Un saggio storico in forma epistolare che attraversa mezzo secolo di vicende italiane per ripercorrere l’evoluzione e le trasformazioni della sinistra nazionale. Lunedì 12 ottobre, alle ore 16, la sede di Palazzo Ricca (in via Tribunali 213) ospiterà la presentazione del volume “Siamo stati iscritti al PCI”, scritto a quattro mani da Claudio Velardi e Chicco Testa. L’appuntamento si inserisce nella rassegna culturale “Libri in Fondazione”, promossa dalla Fondazione Banco di Napoli.
All’incontro prenderanno parte Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, Marcello D’Aponte, presidente della Fondazione Museo Archivio Storico, Vincenzo Maraio, assessore al Turismo, Promozione del territorio e Transizione digitale della Regione Campania, e Fortunato Musella, docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Insieme all’autore Claudio Velardi, l’invito a partecipare è stato esteso alla senatrice Valeria Valente.
«La cultura del libro rappresenta uno strumento essenziale per rafforzare il dialogo, la conoscenza e la partecipazione civile», sottolinea il presidente Orazio Abbamonte, evidenziando la volontà della struttura di offrire spazi di confronto qualificati a beneficio della comunità. Un’impostazione ribadita da Marcello D’Aponte, che richiama l’interesse della rassegna nel proporre occasioni di approfondimento sui nodi del dibattito pubblico contemporaneo.
Attraverso uno scambio di lettere serrato e privo di retorica, i due ex dirigenti del PCI rievocano la propria traiettoria politica, dalle sezioni di partito degli anni Settanta fino alle responsabilità di governo nel centrosinistra. Il carteggio affronta aneddoti personali e retroscena su figure di riferimento come Enrico Berlinguer e Massimo D’Alema, soffermandosi su passaggi cruciali della storia repubblicana quali il caso Moro, la caduta del Muro di Berlino e la stagione di Tangentopoli, per giungere fino al contesto politico attuale.
Nelle intenzioni degli autori Claudio Velardi e Chicco Testa, l’opera non si propone come un’operazione nostalgica, bensì come una riflessione critica rivolta al presente, fondata sull’idea che la politica sia un percorso dinamico in costante trasformazione piuttosto che la difesa statica del passato.