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Teatro alla Deriva, sulla zattera arriva La Bisbetica Domata

  • Redazione
  • Luglio 12, 2023
  • 12:48 pm
  • Teatro

Terzo appuntamento della dodicesima edizione della rassegna Teatro alla Deriva (il teatro sulla zattera), ideata da Ernesto Colutta e Giovanni Meola, che ne firma la direzione artistica per l’undicesimo anno. Domenica 16 luglio, alle 21.15, alle Terme – Stufe di Nerone a Bacoli (Napoli), Il Demiurgo presenta “La Bisbetica Domata”, liberamente adattato da Francescoantonio Nappi, da William Shakespeare, per la regia di Chiara Vitiello e Franco Nappi.

In scena: Mario Autore, Franco Nappi, Vittorio Passaro, Simona Pipolo, Francesco Romano, Marco Serra e Chiara Vitiello.

La Bisbetica Domata è una delle prime commedie di Shakespeare e, forse, tra le più contorte. Una commedia esilarante e spietata. Un’opera in cui travestimento e inganno la fanno da padroni, dove l’amore non è amore ma interesse, le relazioni strani giochi di potere. Una parabola senza morale, lotta inesausta tra maschile e femminile, servo e padrone, verità e finzione. Il tutto trasportato negli anni del boom economico.

Manifestazione unica in Italia, divenuta appuntamento fisso del territorio flegreo, la particolarità della rassegna risiede nel far esibire gli artisti su una zattera galleggiante sull’acqua, costruita appositamente e posizionata all’interno del laghetto circolare delle Stufe di Nerone.

In questo suggestivo scenario (e a grande distanza dal caos della città) la zattera ha accolto, finora, un pubblico appassionato, curioso e sempre più numeroso, pronto a sorprendersi e farsi catturare dall’abbinamento degli elementi che rendono unica questa location, nonché dalle tante compagnie e dai tanti artisti che sono avvicendati finora. Per gli spettatori che arrivano con un po’ di anticipo, poi, da quest’anno c’è anche la possibilità di intrattenersi nell’agrumeto, per un aperitivo o una pizza, in attesa di accomodarsi in platea.

«Questa nuova edizione, la XII, di Teatro alla Deriva conferma una volta di più la volontà della famiglia Colutta, che gestisce questo luogo magico e un po’ fuori dal tempo che risponde al nome di Terme-Stufe di Nerone, di dare continuità a un progetto che, nato nel 2012, ha rappresentato per diversi anni l’unico appuntamento teatrale dell’intera zona flegrea nel corso dei mesi estivi.

Ospitare poi gli spettacoli su una zattera galleggiante, cosa di fatto unica in Italia, rende questo appuntamento atteso da un pubblico che, via via, negli anni, si è affezionato e incuriosito sempre più. La mia responsabilità da direttore artistico è stata ancora una volta, quindi, quella di provare a proporre spettacoli in grado di regalare suggestioni e coinvolgimento.

E pare che finora ci siamo riusciti alla grande, visti i sold out dei primi tre appuntamenti.

Il lavoro che ha aperto il cartellone di quest’anno è stato “Terra (cantata in dialetto pueteolano)”, di un artista flegreo, Pako Ioffredo, da anni pendolare tra Italia e Francia. La sua collaborazione strutturata con il famoso e amatissimo scrittore francese Daniel Pennac è il tratto distintivo della sua cifra glocal. Da anni avevo intenzione di invitarlo con uno dei suoi lavori ispirati allo studio sulla lingua e le storie di Pozzuoli e dintorni. In questo spettacolo ha messo in campo un grande affiatamento, nonché la forte presenza scenica sua e dei suoi compagni, tra cui un musicista polistrumentista.

Il secondo lavoro è stato ‘Amleto (o Il Gioco del Suo teatro)’’, liberamente dal capolavoro shakespeariano, con tre soli attori in scena ad interpretare tutti i personaggi. Anche qui, come nel precedente ‘Tre Sorelle’ cechoviano, io e i miei attori ci siamo tuffati in una riscrittura scenica collettiva, tratto distintivo di alcuni progetti della mia compagnia. Tra dramma e commedia, momenti molto fisici e altri carichi di tensione emotiva, con personaggi che emigrano da un attore all’altro. Amleto è qui interpretato da una magnetica Sara Missaglia, ormai avvezza a ruoli fuori dai canoni e di forte impatto.

