Lunedì, 15 Luglio 2024

Recensioni

Consegne: un viaggio alla ricerca dell’essenziale

Cosa è essenziale? Una pizza a domicilio? Una cena completa portata direttamente sotto al palazzo? O uno sguardo? Nel geniale e splendido Consegne // una performance da coprifuoco, spettacolo a cura del CollettivolunAzione, la superba Cecilia Lupoli attrice/Ryder vi condurrà in un viaggio interiore tra le luci e le ombre di questo anno paradossale e del vostro passato. 

Arriva in motorino direttamente a casa vostra Consegne // una performance da coprifuoco, spettacolo a cura del CollettivolunAzione perché durante la quarantena gli unici a cui è concesso sfrecciare per le strade sono i rider. A Napoli fino a gennaio dopo aver debuttato a Bologna lo scorso novembre con la firma della compagnia Kepler-452, il percorso-performance site specific vede in sella Cecilia Lupoli, nel ruolo di attrice/rider. L’adattamento per Napoli è a cura di Eduardo Di Pietro, l’organizzazione di Martina Di Leva e il coordinamento tecnico di Tommaso Vitiello.

Un corriere, nella fattispecie una corriera, si sposta nella città, per effettuare la sua consegna: sulle spalle ha un cubo colorato, corre nel vento e nella pioggia, attraversando la notte desolata. Lo spettatore – o più spettatori che abitano allo stesso indirizzo – segue sulla piattaforma Zoom il percorso-performance della consegna, che conduce il rider a bussare proprio alla sua porta, per un incontro finale.

Cibarsi è un bene necessario. Preparare e offrire cibo è un atto d’amore. Ma quanto amore c’è in un solitario e asettico pasto a domicilio? In fondo il rider è una presenza ignota e distante che ha il solo ruolo di consegnare il cibo.

Invece per chi ha vissuto da solo la quarantena, per chi è stato privato dell’affetto dei parenti e degli amici, quanto vale un abbraccio mancato, uno sguardo di intesa che non ci si è potuti scambiare? Quanto vale dirsi: “ci sono”? E perché la distanza fisica necessaria a salvaguardare la salute si chiama “distanza sociale”?

E quanto vale uno spettacolo a teatro, un film a cinema se teatro e cinema sono chiusi? Più o meno di un giro in un centro commerciale che invece è aperto?

Dunque, cosa è veramente essenziale? E cosa vorremmo trovare dentro la box del rider?

Questi interrogativi e soprattutto le emozioni sottese ad esse ti catturano per i 45 minuti esilaranti di questo spettacolo interattivo. L’attore si trasforma in un corriere a tutti gli effetti per effettuare delle consegne, in un rapporto di intimità, esclusività, confidenza con il destinatario. Per tutta la durata del viaggio attraverso la città deserta, l’attore travestito da rider e lo spettatore travestito da destinatario si incontrano nel dialogo e nel silenzio, ed empatizzano perché entrambi sono abitanti della città e di questo paradossale momento storico. Sono umani alla ricerca di una riumanizzazione.

In una sera solitaria di metà dicembre anche io sono stata destinataria di questo magico spettacolo che è per ognuno diverso.

Consegne Cecilia Lupoli 3

La rider attrice Cecilia per un tempo sospeso dal vuoto inquieto che stiamo vivendo tutti, con i suoi profondi, espressivi e sorridenti occhi scuri è specchio e abbraccio, è infanzia e sogno, è nostalgia e speranza.

Il piccolo viaggio che compiamo insieme a lei ci fa vedere la nostra città con altri occhi, è un percorso nel tempo oltre che nello spazio di questo anno che si sta chiudendo al buio di un ormai innominabile Covid, in cui i momenti di luce risplendono come stelle e ci danno il senso di ciò che è essenziale e per questo vanno conservati come pietre preziose. Consegne può essere, se volete, uno di questi momenti. Lo è la sorpresa del citofono che suona e va all’unisono con la cadenza del cuore bambino.

L’attrice rider al termine della performance consegna anche una sorpresa mangereccia offerta dal pastificio artigianale Leonessa. Ma in fondo lascia molto di più: un pezzo di tempo memorabile che dice senza dirlo quanto l’arte è essenziale alla gioia e quindi alla vita.

Ovviamente non svelerò nei dettagli cosa accade in “Consegne” ma posso consigliarvi assolutamente di regalarvi e regalare questa scorpacciata di emozioni.

L’attrice, Cecilia, è bravissima e soprattutto vera, calda, viva. Solo una persona, oltre che un’artista, con un mondo interiore così variegato e profondo- come immagino sia il suo - avrebbe potuto interpretare questo delicato ruolo.

Lo spettacolo del Collettivo Lunazione è costruito ad arte nei minimi dettagli tecnici e artistici, con un ritmo perfetto, inoltre cuce l’interazione con il destinatario in base al “vestito” del destinatario stesso, il che poi sottintende anche una grande capacità di improvvisazione di Cecilia Lupoli.

Prima dello spettacolo un tecnico si sintonizza su zoom con voi per settare le impostazioni e spiegarvi come utilizzare la video chat al meglio e come comportarvi durante lo spettacolo cosi che possiate godere a pieno dello spettacolo.

