Che io già ero triste. Perché vedere gli allenatori invertiti di posto, noi con Allegri (anche se in tribuna) e loro con Spalletti, mi fa ancora tristezza. Che ci devo fare, io sono una sentimentale.
Che io mi sentivo già mesta, e a questo si aggiunge la mestizie della situazione: una Juventus-Napoli in cui le due si giocano il posto non in testa alla classifica, ma nella terra di mezzo, dietro il Frosinone, mi getta nello sconforto.
Dietro il Frosinone.
E ora il Frosinone si allontana.
Il Frosinone.
Il Frosinone si allontana.
Quindi, ero triste e mesta, poi devo vedere Lucca al posto di Hojlund, secondo una logica che sfugge ai più, che quello mo si era sbloccato e tu lo rimetti in panchina, devo vedere che teniamo la gente contata perché ogni tanto si fa male qualcuno, che De Bruyne ha un risentimento muscolare ed esce, che mettiamo i 2008 perché un po’ di energie fresche potrebbero andare bene, ma vatti a fidare, Marianucci si fa espellere come un fesso, prendiamo due gol, il primo da uno che stava per uscire perché non stava un granché, cioè, un po’ stiamo ai piedi di Pilato noi, un po’ ci vuole anche la ciorta.
Scusate il flusso di coscienza, ma davvero, non si può.
Ma è una strategia quella di vincere una partita sì e una no? Voglio dire, è una cosa voluta? E qual è l’effetto sulla nostra psiche? Mi ricorda quella scena di Shrek, quando si rompe la bacchetta della Fata Madrina e Pinocchio urla: «Evviva, sono un bambino vero! Ah no, sono un burattino! Sono un bambino vero! Ah no, sono un burattino! Sono un bambino vero! Ah no, sono un burattino! Sono un bambino vero! Ah no, sono un burattino!» Avete presente? Se non avete presente, andatevelo a vedere.
Così noi: «Siamo fortissimi! Siamo scarsissimi! Siamo fortissimi! Siamo scarsissimi! Siamo fortissimi! Siamo scarsissimi!»
Quindi mercoledì a Porto vinciamo? Funziona così? Ditemelo, così mi regolo. E non mi intossico.
Immagine di copertina di Carlo Hermann