C’è una cosa che la televisione italiana ha capito perfettamente: a una certa età non cerchi più programmi nuovi, cerchi quelli vecchi. Possibilmente con la stessa sigla, le stesse luci, gli stessi premi improbabili e, soprattutto, qualcuno che ti faccia sentire di nuovo seduto sul divano di casa, con mammà che cucinava paste e fagioli rossi, quando avevi l’acne giovanile, fuori era buio, a tavola si cenava e la televisione era un appuntamento di famiglia.
Preparatevi, dunque, perché il Natale potrebbe regalarci un viaggio indietro nel tempo. Torna «Ok, il prezzo è giusto!», lo storico game show che ha accompagnato intere generazioni e che ci ha insegnato una cosa fondamentale: riconoscere il prezzo di un frullatore poteva essere molto più emozionante di una finale di Champions League.
Vi ricordate il pubblico che urlava «Cento! Cento! Cento!»? E quella voce rassicurante che, all’ora di cena, presentava aspirapolvere, divani, cucine componibili e oggetti di cui fino a quel momento ignoravamo persino l’esistenza, chiedendoci di indovinarne il prezzo? Ecco, preparatevi a rispolverare quella memoria muscolare. Perché a Cologno Monzese hanno deciso che investire sul passato funziona.
Dopo il fortunato restyling con ascolti record de «La Ruota della Fortuna», Mediaset punta un altro pezzo da novanta della nostalgia televisiva. Secondo le indiscrezioni di Dagospia, Ok il prezzo è giusto dovrebbe tornare in versione natalizia su Canale 5, con Ilary Blasi alla conduzione, pronta a raccogliere un’eredità decisamente ingombrante.
Ma prima di capire cosa ne sarà della nuova edizione, facciamo un piccolo esercizio di memoria. Perché «Ok, il prezzo è giusto!» non era soltanto un programma televisivo. Era un rito domestico.
Il format, importato dagli Stati Uniti, debuttò in Italia il 21 dicembre 1983. A presentarlo inizialmente fu Gigi Sabani, ma il volto che sarebbe rimasto scolpito nell’immaginario collettivo è stato inevitabilmente quello di Iva Zanicchi, l’Aquila di Ligonchio, che per anni ha accompagnato le nostre serate con il suo entusiasmo contagioso e i capelli laccatti con la Jannetta
C’erano le vetrine da conquistare, i premi da indovinare, la ruota gigantesca da far girare e le concorrenti che cercavano di azzeccare il prezzo di una lavatrice come se ne andasse della loro vita. C’erano le vallette, tra cui Ana Laura Ribas e Nadia Bengala che poi hanno fatto carriera nei reality, incaricate di mostrare al pubblico i premi in palio. E poi c’era quella formula magica, «Apriti, sesamo!», che introduceva il momento delle vetrine.
Ma il vero capolavoro era il fatto che bastava che un concorrente si avvicinasse alla ruota e partiva il coro: «Cento! Cento! Cento!». Altro che stadi, concerti e manifestazioni di piazza. Lì si consumava una delle più grandi prove di partecipazione popolare della storia della televisione italiana.
E adesso tutto questo potrebbe tornare. Con Ilary Blasi al posto di Iva Zanicchi, almeno secondo le indiscrezioni. Una scelta che dimostra anche quanto la nostalgia sia diventata una delle strategie editoriali più redditizie della televisione.
D’altra parte, diciamoci la verità: il successo dei ritorni televisivi racconta anche un po’ di noi. Siamo diventati un pubblico nostalgico, demodé, affezionato ai programmi che guardavamo quando avevamo ancora il tempo di vedere la televisione senza accasciarci sul bracciolo del divano alle 21.45.
E allora, se proprio dobbiamo fare questo viaggio nel passato, io avrei anche qualche altra richiesta da sottoporre a Cologno Monzese, alla RAi e a chiunque in televisione.
Ridateci il Festivalbar, con le canzoni dell’estate che imparavamo a memoria, la compilation blu e gialla e le classifiche che aspettavamo come fossero i risultati delle elezioni. Ridateci Non è la Rai, che oggi probabilmente finirebbe sotto inchiesta dopo la prima puntata, ma che allora ci sembrava normale vedere delle ragazzine di dodici anni ballare come le pazze “Please Don’t go”.
Ridateci Bim Bum Bam, quando dovevamo finire i compiti prima che cominciasse e Paolo Bonolis non si era sposato e separato sei sette volte.
E già che ci siamo, vorrei anche il ritorno di Vicky il robot, di Lassie, delle sigle dei cartoni animati cantate a squarciagola.
Ridateci Colpo Grosso, le ragazze Cin Cin e quei film osè sulle televisioni private che iniziavano alle 22.30, rigorosamente con il volume bassissimo per evitare che i genitori si accorgessero di quello che stavamo guardando (che poi al massimo si vedeva una tetta con una stellina sul capezzolo).
Non dimentichiamo, poi, le televendite, le cabine telefoniche, le videocassette da riavvolgere e le pubblicità che conoscevamo meglio dei programmi.
Ma soprattutto, ridateci la prima serata alle 20.30.
Perché qui il problema non è soltanto la nostalgia.
È che abbiamo un’età. E mentre Mediaset rispolvera i suoi vecchi successi, noi vorremmo semplicemente riuscire a vedere almeno un programma fino alla fine e se lo fate iniziare alle dieci meno un quarto è un’impresa eroica che noi, mo, non possiamo reggere.
P.S. Visto il periodo, speriamo solo che tra i premi in palio non ci sia un pieno di benzina. Quello sì che sarebbe un prezzo difficile da indovinare. E soprattutto da pagare!