Si dice spesso che Maradona «non si discute, si ama». Eppure, la tendenza tutta umana a voler ridimensionare chi svetta al di sopra di tutti ha finito con il privare il campione argentino dei suoi colori più vividi. Nasce proprio da qui , dalla consapevolezza che l’abbagliante brillantezza del successo cela sempre lati d’ombra , Numero 10, l’opera teatrale firmata da Carolina Fanelli, al debutto il 3 e 4 ottobre sul palco del Teatro Palapartenope di Napoli, prima tappa di una più ampia tournée. Invece di celebrare l’icona inafferrabile, la regista sceglie di spogliare il campione di ogni aura sacra, affidandosi all’imponente patrimonio documentario custodito dal giornalista Marino Bartoletti per farne emergere la dimensione più profonda e vulnerabile.
Lo spettacolo rifiuta i canoni classici del musical per adottare un linguaggio schiettamente cinematografico. La struttura si divide in due blocchi speculari: un primo atto dedicato all’ascesa e ai trionfi sul campo, e un secondo incentrato sull’inesorabile declino. A fare da filo conduttore visivo è la scelta cromatico-scenografica di adoperare tinte spente e opache: un’allegoria visiva della spoliazione dell’anima subita dal Pibe de Oro ad opera dei media e di una piazza che, dopo averlo idolatrato, lo ha abbandonato al suo destino.
In questo impianto scenico, l’impegno degli interpreti si traduce in sfide personali e artistiche di forte impatto. Per l’attore protagonista Erasmo Genzini si tratta del banco di prova più complesso finora affrontato, definendolo come la sfida più difficile della sua carriera artistica. Pur non avendo conosciuto Diego, Genzini racconta di come la sua figura sia sempre stata presente in casa grazie alla venerazione del padre, che lo ha incoraggiato ad accettare un ruolo impegnativo ma formativo. A dare corpo al profondo legame viscerale con la madre, Donna Tota, è Lina Sastri, che descrive come un privilegio poter interpretare questo personaggio. Nel testo, l’attrice esegue brani musicali che si allontanano dalla tradizione partenopea per avvicinarsi alle sonorità argentine, ricordando come Diego fosse un genio spesso osteggiato proprio per aver osato.
A completare il cast principale vi sono Maurizio Casagrande nel ruolo del mister Ottavio Bianchi e Ivan Granatino, a cui è affidata la voce del popolo attraverso il linguaggio del rap. Pur non rappando da tempo, il cantante ha colto immediatamente la sfida, entusiasta di far parte di un progetto di questo livello.
A scandire il ritmo del racconto sono le composizioni originali curate da Phil Mer, capaci di intrecciare le radici musicali di Napoli con quelle dell’Argentina. Il compositore spiega di aver seguito le direttive della regia nel creare una colonna sonora che commenti le scene come in un film, assumendo però un ruolo centrale nei momenti di danza. A causa della complessità degli arrangiamenti, le basi strumentali sono registrate, mentre le parti cantate vengono eseguite rigorosamente dal vivo.
Il momento conclusivo della rappresentazione è affidato allo stesso Marino Bartoletti , storico punto di riferimento e testimone diretto della parabola maradoniana insieme a Gianni Minà. Sarà proprio lui a salire sul palco per un monologo finale teso a riassumere l’essenza dell’uomo Maradona, al di là dell’eredità calcistica. Accolto da un clima di grande attesa già in sede di conferenza stampa di presentazione, Numero 10 si prefigura come un percorso nella memoria collettiva, capace di restituire la verità di un uomo oltre il peso schiacciante della propria leggenda.