Il Collettivo lunAzione ha sposato l’idea di Kepler-452 e l’ha riproposta a Napoli in reazione a un momento storico che vede i teatri chiusi e gli artisti privati della possibilità di incontro con il pubblico. Come spiega Eduardo Di Pietro “Il progetto, così interessante e genuino, ci ha fulminato. Ci siamo messi al lavoro con una certa urgenza, pensando al momento in cui saremmo scesi in strada per il pubblico partenopeo. Consegne è uno schiaffo al presente, con tutti i vincoli e le difficoltà del quotidiano: rispetta i protocolli di sicurezza, ma allevia la solitudine del coprifuoco”.

Il consiglio per lo spettatore è quello di lasciarsi trasportare senza pensare troppo a quello

Un ringraziamento speciale alla giornalista Gabriella Galbiati, ufficio stampa di questo progetto per la grande sensibilità con la quale si occupa e propone sempre lavori di grande intensità artistica.

Il collettivo lunAzione è una compagnia nata a Napoli nel 2014. Nel tempo ha sviluppato il proprio lavoro lungo tre cardini: la produzione teatrale originale, i progetti per le scuole di ogni ordine e grado, e performance site generic. Tra gli obiettivi del gruppo, la promozione e lo studio del teatro, inteso come forma di espressione ad alta funzione sociale, l’agevolazione della riflessione critica e una rigenerazione dell’interesse e della coscienza del pubblico rispetto all’evento teatrale, anche tramite metodi alternativi di comunicazione.

Quando: fino a gennaio 2020 e forse oltre. 

Dove: tra le strade di Napoli e a casa tua.

Costo: biglietto € 15 euro, comprensivo della consegna.

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.– 3349648516

The red lion, ovvero la vita in campo

Tra attacchi, difese e così via, le metafore del calcio sono prese direttamente da quelle della guerra. È un campo minato, un luogo dove si consuma la battaglia della vita in 90 minuti, e che importa che giù sull’erba ci sia un Maradona o la squadra di serie D: ci struggiamo come se in un’ora e mezza si dovesse decidere il nostro destino.

Così anche una squadra dilettantistica come quella messa in scena per la piéce “The Red Lion” (fino al 21 Novembre al Bellini) può appassionare e far riflettere, soprattutto se prende a pretesto la chimera del successo di giovani promesse che sgomitano, spargendo finta ingenuità, per entrare nell’olimpo del professionismo. Dopo il Don Juan in Soho il Bellini propone un altro testo del drammaturgo inglese Patrick Marber, con adattamento Andrej Longo e la regia e la colonna sonora di Marcello Cotugno. Piena di ironia e di amarezza, ogni drammaturgia di Marber del tipico humor British conserva principalmente la capacità di fotografare situazioni con poche battute, senza però liquidarle con un che di definitivo, ma lasciando allo spettatore la libertà – e il compito – di ingoiare il boccone, di elaborare i fatti, di usare il teatro come strumento per riflettere e non solo come occasione per intrattenersi. Qui in scena vediamo tre personaggi, ripresi nell’intimità dello spogliatoio, prima e dopo la partita.

The Red Lion Ph SalvatorePastore S7A1897

Un giovane talento - il bravo Simone Mazzella - che vuole farsi strada ma nasconde un segreto: pur giocando benissimo, ha un ginocchio fuori uso, che va avanti solo a furia di iniezioni di sostanze illecite. Attorno a lui due personaggi che sono l’uno l’opposto dell’altro: un anziano factotum della squadra – magistralmente interpretato da Nello Mascia – a sua volta ex promessa del calcio, che ha vissuto la gloria e il declino del sogno sul campo verde, fino a toccare l’abisso dell’alcol e della strada, ancora animato da buoni sentimenti (almeno in apparenza) e che vuole prendersi cura del ragazzo disinteressatamente. Dall’alto l’allenatore (Andrea Renzi) senza scrupoli, che gli suggerisce di buttarsi a terra in area di rigore, di firmare il contratto solo per venderlo e trarne profitto, che insomma lo considera come una marionetta del Subbuteo più che come una persona.

The Red Lion Ph SalvatorePastore S7A2216

Diviso tra arrivismo e buoni sentimenti, il ragazzo farà a un certo punto una scelta che però non si rivelerà la migliore per lui, e per nessun altro in verità. La pièce, localizzata in una squadra della provincia campana, riesce a trasmetterci con forza l’idea che la perdita dei valori sia la vera tragedia dell’uomo moderno, che si ritrova privo di guide reali, di punti di riferimento esterni tanto forti da risultare invincibili, e la messinscena, così scarna e allo stesso tempo quasi poetica, contrasta con un linguaggio a volte violento, cinico, intriso di avidità e di spietatezza.

Straordinari gli attori in scena e una curiosità: Nello Mascia e Andrea Renzi ricompongono a teatro la coppia calcistica de “L’uomo in più”, il film d’esordio di Paolo Sorrentino.

Fino a domenica 21 novembre al Teatro Bellini 

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