«Ricordatevi le promesse, noi attori abbiamo buona memoria». Non ha dubbi Lucio Pierri, nel commentare quanto accaduto al Sannazaro: si deve intervenire subito, ma nel frattempo la compagnia stabile del Teatro Sannazaro si ferma. Attore di teatro e cinema, conduttore tivù – di “Attenti al Lucio” su Telecapri, dove commenta il team di commento in “Onda Azzurra Stadio” – da sempre è protagonista degli spettacoli di punta di Lara Sansone: il Cafè Chantant (all’inizio da solo, poi in duo con Massimo Peluso) e la Festa di Montevergine. Qui veste i panni de ‘O Sanguettaro, il marito de ‘A Maesta, interpretata da Lara Sansone, che puntò su di lui per il ruolo.
Lucio quale è il sentimento in questo momento per quanto è accaduto al Teatro Sannazaro?
«È un sentimento di enorme dolore, un vuoto, perché bisogna elaborare un lutto. La sera in cui è successo ci siamo chiamati al telefono noi della compagnia stabile del Sannazaro, e piangevamo come si piange una persona che viene a mancare, particolarmente cara. Anche se non è morto nessuno, è morto il teatro, si è incendiato, e per noi il teatro era una persona, era la famiglia, perché era il posto dove ci ritrovavamo».
Come il vecchio carrozzone di un tempo, secondo la tradizione di Luisa Conte?
«Sì, un posto dove stavamo bene insieme, perché avevamo fatto una scelta che era quella di lavorare solo ed esclusivamente con Lara Sansone, con la compagnia stabile del Sannazaro, la nostra seconda casa, dove ci si confronta, si costruisce insieme, ed è quello che abbiamo fatto fino a quattro giorni fa, fino a domenica, perché Lara non si risparmia mai nei consigli prima di andare in scena, anche dopo la cinquantesima replica di uno spettacolo».
Un legame forte, il vostro.
«Lei è il nostro allenatore, chiamarla regista è limitativo, per cui il suo lutto è il nostro lutto, è il lutto di una città intera. Non me ne vogliano gli altri teatri, ma il Sannazaro è un’altra cosa».
Riduttivo chiamarlo “la bomboniera di Napoli”?
«È un unicum perché hai il pubblico “addosso” e quindi l’impatto che ti arrivava dalla sala era ancora più immediato. Quando si chiede ad un attore qual è la differenza tra il cinema e il teatro e perché preferisci il teatro, ecco: per me è perché sento subito il consenso o meno del pubblico, e al Sannazaro è ancora più amplificato per la vicinanza che hai con gli spettatori, soprattutto con i nostri spettacoli, dove Lara era solita stravolgere la platea per farla diventare una prosecuzione naturale del palcoscenico».
Ora tantissime manifestazioni d’affetto ma anche la paura che la città abbia la memoria corta?
«La verità è che adesso è facile, bisogna vedere tra una settimana cosa succede una volta spente le luci della ribalta, quando si vedrà chi ti sarà accanto davvero. Io credo che il Sannazaro sia un polmone vitale di cultura per la nostra città e che quest’eco continuerà ad esserci, sono convinto che effettivamente ci siano tante persone che vogliono nel concreto aiutarci. Ma sono discorsi da fare a mente lucida».
Come quello sulla prosecuzione della stagione?
«Va tutto molto ponderato. Penso che sia giusto che la compagnia in questo momento si fermi, perché nasce e muore all’interno del Sannazaro, non facciamo spettacoli che poi vanno negli altri teatri e quindi dobbiamo ritornare lì, o quando ci sarà data una seconda casa».
E gli altri spettacoli in cartellone?
«Per le altre compagnie che erano inserite in una stagione in fieri, come quelle di Carlo Buccirosso e Benedetto Casillo, una soluzione alternativa si potrà trovare. Noi avevamo in programma, oltre alle repliche del Cafè Chantant, dal 9 di aprile “Annella di Portacapuana” con Leopoldo Mastelloni, un omaggio che Lara voleva fare a Leopoldo, l’ennesima dimostrazione di generosità che soltanto una donna come lei sa fare».
Quindi non è d’accordo con l’idea di andare altrove o con quella, lanciata da Maurizio de Giovanni, che ogni teatro dedichi uno spettacolo al Sannazaro?
«Al contrario, sono d’accordissimo, credo solo che tutte le idee vadano ponderate, perché sull’onda emozionale è facile dire sì, poi bisogna realizzarle. Però sono talmente convinto di ciò che fanno Lara e il marito Sasà Vanorio, che qualsiasi cosa sceglieranno di fare, sarà la scelta giusta. Poi ho sentito di (8:56) parlare di spettacoli, il cui incasso sarà devoluto per la ricostruzione… Magari! Forse sarà uno dei primi casi in cui veramente si farà rete tra teatri e tra colleghi».
Secondo lei di che cosa c’è bisogno adesso?
«La palla in questo momento passa nelle mani delle istituzioni e speriamo di non dover assistere a iter burocratici lentissimi, come spesso l’Italia ci ha costretti a vivere, molto lenta, perché altrimenti parleremmo di tempi biblici, mentre la voglia di ripartire subito è tanta. Lara poi è veramente una persona fuori dal comune: sta facendo lei coraggio a noi tutti».
Si è parlato di un cortocircuito, vi siete fatti anche voi della compagnia questa idea per la causa dell’incendio?
«No e secondo me tutti quelli che si sbilanciano in questa direzione o in un’altra fanno un errore madornale. Non c’è niente che lasci pensare ad un cortocircuito ma nemmeno al contrario. È un’ipotesi, come pure può essere quella che l’incendio possa essere partito da un appartamento attiguo e si sia esteso alla cupola che poi è implosa ed è crollata nella sala».
Vuole fare un appello per il Teatro Sannazaro?
«A chi ci promette aiuto, di essere coerenti con quello che stanno dicendo.
Anche perché siamo attori, quindi abbiamo una memoria fuori dal comune e li ricorderemo tutti».