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Premio nazionale Serra-Campi Flegrei, la finale della terza edizione

  • Redazione
  • Ottobre 2, 2023
  • 10:36 am
  • Incontri

Finale della terza edizione del Premio Nazionale “Serra – Campi Flegrei” promosso dal Teatro Serra col patrocinio del Comune di Napoli.

Lunedì 2 ottobre ore 20:30, appuntamento presso lo spazio culturale di Napoli – a Fuorigrotta in Via Diocleziano 316 – fondato nel 2016 da Pietro Tammaro e Mauro Palumbo.

Otto i finalisti, selezionati tra circa settanta partecipanti alle audizioni per le tre sezioni di concorso – Autrici/Autori, Attrici/Attori, Registe/Registi – valutati dalla Giuria composta da: Luca Delgado, Andrea De Goyzueta, Fabiana Fazio, Salvatore Felaco, Luisa Guarro, Pietro Iuliano, Vladimir Marino – che hanno attirarato professionisti provenienti dai maggiori teatri e dalle principali accademie del Paese.

La sera della Finale una prestigiosa Giuria Onoraria, decreterà il vincitore di ciascuna sezione, che si aggiudicherà un premio in denaro pari a 400 euro e, novità di quest’anno, assegnerà un Premio Speciale per tre repliche al Centro Culturale Artemia di Roma, gemellato con il teatro flegreo.

Accedono alla finale della Sezione Regia Angela Dionisia Severino e Francesco Domenico D’Auria per l’allestimento – in scena rispettivamente Federica Martina e Ilaria Romano – della Scena Prima del III atto dell’“Amleto” di W. Shakespeare nella traduzione di Anna Laura Messeri, docente del Teatro Stabile di Genova.

 Accedono, invece, alla finale della Sezione Attori Salvatore Testa con il monologo “Liam” tratto da “Orphans” di Dannis Kelly e Ciro Viola con il testo “Giuda” di Rodrigo Garcia.  Francesca Morgante parteciperà nella categoria Autori, con il brano “Lallallà” mentre, concorreranno come Attori e Autori al tempo stesso Maria Lomurno con “Salsa di soia”, Giuseppe Affinito con “Rubedo” e Francesco Rivieccio con “Rainbow”.

 

I finalisti

Angela Dionisia Severino

Attrice, trapezista, formatrice e ‘cuntista’ per tradizione familiare. Ha iniziato nei laboratori diretti da Raffaele Bruno e Davide Iodice con il quale ha conseguito anche il Master in Pedagogia Teatrale. Si è specializzate nella Commedia dell’Arte grazie al Laboratorio Internazionale Composizione Scenica diretto da Luca Gatta e alla Masterclass della Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone, nell’arte del clown con Elena Cavaliere e nel ‘Cunto’ con Fioravante Rea. In seguito ha studiato con Mimmo Borrelli e lavorato in produzioni di cinema e teatro di rilevanza nazionale con Mario Martone, Carlo Faiello ed in produzioni internazionali in Portogallo e Germania. Da oltre dieci anni affianca la scrittura, la regia e l’artigianato, alla recitazione. È laureata in Tecnologie Alimentari alla Federico II di Napoli.

Francesco Domenico D’Auria

Artista visivo, attore e performer, originario di Pompei. Dopo il diploma alla Scuola d’Arte Drammatica del Teatro Stabile dell’Umbria/C.U.T. di Perugia ha lavorato e studiato a lungo all’estero: nella compagnia multiculturale dell’Odin Theater di Oslo, all’Istituto Grotowski di Breslavia e all’Accademia d’Arte Drammatica di Cracovia in Polonia, con Nikolaj Karpov all’Università Russa delle Arti Teatrali di Mosca, con Mario Ferrero all’Accademia “Silvio d’Amico” e con Giorgio Barberio Corsetti. Specializzatosi in Design Multimediale e Interattivo all’Università della California di Los Angeles e alla “Sapienza” di Roma e in Pedagogia e Teatro all’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Affianca l’esplorazione tecnologica e in campo teatrale, alla ricerca sull’interfaccia uomo-macchina in campo medico.

