Napoli si conferma ancora una volta la capitale indiscussa del gusto e dell’accoglienza grazie allo straordinario successo di Mimì alla Ferrovia, eletta Migliore Trattoria d’Italia 2027 dalla prestigiosa guida 50 Top Italy.
Situato nello storico locale di Via Alfonso d’Aragona, Mimì alla Ferrovia rappresenta da ben ottant’anni un punto di riferimento insostituibile per i cittadini, per i turisti di tutto il mondo e per le innumerevoli celebrità che negli anni hanno affollato le sue sale.
Il segreto di questo importante primato risiede nella capacità di rinnovarsi costantemente senza mai smarrire le proprie radici.
Sotto la guida dello chef Sasà, il menu della trattoria riesce infatti a far dialogare meravigliosamente la grande tradizione napoletana con le suggestioni della cucina contemporanea.
Accanto a pilastri intramontabili come l’immancabile puparuolo ‘mbuttunato, la parmigiana di melanzane, le candele alla genovese e la pasta mista con patate, provola e guanciale, trovano spazio creazioni moderne e originali come il taco bao con stracotto di manzo alla genovese e salsa caesar o la tartare di gamberi rossi con salsa allo yogurt e gel al mandarino.
L’amore per il territorio e per le proprie radici si riflette anche nelle proposte di cantina, dove spiccano le etichette Lilina e Flora, dedicate con affetto alle mogli di Michele senior e Michele junior e mamme di Salvatore e Ida Giugliano.
Oggi la seconda e la terza generazione della famiglia Giugliano continuano a portare avanti con passione l’eredità morale lasciata dai fondatori Emilio e Ida, che affidarono ai posteri l’impegno di offrire a chiunque entri i sapori migliori che si possano mettere in un piatto e l’accoglienza più calda che si possa lasciare nell’animo.
Questo ennesimo traguardo è stato accolto con grande entusiasmo anche dalle istituzioni cittadine: l’Assessora al Turismo di Napoli, Teresa Armato, ha sottolineato come Mimì alla Ferrovia sia una vera e propria icona nel mondo, capace di celebrare l’eccellenza della cucina partenopea e di scrivere una pagina fondamentale della storia dell’ospitalità napoletana.