A seguire, una regia a quattro mani, di Chiara Vitiello e Franco Nappi, ancora una volta a partire da Shakespeare. Stavolta si tratta della commedia ‘La Bisbetica Domata’, riscritta e adattata agli anni del boom economico, ma rimasta intatta in quanto a ferocia nei rapporti umani da un lato e comicità dall’altro. Un mix di notevole efficacia, con una compagnia tra le più numerose mai ospitate (7 attori), ma quanto mai ben amalgamata e con i due protagonisti, Chiara Vitiello e il Mario Autore del film sui De Filippo, di gran carattere. Uno spettacolo dove si ride tanto e ci si interroga altrettanto sui rapporti di forza all’interno delle relazioni umane.

Chiude il cartellone ‘Costellazioni’, drammaturgia contemporanea dell’inglese Nick Payne diretta da Roberto Solofria. La trama non è lineare, le scene vengono spesso ripetute con piccole variazioni, con i due Attori che, attraversando diversi stati d’animo, ci raccontano di cause e conseguenze diverse a seconda anche di una piccola variazione rispetto alla scena precedente. In questa sorta di multiverso, la relazione di coppia di cui si racconta ci fa vivere momenti di gran commozione, altri di gran dispiacere, altri ancora di gran divertimento. Il tutto grazie a due interpretazioni di gran spessore e versatilità.

Cartellone vario, denso, compatto, con due caratteristiche a fare da fil rouge: da un lato, in tutti e quattro gli spettacoli spicca una felice compresenza di dramma e commedia, di marcata comicità e grande commozione; dall’altro, credo di aver invitato, ancora una volta, attori di grande forza, spessore e intelligenza scenica. Chi verrà avrà di che divertirsi e goderne».

Terme Stufe di Nerone

Dove via Stufe di Nerone n. 37, Bacoli – NA)

Quando 16 Luglio | 23 Luglio – ore 21.15

Info e prenotazioni infoteatroalladeriva@gmail.com – 320 2166484 (solo whatsapp)

www.tsdn.it/teatroalladeriva

http://www.virusproduzioni.it

Immagine di Redazione

Redazione

Il Click

Il principe e la ragazzina, Marilù Simoneschi e il memoriale della moglie di Totò