Salvatore Testa

Attore e autore si è formato alla Scuola del Teatro di Napoli diretta da Renato Carpentieri e al Nouveau Théâtre de Poche di Napoli diretta da Massimo De Matteo, Peppe Miale e Sergio Di Paola. In seguito, ha studiato Sceneggiatura e Regia alla Pigrecoemme di Napoli ed ha seguito corsi di scrittura con Daniel Pennac al Napoli Teatro Festival, alle Officine San Carlo di Vigliena con Giovanni Chianelli e al Teatro Nest di Francesco Di Leva. Istituzioni dalle quali è partito come attore, anche cinematografico e autore, arricchendo il suo percorso di collaborazioni con Antonello Cossia, Francesco Inglese, Antonio Centomani, Luciano Melchionna, Lorena Leone. È stato finalista Premio “Leo De Berardinis”, con l’opera originale “La Legge non ammette Serafini”.

Ciro Viola

Diplomato in Batteria e Percussioni Jazz al Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino, lavora prevalentemente come musicista, docente e formatore in ambito musicale, partecipando a numerosi progetti educativi nell’area Est di Napoli. Collabora con la Med Free Orkestra, un’orchestra multietnica romana, con cui ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali, con il musicista Gianluca Capozzi e con il duo dei fratelli Brugnano, che coniugano musica e impegno sociale. Ha iniziato il suo percorso di attore, presso i laboratori teatrali del Teatro Serra.

Francesca Morgante

Laurea triennale in Lettere Moderne, studia canto lirico (soprano). Terminato il Laboratorio Permanente del Teatro Elicantropo ha seguito corsi e Master tra Napoli e Milano con Davide Iodice, Nadia Baldi, Serena Sinigaglia (Laboratorio Permanente ATIR, di Milano) arricchendo la sua formazione di studi sulla fonica con Vincenzo Quadarella, l’illuminotecnica con Cesare Accetta, la danza con Alessandra Fabbri e la ripresa del vivo con Alessandro D’Alatri e Marita D’Elia. Ha lavorato con Ruggiero Cappuccio, Enzo Moscato, Carlo Cerciello, Ernesto Estatico, Fabio di Gesto, Danilo Rovani, Roberto Del Gaudio. Migliore Attrice al Festival dei corti teatrali del Centro Teatro Spazio nel 2018, migliore attrice al Roma Fringe Festival nel 2021 e menzione speciale al Premio “Serra-Campi Flegrei” per il suo testo “Lido per mari unici” nel 2022.

Maria Lomurno

Diploma in pianoforte al Conservatorio “Egidio Romualdo Duni” di Matera e in Recitazione presso l’Accademia “Fondamenta” di Roma, dove si è trasferita dalla Puglia, ha studiato alla “Paolo Grassi” con Giulia Tollis e recitazione e scrittura scenica con il regista e attore Daniele Parisi. Monologhista per la rubrica Schegge Teatrali di Rai5, si è fatta le ossa nel teatro classico – “Edipo re” di Sofocle regia di Carmelo Sumerano, “Oreste” di Euripide regia di Giancarlo Sammartan – e in quello shakespeariano – “La commedia degli errori” regia di Graziano Piazza “Sogno di una notte d’estate” regia di Francesco Polizzi – prima di approdare alle sperimentazioni della compagnia giovane del Teatro del Vascello e della compagnia Attori e Tecnici del teatro Vittoria. Nel 2022 è stata finalista al premio Hystrio alla vocazione.

Giuseppe Affinito

Laurea in Filosofia e Storia tra Napoli, Bologna e Parigi, lavora fin da bambino nella compagnia teatrale di Enzo Moscato, arricchendo la propria formazione di importanti esperienze teatrali e cinematografiche. Nel 2022 presenta i suoi primi spettacoli come regista, autore e interprete: adatta “Pièce Noire” di Enzo Moscato, debutta al Campania Teatro Festival nella sezione ‘Osservatorio’ con l’opera prima “Rubedo”. Coprotagonista nel cortometraggio ‘Tempus Fugit’ di Angelo Serio con Isa Danieli; ha partecipato ai film “Mater natura” di Massimo Andrei e A “Il giovane favoloso” di Mario Martone. Nel 2018 è tra gli interpreti principali del film documentario “Pazzati. Sergio Piro e la rivoluzione basagliana in Campania” di Chiara Tarfano. Si è perfezionato con Michele Pagano e Davide Iodice.

