totò (scomparsa nel 2006) e madre di Liliana De Curtis. Diana affidò a Marilù Simoneschi un racconto-memoriale della propria vita accanto all’artista, autorizzandone la pubblicazione. A partire da quella testimonianza, l’autrice ricostruisce un ritratto privato del «principe della risata»: l’uomo, il marito e l’amante, con le sue passioni, le fragilità, le contraddizioni e gli eccessi.  Una storia che arriva fino agli ultimi giorni di vita di Totò e che contiene un episodio rimasto finora sconosciuto, destinato a gettare una nuova luce sul rapporto tra l’artista e Diana e sulle sue volontà in fin di vita.  Con discrezione e rispetto per la voce di Diana, Simoneschi accompagna il lettore nella dimensione privata dell’artista: il rapporto con la madre e con il padre ritrovato in età adulta, l’attenzione verso la povera gente, l’amore per gli animali e in particolare per i cani, le paure legate alla minaccia fascista e le fughe, fino agli altri grandi amori della sua vita, compreso quello con Silvana Pampanini, che contribuì alla fine del matrimonio con Diana.  Al centro del libro resta però la lunga e tormentata relazione tra Totò e Diana: un amore fatto di passione, tradimenti, separazioni e riconciliazioni, segnato dalla nascita della figlia Liliana e destinato a lasciare una traccia profonda nella vita di entrambi.  UN MEMORIALE RIMASTO PRIVATO  «Ho incontrato Diana Bandini Rogliani nel lontano 1989, dopo averla convinta, con la collaborazione della figlia Liliana De Curtis, a registrare un racconto-memoriale». Così Marilù Simoneschi ricorda l’inizio del lungo lavoro che ha portato alla nascita del libro. «Diana aveva allora 73 anni, ma era ancora una bellissima signora, di quell’eleganza discreta fatta di abiti di buona fattura, capelli in ordine, profumo lieve e perdurante. Ma soprattutto mi colpì la sua lucida intelligenza, la precisione degli elementi del racconto e la sua fiducia nel farmi partecipe di ricordi per lei preziosissimi. E di particolari inediti e a dir poco strabilianti, inerenti alla sua intensa storia d’amore con il Principe della risata». Gli incontri proseguirono per quasi un mese. «Più volte l’ho vista piangere, molto presa emotivamente dai momenti salienti di quel racconto. Di una cosa sono certa: Totò è stato per moltissimi anni, e anche al di là della sua effettiva presenza, il suo credo, la sua ragione di vita. E che in fondo lei ne è stata ricambiata in egual misura».  Proprio nelle ultime pagine del memoriale emerge un particolare legato agli ultimi giorni di vita di Totò, rimasto sconosciuto ai più e destinato, secondo l’autrice, a modificare la lettura della loro storia.  LE PAROLE DI GIANCARLO GOVERNI  Secondo Giancarlo Governi, autore, giornalista e storico divulgatore della figura di Totò (basti ricordare il celebre programma “Pianeta Totò”), il memoriale di Diana Rogliani rappresenta una testimonianza particolarmente significativa per ricostruire la vicenda privata dell’artista. «Solo oggi, attraverso il libro di Marilù Simoneschi, ho finalmente appreso quella che sembra la versione più attendibile, poiché dettata dalla viva voce di Diana Rogliani, in un memoriale esclusivo in cui, per la prima volta, ha aperto il cuore, svelando eventi e segreti mai resi noti in precedenza. Finalmente, attraverso questa lunga e accorata confessione, si sgombra il campo da tante false narrazioni sulla loro lunga e intricata storia d’amore, molto simile a un romanzo, ma in verità drammatica, sofferta e densa di ogni sentimento sincero».  IL LIBRO  Il romanzo-verità, costruito a partire dalla lunga intervista di Marilù Simoneschi a Diana Rogliani e narrato in prima persona attraverso la sua voce, prende avvio dall’incontro tra Totò e la giovanissima Diana, avvenuto a Firenze nell’agosto del 1931, al teatro «Le follie estive».  Totò, allora trentatreenne e già all’apice della notorietà, rimase colpito dalla bellezza della quindicenne Diana. In lei riconobbe l’ideale femminile che aveva inseguito fin da ragazzo, quando, ancora povero e senza padre, era rimasto affascinato dal volto di una giovane donna raffigurato su un manifesto pubblicitario affisso sui tram di Napoli, una ragazza che presentava una forte somiglianza con Diana.  Nonostante la differenza d’età e le convenzioni sociali dell’epoca, tra i due nacque una passione immediata. Totò dichiarò di voler sposare Diana, incontrando l’opposizione della famiglia. Determinata a seguirlo, la ragazza fuggì in segreto dal collegio Demidoff di Firenze, dove studiava, prese un treno per Roma e raggiunse Totò.  La fuga provocò una denuncia da parte della futura suocera per sottrazione di minore e segnò l’inizio di una relazione attraversata da passioni, eccessi, tradimenti, separazioni e ritorni. Dalla loro unione nacque Liliana, ma il matrimonio fu segnato anche da altre relazioni, tra cui quella di Totò con Silvana Pampanini, fino alla rottura definitiva.  Il libro arriva agli ultimi giorni di vita dell’artista e svela un segreto che Diana Rogliani non aveva mai raccontato prima: un episodio avvenuto pochi giorni prima della morte di Totò, nel 1967, che getta una nuova luce sulla figura dell’attore e sulla storia d’amore tra i due.  L’AUTRICE  Marilù Simoneschi vive e lavora a Roma. Giornalista, ha collaborato con i principali settimanali italiani, tra cui Gente e Oggi, intervistando protagonisti del cinema, della televisione, dello spettacolo e della politica.  Con Lino Zani ha pubblicato Era santo, era uomo. Il volto privato di papa Wojtyla (Mondadori, 2014), dedicato alla dimensione privata e alla vita in montagna di Giovanni Paolo II. Dal libro è stato tratto l’omonimo film. L’opera ha ottenuto un significativo successo editoriale ed è stata tradotta in diverse lingue.  ...
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