L’Italia sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda: gli animali domestici sono diventati una presenza strutturale nelle famiglie e nella società. Oggi 10 milioni di nuclei familiari – il 37,7% del totale – condividono la propria casa con almeno un animale da compagnia, per un totale di 25,5 milioni di presenze tra cani, gatti e altri piccoli animali.
Non si tratta più di una semplice passione. È un cambiamento culturale che incide sulle abitudini, sui consumi e perfino sul modo di intendere il benessere.
I numeri parlano chiaro. Secondo Confartigianato, nel 2024 la spesa per prodotti e servizi legati agli animali da compagnia ha raggiunto 6.747 milioni di euro. Di questi, 5.415 milioni (l’80,3%) riguardano prodotti come alimenti, farmaci veterinari, articoli per la cura e accessori. Altri 1.332 milioni (19,7%) sono destinati a servizi: veterinari, toelettatura, addestramento e ospitalità.
Il dato più significativo è l’andamento nel tempo: in dieci anni la spesa è cresciuta del 76%, contro un incremento medio del 9,4% della spesa complessiva delle famiglie italiane. Una differenza enorme, che testimonia come la cosiddetta “pet economy” sia ormai una componente stabile e strategica del sistema produttivo.
Non a caso, il presidente di Confartigianato Marco Granelli parla di un settore capace di generare occupazione, nuova imprenditorialità artigiana e valore diffuso sul territorio.
Se si guarda alla composizione, il gatto resta una presenza centrale: 1.740.000 famiglie convivono con almeno un felino, pari al 17,4% delle famiglie con animali. I cani sono ancora più diffusi e raggiungono il 22,1% delle famiglie, con una crescita di 0,6 punti percentuali nell’ultimo decennio. Anche gli altri animali domestici aumentano, arrivando all’8,1%.
Complessivamente, in dieci anni la quota di famiglie con animali è passata dal 36,2% del 2015 al 37,7% del 2024: un incremento che può sembrare contenuto, ma che in termini assoluti significa centinaia di migliaia di nuove presenze nelle case italiane.
Il cambiamento più interessante, però, non è economico. È sociale e sanitario.
Cani e gatti svolgono sempre più spesso un ruolo di supporto emotivo e terapeutico. Gli Interventi Assistiti con gli Animali – comunemente noti come pet therapy – sono utilizzati in ospedali, case di riposo, scuole e centri di riabilitazione.
Per gli anziani soli, la presenza di un animale riduce il senso di isolamento, favorisce la socializzazione e stimola la routine quotidiana. Nei bambini con difficoltà relazionali o disturbi dello spettro autistico, l’interazione con un cane o un gatto può facilitare l’espressione delle emozioni e migliorare la comunicazione.
Anche per chi soffre di ansia o depressione, la relazione con un animale rappresenta un potente fattore di stabilità: accarezzare un gatto o portare a spasso un cane contribuisce a ridurre lo stress, abbassare la pressione sanguigna e aumentare la produzione di endorfine.
Nei casi di disabilità motorie o sensoriali, i cani da assistenza offrono un aiuto concreto nelle attività quotidiane, restituendo autonomia e rafforzando l’autostima.
Il dato più evidente è che l’animale domestico non è più percepito come un elemento accessorio, ma come parte integrante del nucleo familiare. Si investe nella sua salute, nella sua alimentazione, nel suo benessere. Ma, soprattutto, si riconosce il valore che restituisce in termini di equilibrio emotivo e qualità della vita.
L’Italia, dunque, non è soltanto un Paese amante degli animali. È un Paese che attraverso gli animali sta ridefinendo il concetto stesso di cura, compagnia e benessere condiviso.