Da oltre vent’anni un presidio di libertà, crescita e comunità nel cuore della periferia est di Napoli. Il centro socio-educativo celebra questo traguardo rinnovando la collaborazione con la Chiesa Evangelica Valdese.
Ci sono luoghi che, con il tempo, smettono di essere semplicemente luoghi. Diventano punti di riferimento, presenze familiari, pezzi di vita di un quartiere. Posti in cui si cresce, si impara, si trova qualcuno disposto ad ascoltare. A San Giovanni a Teduccio, uno di questi luoghi si chiama “Il Piccolo Principe”.
Da ventidue anni il centro socio-educativo accompagna generazioni di bambini, offrendo loro molto più di un aiuto con i compiti: uno spazio in cui sentirsi accolti, qualcuno con cui condividere le proprie difficoltà, occasioni per scoprire le proprie capacità e, soprattutto, la possibilità di guardare un po’ più lontano rispetto a ciò che sembra già scritto intorno a loro.
Il “Piccolo Principe” festeggia questo importante anniversario continuando a fare quello che ha sempre fatto: guardare avanti. Lo fa con “Semi di Futuro”, un nuovo progetto che nasce nel segno della collaborazione con la Chiesa Evangelica Valdese, da tempo al fianco della cooperativa sociale Terra e Libertà.
«Festeggeremo questi 2 anni più 20 di esperienza proprio con l’avvio di questo progetto, frutto di una collaborazione ormai consolidata con la Chiesa Evangelica Valdese, che anche quest’anno ha scelto di essere al nostro fianco – racconta Gigi Tarallo, fondatore e anima del centro –. Si tratta di proseguire un lavoro già avviato, garantendo continuità e stabilità agli interventi educativi rivolti ai minori del territorio».
“Semi di Futuro” parte da un’idea semplice ma forte: ogni bambino ha bisogno di qualcuno che creda nelle sue possibilità, anche quando lui non è ancora capace di farlo.
In un quartiere in cui non sempre le opportunità sono alla portata di tutti, avere un posto in cui trovare qualcuno di cui fidarsi e persone disposte ad accompagnarti può fare una differenza enorme. Ecco perché il lavoro del centro non si ferma ai pomeriggi trascorsi insieme. Coinvolge anche le famiglie e le scuole, perché la crescita dei bambini è una responsabilità che va condivisa.
Ci saranno occasioni di incontro e confronto con genitori e insegnanti, per condividere difficoltà, progressi e piccoli grandi cambiamenti. Perché dietro un brutto voto, una giornata difficile o la poca voglia di studiare può esserci molto altro. E spesso basta accorgersene in tempo, trovare le parole giuste e non lasciare che un problema diventi una rinuncia. L’obiettivo è fare in modo che nessun bambino si senta indietro e che nessuna famiglia debba affrontare da sola le difficoltà del proprio percorso.
Naturalmente, una parte importante delle giornate sarà dedicata allo studio. Gli educatori aiuteranno i ragazzi con i compiti, li accompagneranno nelle materie più difficili e li guideranno nella ricerca di un metodo che, poco alla volta, permetta loro di fare da soli. Ma imparare non significa soltanto stare seduti davanti a un quaderno. Significa anche lasciarsi incuriosire, sperimentare, sbagliare e trovare il coraggio di esprimersi.
Per questo ci sarà spazio per le storie, le parole e la fantasia. I più piccoli potranno viaggiare attraverso letture animate e favole educative, imparando ad ascoltare, immaginare e riconoscere le proprie emozioni. I più grandi avranno invece la possibilità di mettersi alla prova con laboratori di scrittura creativa, per raccontare pensieri, idee e magari anche un pezzetto di sé. E poi ci saranno laboratori artistici e manuali, perché a volte le mani riescono a raccontare quello che le parole non sanno ancora dire.
Sono attività diverse, ma hanno tutte qualcosa in comune: permettere ai bambini di sentirsi protagonisti, di scoprire che sono capaci di fare cose nuove e che ogni piccolo risultato merita di essere riconosciuto.
Forse, però, la fotografia più bella di questi ventidue anni non è nei progetti realizzati, nei laboratori organizzati o nei traguardi raggiunti. È nelle persone che sono passate da qui e che, in qualche modo, continuano a farne parte.
«Vedere al centro i figli dei primi bambini del Piccolo Principe ci dà la misura più bella del lavoro fatto in tutti questi anni», racconta Gigi Tarallo con il sorriso ostinato di chi crede che un mondo diverso è possibile.
È una frase che dice molto più di qualsiasi bilancio. Perché significa che quei bambini sono cresciuti, hanno costruito le proprie vite e oggi affidano ai loro figli lo stesso luogo che, tanti anni prima, aveva accolto loro. Significa che un’esperienza educativa è riuscita a lasciare un segno, a diventare memoria, fiducia e appartenenza.
Ventidue anni dopo, “Il Piccolo Principe” continua a fare quello che ha sempre fatto: esserci. In una periferia che ha bisogno di opportunità concrete, ma soprattutto di presenze capaci di durare nel tempo.
E allora “Semi di Futuro” non è soltanto il nome di un nuovo progetto. È anche la promessa di continuare a coltivare ciò che conta davvero: i legami, le possibilità e il diritto di ogni bambino a immaginare un domani diverso da quello che il luogo in cui nasce sembra aver già scritto per lui.