Francesco Rivieccio

Attore, autore e regista, spazia dalla tradizione alla sperimentazione. In occasione del Napoli Teatro Festival Italia partecipa, come assistente alla regia, a spettacoli con Michele Placido, Fabrizio Arcuri, Ernesto Lama e la compagnia Gli Ipocriti di Ernesto Mahieux e Ferdinando Ceriani, con il quale allestisce la prima italiana del “Rejkiavik” di Juan Mayorga. È autore e regista di “LuXAnimae” con Marina Bruno e la partecipazione speciale di Dora Romano e di “Lo Scudo di Teia”, spettacolo storico patrocinato dalla Città di Amalfi. Collabora con Pasquale Scialò, Mario Aterrano, Gabriele Saurio e Luisa Amatucci, per i quali scrive il testo “’O Zingaro” che debutta al Festival Scenari Casamarciano diretto da Giulio Baffi. Collabora con la Tunnel Produzioni. Miglior attore nel 2018 al premio Antonio Allocca, nel 2022 è finalista al Premio Troisi e al Premio De Rege e cura i testi del progetto “Stabia Renatas” con Mariano Rigillo.

 

Per informazioni: teatroserra@gmail.com, 347 8051793.

Immagine di Redazione

Redazione

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Il principe e la ragazzina, Marilù Simoneschi e il memoriale della moglie di Totò

