Non è solo un riconoscimento, ma un ponte tra generazioni. Renzo Arbore lo sa bene e lo racconta con semplicità: «Questo premio mi tocca davvero. Con Roberto Murolo c’è stato un legame profondo. Non amo i premi alla carriera, almeno non ancora, ma questo lo considero diverso». La sua emozione apre la conferenza del Premio che più che celebrare, rilancia la tradizione della canzone napoletana.
Sabato 28 marzo il Casinò di Sanremo sarà il cuore di questo appuntamento, ospitando il Premio Internazionale Roberto Murolo. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione dedicata al grande maestro napoletano in collaborazione con Napulitanata e voluta da Nando e Mario Coppeto, si inserisce in un momento storico denso di ricorrenze: i 150 anni dalla nascita di Ernesto Murolo, i 95 anni dal primo Festival Napoletano ideato proprio a Sanremo e i 25 anni della Fondazione.
La scelta della location non è casuale. È qui che, nel 1931, Ernesto Murolo immaginò una canzone napoletana capace di superare i propri confini naturali e dialogare con un pubblico più ampio. Un’intuizione che, a quasi un secolo di distanza, conserva tutta la sua forza.
Il sindaco di Sanremo, Alessandro Mager, sottolinea il valore del premio: «È un’opportunità concreta per riscoprire le radici di un dialogo artistico e, allo stesso tempo, proiettarlo verso il futuro».
La direzione artistica affidata a Mimmo Matania costruisce un racconto in cui tradizione e contemporaneità si incontrano. Accanto a Arbore, premiati Raiz, Enzo Gragnaniello e il manager musicale Luciano Chirico, ognuno portatore di un contributo diverso ma complementare alla diffusione della canzone napoletana.
La musica sarà protagonista anche sul palco: l’ensemble Napulitanata, i Ladaniva — autori di una rilettura di un brano di Murolo nato nel backstage dell’Eurovision —, il duo Emanuela Loffredo e Maurizio Pica e, per il gran finale, Peppe Barra.
«Non è solo un omaggio», spiega Mario Coppeto, presidente della Fondazione, «ma un modo per collocare la canzone napoletana in uno spazio universale».
Il Premio Murolo non guarda al passato come a un archivio, ma come a una storia ancora viva, capace di evolversi e parlare al mondo intero. È questo il vero cuore della serata: memoria e innovazione che si intrecciano senza soluzione di continuità.