Nel 2006, a Napoli, il turismo non era quello che conosciamo oggi. Lavoravo all’Ente Provinciale per il Turismo e cercavamo di sviluppare strategie capaci di offrire proposte di qualità ai pochi viaggiatori che sceglievano la città come meta dei loro itinerari.
In quel periodo Lara Sansone stava promuovendo il suo cafè chantant e venne in ufficio per incontrare l’amministratore dell’ente, Dario Scalabrini. L’idea che stavamo cercando si materializzò davanti ai nostri occhi: uno spettacolo capace di fondere musica, recitazione e danza, e che certamente avrebbe potuto affascinare i turisti.
Ci innamorammo subito di quel progetto. Lo spettacolo di Lara raccontava Napoli lungo un doppio binario: la forza della tradizione e l’apertura al mondo europeo. I numeri si susseguivano in una sequenza incalzante di canzoni, balli e sketch comici.
Proponemmo il café chantant gratuitamente a tutti gli alberghi e ai B&B, intensificando anche la presenza negli info point per promuovere questo e altri spettacoli. Ma a Lara non bastava: sposò pienamente il nostro progetto e insieme ideammo anche piccoli stage di danza, di tarantella, da offrire ai turisti. Fu un successo incredibile.
Ricordo i primi arrivi a teatro: visitatori incuriositi dalla storia, incantati dalla bellezza del luogo, conquistati dalla qualità della proposta artistica. Le difficoltà erano tante, ma il Teatro Sannazaro fu il primo ad aprire con coraggio le sue porte al turismo culturale.
Il coraggio non è mai mancato a Lara. E gestire un luogo come questo è complesso. Negli ultimi quindici anni al suo fianco c’è stato Salvatore Vanorio, suo compagno e amministratore attento e competente, che ha guidato il teatro fino al riconoscimento come Centro di Produzione Teatrale dal Ministero della Cultura nel 2018.
Sono stati tanti i momenti cruciali nella storia dal teatro “abituato” a risorgere dalle ceneri. Lo ha fatto nelle mani di Luisa Conte che credeva che il teatro fosse la casa del pubblico, il luogo di tutti, e lo pensa anche Lara.
Le ore, i minuti, i secondi trascorsi in quel luogo lo hanno reso per me un pezzo di cuore. Negli ultimi anni come addetta stampa, prima ancora come spettatrice innamorata.
Il tempo si è fermato il 17 febbraio, quando un incendio ha spazzato via tutto. Del teatro non resta più nulla. Napoli oggi è orfana di un luogo che ha contribuito in modo decisivo alla storia teatrale della città.
Quello che sta accadendo in queste ore — istituzioni, teatri, fondazioni, privati cittadini al fianco di Lara e Salvatore — è l’unica risposta possibile.
Uniti per il Sannazaro.