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Sgranocchiatrici, contadini, manovali, ambulanti: Giovanni Attademo racconta la storia dei figli di un dio minore

  • Ida Palisi
  • Dicembre 1, 2025
  • 2:12 pm
  • Il Click

Kalderash. L’ultimo Calderaio. Storie e avvenimenti a cavallo di due secoli tra Calabria e Campania (Homo Scrivens Edizioni) è l’ultimo libro del sociologo e scrittore Giovanni Attademo e il racconto dei personaggi di una storia minore, che vale la pena conoscere. È il 1875 quando il bisnonno Luigi Attademo conosce Roselyn, una giovane di origini rumene proveniente da una famiglia di “kalderash”, i calderai. Luigi, innamoratosi di Roselyn, chiede a suo padre di essere accolto nella loro comunità e di iniziare un apprendistato presso la sua bottega di calderaio. Nel destino di ben quattro generazioni, gli Attademo non saranno più contadini e braccianti a giornata nelle terre cosentine, ma girovaghi artigiani del metallo.

Giovanni, chi era Kaldersh, l’ultimo calderaio?

«Era mio nonno, Giovanni Attademo: analfabeta, di professione “calderaio” e disperso in guerra nel corso del secondo conflitto mondiale. Mi sono cimentato nella scrittura di questo lungo racconto per tentare di ricostruire e recuperare la memoria della sua vita. Purtroppo dopo la partenza per il fronte russo, non si sono avuti più contatti e notizie di mio nonno, per cui tutti i fatti e gli avvenimenti descritti nel libro sono completamente romanzati e frutto di mie letture relative al dramma della seconda guerra mondiale».

Dove si svolge il racconto?

«Nel  libro  descrivo le storie di quattro generazioni, vissute in borghi e centri rurali della Calabria, come Laino Borgo, Carolei, Dipignano in provincia di Cosenza,  e della Campania: Boscoreale, Boscotrecase e Trecase in Provincia di Napoli. Si colloca a cavallo di due secoli, l’Ottocento e il Novecento. Il racconto si svolge seguendo questa cronologia temporale».

Che cosa accade in questo arco di tempo?

«Avvengono le vicende più significative della storia d’Italia, con il passaggio dal Regno delle Due Sicilie allo Stato unitario. Ci sono le trasformazioni dovute all’industrializzazione e le crisi per le epidemie di malaria e colera, che decimarono interi villaggi e centri del Mezzogiorno. E non mancarono calamità naturali, come le eruzioni vulcaniche e i terremoti, fino ad arrivare al primo conflitto mondiale e, infine, all’immane tragedia della seconda guerra mondiale».

Oltre a suo nonno, chi sono i protagonisti?

«In realtà il personaggio più significativo è nonna Angela Allegrezza, una donna straordinaria che ha lottato per tutta la vita contro avversità, calamità naturali, epidemie e le due guerre mondiali crescendo tre figli: Luigi, Ernesto, mio padre, e Antonio, ed il cui ricordo mi ha spinto a scrivere questa storia. E poi ho cercato di dare voce a chi non l’ha mai avuta, raccontando la vita di persone, uomini e donne umili, artigiani, casalinghe, braccianti, sgranocchiatrici, contadini, manovali, ambulanti, operai che con i loro sacrifici, il loro lavoro e il loro esempio hanno contribuito a fare la storia, non quella con la “S” maiuscola, dei quali nessuno ha mai parlato né parlerà».

Chi erano queste persone?

«Persone e famiglie vissute in abitazioni malsane, senza servizi, elettricità e acqua, in ambienti insalubri, che hanno avuti lutti e malattie invalidanti per mancanza di cure adeguate e mezzi sufficienti per vivere. Ci sono  le storie  di Mariuccia ricoverata nel Manicomio di Girifalco a Cosenza, di Concetta e le donne del “Munazzero” di Don Carmine, delle filatrici e delle sgranocchiatrici, di Peppe ‘o Bastian’ e il suo commercio, di Don Cesarino il Maestro elementare, di Mastu’ Liberato ‘o barbiere nonché cerusico- sanguettaro e di  Ciccio ‘o barbiere suo ragazzo di bottega, di Peppe ‘o ferracavall’, di Minicuccio ‘a mano mozza, raccoglitore di pigne. E poi ancora racconti di Santi come San Gennaro e di Madonne: Sant’Anna, Santa Maria Salòme, Madonna Liberatrice dai Flagelli. In questo viaggio nel tempo ho scoperto le storie di tante donne, straordinarie ed eroiche che, a costo della loro vita, hanno affermato e praticato i valori della solidarietà, dell’amore incondizionato, del lavoro e della famiglia».

 E sugli Attademo che cosa ha scoperto?

«Che esiste un fil rouge nella nostra storia, è la vena anarchica sempre presente in tutti noi. A volte più nascosta, altre prorompente, ma da sempre insopprimibile. L’animo girovago, il desiderio di visitare sempre nuovi luoghi, il voler essere sé stessi a tutti i costi, il mettersi alla prova continuamente. La volontà di non fermarsi e smettere di cercare l’altro che è in noi, la profonda curiosità intellettuale, umana, la ricerca di relazioni sempre nuove e feconde, l’intolleranza a tutti i poteri costituiti, all’autorità, la perenne ricerca e lotta contro le ingiustizie, le iniquità e le disuguaglianze e la volontà difendere a tutti i costi la nostra identità di persone, di comunità, e dei luoghi, di ricostruire e tramandare il sentimento di appartenenza e di fare memoria che non vuol dire solo  ricordare ma anche e sfruttare questo giacimento aureo del passato per un agire consapevole nel presente e nel futuro».

Giovanni Attademo

Napoletano, sociologo e antropologo, ha lavorato per il Comune di Napoli dal 1998 al 2012 rivestendo il ruolo di dirigente nell’area del Coordinamento dei Centri di Servizi Sociali Territoriali e degli interventi a sostegno delle fasce deboli, della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza. Ha insegnato Legislazione sociale e Metodologia del Servizio Sociale per 5 anni alla Scuola di Servizio Sociale della Federico II e dal 2013 al 2016 Politiche Sociali al Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli Federico II. Attualmente collabora con la cattedra di Innovazione Sociale.  Ha pubblicato per Homo Scrivens il volume “Aspettando il 112”. L’azzardo, l’impegno, i dubbi (2016), scritto insieme con gli amici Mario Petrella e Sergio D’Angelo, con cui ripercorre la traccia dell’impegno sociale profuso negli ultimi 30 anni a Napoli. Per Gesco Edizioni, con Mario Petrella, ha pubblicato il volume “Una leggera brezza tra i miei capelli” La metodologia della Formazione-Intervento nella relazione di aiuto per operatori sociali e socio-sanitari, (2016). Ancora con l’Editore Homo Scrivens, ha curato la pubblicazione, in due volumi, dell’Autobiografia di Martino Passannanti, La mia Infanzia nella Terra delle serre, (2018) e Oltre il Ponte Sele (2023). Nel marzo 2023 pubblica la sua autobiografia dei primi 15 anni: “La strada sotto al Vesuvio” (Apeiron edizioni).

Immagine di Ida Palisi

Ida Palisi

Giornalista professionista, esperta di comunicazione sociale, dirige l’Ufficio Comunicazione Gesco. Collabora con il Corriere del Mezzogiorno per le pagine della Cultura e del Primo Piano.
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