Un giovane su due, under 26, si rivolge all’AI per problemi sentimentali, di salute o psicologici. Medici, pediatri e neuropsichiatri infantili lanciano l’allarme dell’emergenza psichiatrica adolescenziale. Studi scientifici dimostrano che gli smartphone fanno male alla salute fisica e psichica dei bambini: sovrappeso, obesità, ipertensione, danni muscolari e oculari,sono i danni fisici più frequenti, danni psicologici, ansia e depressione causati dall’esposizione precoce e prolungata agli schermi.
Il presidente Sánchez vieta in Spagna l’uso dei social per difendere gli under 16 dal “Farwest digitale”, suscitando l’ira del proprietario di X Elon Musk. In Francia il presidente Macron chiede il divieto per i ragazzi al di sotto di 15 anni e dice “Il cervello dei nostri figli non è in vendita”. L’onorevole Sandro Ruotolo con il pediatra e politico Paolo Siani affronta in Parlamento europeo le derive dell’uso eccessivo e intensivo dei device per “costruire un mondo digitale più sicuro per i bambini”. In Italia e tanti paesi nel mondo, anche i più “tech”, dalla Cina alla California, si adottano misure per limitare l’uso dei device tra gli adolescenti. Con Palermo e Catania, Napoli è la città dove vivono più Neet, Not in Education, Employment or Training, ragazzi tra i 15 i 29 anni che non studiano, non lavorano e non si formano a nessuna professione. Nell’area metropolitana di Napoli il tasso di dispersione scolastica rimane altissimo, soprattutto alle scuole superiori.
Ed è Napoli che parte Dis Connect, format per l’uso consapevole dei social e la disintossicazione digitale. Il format sull’educazione digitale, ideato da Danilo Zanghi e Ilaria Urbani, sarà presentato martedì 10 febbraio 2026 alle ore 10.30 nell’Aula Magna dell’Università Parthenope, in occasione del Safer Internet Day, Giornata mondiale per la sicurezza in Rete e per un uso consapevole del web. L’incontro è promosso da Dis Connect, l’associazione Artur e dall’associazione studentesca “Studenti Per Uni Parthenope”.
Con i ragazzi dell’università Parthenope e gli studenti dell’Iti Ferraris di Scampia, interverranno alla tavola rotonda Maria Luisa lavarone, professoressa Ordinaria di Pedagogia nell’Università degli Studi di Napoli Parthenope; Andrea Bonifacio, psicologo, Psicoterapeuta, Tnpee, Danilo Zanghi, ideatore di Dis Connect e Digital Strategist, Daniela Conte, dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico Industriale “G.Ferraris” di Napoli, Luana Simeone, presidente dell’Associazione dell’Università Parthenope “Studenti Per” e Domenico Tafuri, direttore del Dipartimento di scienze mediche, motorie e del benessere. Modera Ilaria Urbani, giornalista de La Repubblica Napoli, ideatrice del format Dis Connect. Partecipano Ceppeland, influencer e content creator, e il cantautore Gabriele Esposito. Videoappelli di Maurizio de Giovanni e Marisa Laurito. Saluto inaugurale del Magnifico Rettore Antonio Garofalo, monologo a cura di Luigi Felaco.
Maria Luisa Iavarone, ordinaria di Pedagogia all’università Parthenope, riflette: “La relazione che i giovani hanno con le tecnologie è sempre più pervasiva ed assorbente ma soprattutto si caratterizza di un aspetto nuovo: oltre il 70% degli adolescenti (Skuola.net, 2025) utilizza abitualmente il cellulare per accedere all’intelligenza artificiale alla quale rivolge domande di carattere personale e relazionale a scopo di supporto emotivo (AI Companions). Tale fenomeno è un segnale di un profondo mutamento antropologico. Un uso che racconta un bisogno dei giovani di ascolto, orientamento, accoglienza senza giudizio. Perché allora i giovani cercano paradossalmente empatia in un sistema artificiale? Perché hanno smesso di cercarla in un adulto? Anche su questi aspetti il format Dis-Connect proverà a trovare risposte per tornare ad una relazione più autentica ed umanamente intima”.
«La disconnessione digitale – spiega Danilo Zanghi, promotore dell’iniziativa e digital strategist – riguarda i ragazzi e non solo: coinvolge le scuole, ma anche la vita quotidiana nel suo complesso. Educare soprattutto i più giovani a non diventare dipendenti dagli smartphone non significa soltanto, giustamente, limitarne l’uso nelle aule scolastiche, ma fornire strumenti concreti per scoprire interessi fuori dal web: dall’animazione alla lettura, dal cinema e teatro alla musica, attraverso il loro linguaggio e il loro sguardo. Da quando opero nel settore della comunicazione digitale, mi rendo conto ogni giorno di quanto sia necessario cambiare approccio, partendo dalla qualità dei contenuti, che hanno un ruolo chiave in una fruizione sana e consapevole del digitale. Il nostro compito non è demonizzare i social, ma rendere le nuove generazioni capaci di scegliere, sviluppando senso critico e consapevolezza rispetto alla varietà e alla bellezza dei mezzi a disposizione per la conoscenza e il tempo libero».
Le neuroscienze ci dicono che le piattaforme digitali attirano dipendenze, impongono confronti con modelli irreali, generano ansia, isolamento sociale, disturbi del sonno e dell’umore, dei comportamenti alimentari, autolesionismo. Il rapporto tra bambini e digitale è sempre più stretto. Secondo Save The Children circa un bambino su 3, tra i 6 e i 10 anni, usa lo smartphone tutti i giorni. Il 62,3% dei preadolescenti ha almeno un account social. Senza demonizzare smartphone e piattaforme bisogna ragionare su come introdurli nella vita dei ragazzi: l’uso delle tecnologie cambia il modo di organizzare la conoscenza dei bambini, lo sviluppo del linguaggio, la capacità di alfabetizzazione, di concentrazione e di lettura, aumenta i casi di dislessia e genera problemi cognitivi.