Totò e Diana, la verità sulla storia d’amore con la donna che ispirò “Malafemmena”. A quasi 60 anni dalla morte del grande artista, Marilù Simoneschi racconta il Totò lontano dalle luci del palcoscenico nel romanzo-verità Il principe e la ragazzina, pubblicato da Marlin Editore con uno scritto di Giancarlo Governi.  Il libro sarà presentato in anteprima al Campania Libri Festival a Palazzo Reale (sala conferenze Sciurella al primo piano) a Napoli domenica 4 ottobre alle ore 12. Con l’autrice Marilù Simoneschi interverranno: l’editore Sante Avagliano e il giornalista e critico cinematografico Antonio Fiore. Le letture saranno affidate alla giornalista e attrice Roberta D’Agostino. Modera Ida Palisi.  Al centro della storia c’è la testimonianza di Diana Bandini Rogliani, moglie di Totò (scomparsa nel 2006) e madre di Liliana De Curtis. Diana affidò a Marilù Simoneschi un racconto-memoriale della propria vita accanto all’artista, autorizzandone la pubblicazione. A partire da quella testimonianza, l’autrice ricostruisce un ritratto privato del «principe della risata»: l’uomo, il marito e l’amante, con le sue passioni, le fragilità, le contraddizioni e gli eccessi.  Una storia che arriva fino agli ultimi giorni di vita di Totò e che contiene un episodio rimasto finora sconosciuto, destinato a gettare una nuova luce sul rapporto tra l’artista e Diana e sulle sue volontà in fin di vita.  Con discrezione e rispetto per la voce di Diana, Simoneschi accompagna il lettore nella dimensione privata dell’artista: il rapporto con la madre e con il padre ritrovato in età adulta, l’attenzione verso la povera gente, l’amore per gli animali e in particolare per i cani, le paure legate alla minaccia fascista e le fughe, fino agli altri grandi amori della sua vita, compreso quello con Silvana Pampanini, che contribuì alla fine del matrimonio con Diana.  Al centro del libro resta però la lunga e tormentata relazione tra Totò e Diana: un amore fatto di passione, tradimenti, separazioni e riconciliazioni, segnato dalla nascita della figlia Liliana e destinato a lasciare una traccia profonda nella vita di entrambi.  UN MEMORIALE RIMASTO PRIVATO  «Ho incontrato Diana Bandini Rogliani nel lontano 1989, dopo averla convinta, con la collaborazione della figlia Liliana De Curtis, a registrare un racconto-memoriale». Così Marilù Simoneschi ricorda l’inizio del lungo lavoro che ha portato alla nascita del libro. «Diana aveva allora 73 anni, ma era ancora una bellissima signora, di quell’eleganza discreta fatta di abiti di buona fattura, capelli in ordine, profumo lieve e perdurante. Ma soprattutto mi colpì la sua lucida intelligenza, la precisione degli elementi del racconto e la sua fiducia nel farmi partecipe di ricordi per lei preziosissimi. E di particolari inediti e a dir poco strabilianti, inerenti alla sua intensa storia d’amore con il Principe della risata». Gli incontri proseguirono per quasi un mese. «Più volte l’ho vista piangere, molto presa emotivamente dai momenti salienti di quel racconto. Di una cosa sono certa: Totò è stato per moltissimi anni, e anche al di là della sua effettiva presenza, il suo credo, la sua ragione di vita. E che in fondo lei ne è stata ricambiata in egual misura».  Proprio nelle ultime pagine del memoriale emerge un particolare legato agli ultimi giorni di vita di Totò, rimasto sconosciuto ai più e destinato, secondo l’autrice, a modificare la lettura della loro storia.  LE PAROLE DI GIANCARLO GOVERNI  Secondo Giancarlo Governi, autore, giornalista e storico divulgatore della figura di Totò (basti ricordare il celebre programma “Pianeta Totò”), il memoriale di Diana Rogliani rappresenta una testimonianza particolarmente significativa per ricostruire la vicenda privata dell’artista. «Solo oggi, attraverso il libro di Marilù Simoneschi, ho finalmente appreso quella che sembra la versione più attendibile, poiché dettata dalla viva voce di Diana Rogliani, in un memoriale esclusivo in cui, per la prima volta, ha aperto il cuore, svelando eventi e segreti mai resi noti in precedenza. Finalmente, attraverso questa lunga e accorata confessione, si sgombra il campo da tante false narrazioni sulla loro lunga e intricata storia d’amore, molto simile a un romanzo, ma in verità drammatica, sofferta e densa di ogni sentimento sincero».  IL LIBRO  Il romanzo-verità, costruito a partire dalla lunga intervista di Marilù Simoneschi a Diana Rogliani e narrato in prima persona attraverso la sua voce, prende avvio dall’incontro tra Totò e la giovanissima Diana, avvenuto a Firenze nell’agosto del 1931, al teatro «Le follie estive».  Totò, allora trentatreenne e già all’apice della notorietà, rimase colpito dalla bellezza della quindicenne Diana. In lei riconobbe l’ideale femminile che aveva inseguito fin da ragazzo, quando, ancora povero e senza padre, era rimasto affascinato dal volto di una giovane donna raffigurato su un manifesto pubblicitario affisso sui tram di Napoli, una ragazza che presentava una forte somiglianza con Diana.  Nonostante la differenza d’età e le convenzioni sociali dell’epoca, tra i due nacque una passione immediata. Totò dichiarò di voler sposare Diana, incontrando l’opposizione della famiglia. Determinata a seguirlo, la ragazza fuggì in segreto dal collegio Demidoff di Firenze, dove studiava, prese un treno per Roma e raggiunse Totò.  La fuga provocò una denuncia da parte della futura suocera per sottrazione di minore e segnò l’inizio di una relazione attraversata da passioni, eccessi, tradimenti, separazioni e ritorni. Dalla loro unione nacque Liliana, ma il matrimonio fu segnato anche da altre relazioni, tra cui quella di Totò con Silvana Pampanini, fino alla rottura definitiva.  Il libro arriva agli ultimi giorni di vita dell’artista e svela un segreto che Diana Rogliani non aveva mai raccontato prima: un episodio avvenuto pochi giorni prima della morte di Totò, nel 1967, che getta una nuova luce sulla figura dell’attore e sulla storia d’amore tra i due.  L’AUTRICE  Marilù Simoneschi vive e lavora a Roma. Giornalista, ha collaborato con i principali settimanali italiani, tra cui Gente e Oggi, intervistando protagonisti del cinema, della televisione, dello spettacolo e della politica.  Con Lino Zani ha pubblicato Era santo, era uomo. Il volto privato di papa Wojtyla (Mondadori, 2014), dedicato alla dimensione privata e alla vita in montagna di Giovanni Paolo II. Dal libro è stato tratto l’omonimo film. L’opera ha ottenuto un significativo successo editoriale ed è stata tradotta in diverse lingue.  ...
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