Totò e Diana, la verità sulla storia d’amore con la donna che ispirò “Malafemmena”. A quasi 60 anni dalla morte del grande artista, Marilù Simoneschi racconta il Totò lontano dalle luci del palcoscenico nel romanzo-verità Il principe e la ragazzina, pubblicato da Marlin Editore con uno scritto di Giancarlo Governi.  Il libro sarà presentato in anteprima al Campania Libri Festival a Palazzo Reale (sala conferenze Sciurella al primo piano) a Napoli domenica 4 ottobre alle ore 12. Con l’autrice Marilù Simoneschi interverranno: l’editore Sante Avagliano e il giornalista e critico cinematografico Antonio Fiore. Le letture saranno affidate alla giornalista e attrice Roberta D’Agostino. Modera Ida Palisi.  Al centro della storia c’è la testimonianza di Diana Bandini Rogliani, moglie di Totò (scomparsa nel 2006) e madre di Liliana De Curtis. Diana affidò a Marilù Simoneschi un racconto-memoriale della propria vita accanto all’artista, autorizzandone la pubblicazione. A partire da quella testimonianza, l’autrice ricostruisce un ritratto privato del «principe della risata»: l’uomo, il marito e l’amante, con le sue passioni, le fragilità, le contraddizioni e gli eccessi.  Una storia che arriva fino agli ultimi giorni di vita di Totò e che contiene un episodio rimasto finora sconosciuto, destinato a gettare una nuova luce sul rapporto tra l’artista e Diana e sulle sue volontà in fin di vita.  Con discrezione e rispetto per la voce di Diana, Simoneschi accompagna il lettore nella dimensione privata dell’artista: il rapporto con la madre e con il padre ritrovato in età adulta, l’attenzione verso la povera gente, l’amore per gli animali e in particolare per i cani, le paure legate alla minaccia fascista e le fughe, fino agli altri grandi amori della sua vita, compreso quello con Silvana Pampanini, che contribuì alla fine del matrimonio con Diana.  Al centro del libro resta però la lunga e tormentata relazione tra Totò e Diana: un amore fatto di passione, tradimenti, separazioni e riconciliazioni, segnato dalla nascita della figlia Liliana e destinato a lasciare una traccia profonda nella vita di entrambi.  UN MEMORIALE RIMASTO PRIVATO  «Ho incontrato Diana Bandini Rogliani nel lontano 1989, dopo averla convinta, con la collaborazione della figlia Liliana De Curtis, a registrare un racconto-memoriale». Così Marilù Simoneschi ricorda l’inizio del lungo lavoro che ha portato alla nascita del libro. «Diana aveva allora 73 anni, ma era ancora una bellissima signora, di quell’eleganza discreta fatta di abiti di buona fattura, capelli in ordine, profumo lieve e perdurante. Ma soprattutto mi colpì la sua lucida intelligenza, la precisione degli elementi del racconto e la sua fiducia nel farmi partecipe di ricordi per lei preziosissimi. E di particolari inediti e a dir poco strabilianti, inerenti alla sua intensa storia d’amore con il Principe della risata». Gli incontri proseguirono per quasi un mese. «Più volte l’ho vista piangere, molto presa emotivamente dai momenti salienti di quel racconto. Di una cosa sono certa: Totò è stato per moltissimi anni, e anche al di là della sua effettiva presenza, il suo credo, la sua ragione di vita. E che in fondo lei ne è stata ricambiata in egual misura».  Proprio nelle ultime pagine del memoriale emerge un particolare legato agli ultimi giorni di vita di Totò, rimasto sconosciuto ai più e destinato, secondo l’autrice, a modificare la lettura della loro storia.  LE PAROLE DI GIANCARLO GOVERNI  Secondo Giancarlo Governi, autore, giornalista e storico divulgatore della figura di Totò (basti ricordare il celebre programma “Pianeta Totò”), il memoriale di Diana Rogliani rappresenta una testimonianza particolarmente significativa per ricostruire la vicenda privata dell’artista. «Solo oggi, attraverso il libro di Marilù Simoneschi, ho finalmente appreso quella che sembra la versione più attendibile, poiché dettata dalla viva voce di Diana Rogliani, in un memoriale esclusivo in cui, per la prima volta, ha aperto il cuore, svelando eventi e segreti mai resi noti in precedenza. Finalmente, attraverso questa lunga e accorata confessione, si sgombra il campo da tante false narrazioni sulla loro lunga e intricata storia d’amore, molto simile a un romanzo, ma in verità drammatica, sofferta e densa di ogni sentimento sincero».  IL LIBRO  Il romanzo-verità, costruito a partire dalla lunga intervista di Marilù Simoneschi a Diana Rogliani e narrato in prima persona attraverso la sua voce, prende avvio dall’incontro tra Totò e la giovanissima Diana, avvenuto a Firenze nell’agosto del 1931, al teatro «Le follie estive».  Totò, allora trentatreenne e già all’apice della notorietà, rimase colpito dalla bellezza della quindicenne Diana. In lei riconobbe l’ideale femminile che aveva inseguito fin da ragazzo, quando, ancora povero e senza padre, era rimasto affascinato dal volto di una giovane donna raffigurato su un manifesto pubblicitario affisso sui tram di Napoli, una ragazza che presentava una forte somiglianza con Diana.  Nonostante la differenza d’età e le convenzioni sociali dell’epoca, tra i due nacque una passione immediata. Totò dichiarò di voler sposare Diana, incontrando l’opposizione della famiglia. Determinata a seguirlo, la ragazza fuggì in segreto dal collegio Demidoff di Firenze, dove studiava, prese un treno per Roma e raggiunse Totò.  La fuga provocò una denuncia da parte della futura suocera per sottrazione di minore e segnò l’inizio di una relazione attraversata da passioni, eccessi, tradimenti, separazioni e ritorni. Dalla loro unione nacque Liliana, ma il matrimonio fu segnato anche da altre relazioni, tra cui quella di Totò con Silvana Pampanini, fino alla rottura definitiva.  Il libro arriva agli ultimi giorni di vita dell’artista e svela un segreto che Diana Rogliani non aveva mai raccontato prima: un episodio avvenuto pochi giorni prima della morte di Totò, nel 1967, che getta una nuova luce sulla figura dell’attore e sulla storia d’amore tra i due.  L’AUTRICE  Marilù Simoneschi vive e lavora a Roma. Giornalista, ha collaborato con i principali settimanali italiani, tra cui Gente e Oggi, intervistando protagonisti del cinema, della televisione, dello spettacolo e della politica.  Con Lino Zani ha pubblicato Era santo, era uomo. Il volto privato di papa Wojtyla (Mondadori, 2014), dedicato alla dimensione privata e alla vita in montagna di Giovanni Paolo II. Dal libro è stato tratto l’omonimo film. L’opera ha ottenuto un significativo successo editoriale ed è stata tradotta in diverse lingue.  ...
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