Si è riunito in un’assemblea pubblica ai Giardinetti di Porta Capuana il collettivo di operatori e operatrici delle dipendenze del Consorzio Gesco lo scorso martedì 1° aprile 2026 per aprire un confronto cittadino sul futuro dei servizi, sulla tutela del lavoro e sul diritto alla cura.
Al centro della mobilitazione c’è la difesa di un modello integrato che, nel tempo, ha messo insieme interventi clinici, educativi e sociali, riuscendo a intercettare bisogni complessi e spesso invisibili: dipendenze, marginalità, disagio psichico, vulnerabilità sociale, misure alternative alla detenzione, nuovi consumi, gioco d’azzardo patologico. Un lavoro di prossimità che non si limita alla prestazione sanitaria, ma costruisce relazioni, accesso ai servizi, accompagnamento e percorsi di autonomia.
Secondo quanto denunciato dai promotori, la decisione dell’Asl Napoli 1 Centro di interrompere la nuova gara d’appalto e di prorogare i servizi solo fino al 31 agosto 2026 apre uno scenario di forte incertezza. Il timore è che questo passaggio possa tradursi in uno smantellamento progressivo dei servizi o in un loro svuotamento, con conseguenze pesanti sia per le persone prese in carico sia per gli operatori coinvolti.
Il sistema oggi in discussione comprende, tra gli altri, centri diurni, unità di strada, drop-in, équipe mobili nei contesti del divertimento, servizi per persone detenute, poli per il disturbo da gioco d’azzardo e spazi di prossimità territoriali. Servizi nati in risposta ai cambiamenti sociali e ai nuovi bisogni, poi diventati parte stabile del Dipartimento Dipendenze della ASL Napoli 1 Centro. Oggi rappresentano presìdi indispensabili nei territori: luoghi di ascolto, cura e orientamento che, grazie alle professionalità coinvolte e al lavoro costruito negli anni, sono diventati punti di riferimento per le comunità locali e per l’intera città.
“Non si tratta soltanto di difendere posti di lavoro, ma di salvaguardare una rete pubblica e sociale che in questi anni ha garantito continuità assistenziale, prevenzione, inclusione e tutela della salute pubblica”, sottolineano i promotori. “Chiediamo che la riduzione del danno, già prevista nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), venga resa strutturale anche in Campania e che si apra un confronto istituzionale vero, capace di tutelare servizi e professionalità costruiti in decenni di esperienza sul campo”.
Continua intanto la raccolta firme del documento promosso dal collettivo degli operatori.
Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/proteggere-il-modello-integrato-tra-istituzione-pubblica-e-terzo-settore-a-napoli
Un’assemblea pubblica sulla questione delle dipendenze e sull’integrazione socio-sanitaria è prevista per giovedì aprile 2026 alle ore 10 al Centro Don Bosco di Napoli (in via Don Bosco 8).