Al Teatro Grande di Pompei anche quest’estate si prepara ad accogliere artisti, spettatori e visioni provenienti da tutta Europa, trasformandosi ancora una volta in uno dei centri più vivi della scena teatrale internazionale.
Con la sua nona edizione, “Pompeii Theatrum Mundi” si conferma tra gli appuntamenti più attesi della stagione culturale italiana, avvicinandosi al traguardo dei dieci anni. Un progetto che non si limita a proporre spettacoli, ma costruisce ogni anno un dialogo tra il patrimonio archeologico e le urgenze del presente.
A presentare il programma sono stati i protagonisti istituzionali e artistici della rassegna, a testimonianza di una sinergia ormai consolidata tra il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e il Parco Archeologico di Pompei. Un’alleanza che negli anni ha dato vita a un modello capace di coniugare valorizzazione culturale e sperimentazione artistica.
Il senso della rassegna resta quello di riportare i grandi testi classici dentro il nostro tempo, lasciando che siano le pietre millenarie di Pompei a fare da cassa di risonanza a temi che continuano a interrogare la contemporaneità: guerra, potere, migrazioni, identità.
Ad aprire la rassegna, dal 18 al 20 giugno, è Le Baccanti di Euripide, affidata alla regia di Theodoros Terzopoulos, tra i più importanti maestri del teatro europeo. La sua lettura del testo si concentra sulla dimensione fisica e rituale della tragedia, trasformando la scena in uno spazio di tensione continua tra ordine e caos. Dioniso non è solo il dio dell’ebbrezza, ma una figura destabilizzante, che mette in crisi le strutture del potere e dell’identità. Il lavoro degli attori si fonda su un linguaggio corporeo rigoroso, quasi primordiale, che restituisce tutta la violenza e la sacralità del testo. In scena, interpreti di grande intensità danno vita a un coro compatto e pulsante, elemento centrale della visione registica.
Il secondo appuntamento, il 26 e 27 giugno, propone L.A.V.A., una creazione coreografica inedita che nasce dall’incontro tra Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà. Non si tratta di uno spettacolo narrativo, ma di un’esperienza visiva e fisica costruita sul movimento. La danza diventa qui linguaggio per raccontare forze invisibili: quelle della natura, ma anche quelle che attraversano i corpi e le relazioni umane. Il titolo richiama un’energia in continua trasformazione, e l’intera performance si sviluppa come un flusso che alterna tensione e rilascio, attrito e armonia. La scelta di realizzare una versione site-specific per Pompei rende lo spettacolo ancora più immersivo, in dialogo diretto con lo spazio archeologico.
Dal 3 al 5 luglio torna il teatro di parola con Alcesti di Euripide, nella regia di Filippo Dini. Il testo affronta uno dei dilemmi più profondi della condizione umana: il sacrificio di sé per amore. Alcesti accetta di morire al posto del marito, in un gesto che mette in discussione il senso stesso della vita, della responsabilità e del legame tra gli individui. La regia sceglie di lavorare sull’intimità dei personaggi, scavando nelle loro contraddizioni e fragilità. Il rapporto tra vita e morte, tra eroismo e paura, viene restituito attraverso una messa in scena essenziale, in cui la parola torna centrale e gli attori costruiscono un dialogo emotivo diretto con il pubblico.
A chiudere la rassegna, dal 10 al 12 luglio, sarà I Persiani di Eschilo, con la regia di Àlex Ollé, esponente della compagnia catalana La Fura dels Baus. È una delle tragedie più politiche del teatro antico, perché racconta la guerra dal punto di vista degli sconfitti. La scena si concentra sul crollo di un impero e sul senso di smarrimento che segue una disfatta inaspettata. La regia accentua la dimensione visiva e corale dello spettacolo, costruendo immagini di forte impatto che restituiscono il caos e la perdita di certezze. Il coro, come nella tradizione greca, diventa voce collettiva del dolore e della memoria, mentre i personaggi incarnano il confronto con la responsabilità e con le conseguenze del potere.
Accanto agli spettacoli, la rassegna introduce anche un elemento di novità: la possibilità per il pubblico di accedere al Foro Triangolare nelle serate di programmazione. Un’estensione dell’esperienza teatrale che trasforma la visita in un percorso più ampio, tra storia, spazio e rappresentazione.
“Pompeii Theatrum Mundi” si conferma così un progetto che va oltre la semplice messa in scena: è un laboratorio culturale in cui il passato diventa materia viva, capace di interrogare il presente. In un contesto unico al mondo, il teatro torna alla sua funzione originaria: essere luogo di comunità, riflessione e confronto.