La Campania si colloca all’ultimo posto in Italia per diffusione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), il cosiddetto biotestamento. Con una media di una DAT ogni 276 abitanti, la regione registra il livello più basso a livello nazionale nell’utilizzo dello strumento che consente ai cittadini maggiorenni di esprimere in anticipo le proprie volontà sui trattamenti sanitari da ricevere o rifiutare nel caso di incapacità decisionale.
A evidenziare il quadro è l’Osservatorio DAT dell’Associazione Luca Coscioni, che ha elaborato un monitoraggio aggiornato a dicembre 2025 attraverso una richiesta di accesso agli atti rivolta a tutti i 7.677 Comuni italiani. L’iniziativa si è resa necessaria in assenza della relazione ufficiale del Ministero della Salute, mai pubblicata, e in mancanza di una campagna istituzionale di informazione sul tema.
Secondo l’Associazione, si tratta dell’unico database nazionale disponibile sulle DAT, costruito a partire dai dati forniti dagli enti locali e dalle risposte raccolte negli ultimi anni.
All’interno della regione emergono forti disuguaglianze territoriali. La provincia di Avellino registra il dato più alto in Campania, posizionandosi al 68° posto nella classifica nazionale, con una DAT ogni 184 abitanti e un totale di circa 1.200 disposizioni depositate.
Seguono Salerno, Napoli, Caserta e Benevento, con livelli progressivamente più bassi.
Nel dettaglio:
- Avellino: 68° posto nazionale – 1 DAT ogni 184 abitanti – 1.200 DAT
- Salerno: 80° posto – 1 DAT ogni 221 abitanti – 2.553 DAT
- Caserta: 95° posto – 1 DAT ogni 272 abitanti – 1.938 DAT
- Napoli: 103° posto – 1 DAT ogni 311 abitanti – 6.730 DAT
- Benevento: 106° posto – 1 DAT ogni 332 abitanti – 513 DAT
Il quadro evidenzia una diffusione ancora disomogenea del biotestamento, con differenze significative tra aree urbane e territori più piccoli.
Secondo Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, il tema delle DAT resta ancora poco conosciuto dalla popolazione.
«Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta», affermano, sottolineando come in Italia manchi da anni una piena informazione istituzionale sul diritto di scegliere in anticipo le modalità delle cure di fine vita.
L’Associazione evidenzia inoltre come il miglioramento nella diffusione delle DAT sia dovuto soprattutto all’attività di organizzazioni della società civile e non a campagne pubbliche strutturate. Per questo invita i cittadini a informarsi, scaricare i moduli disponibili e utilizzare il Numero Bianco dedicato al supporto sui diritti di fine vita.
A livello nazionale, l’analisi dell’Associazione prende in considerazione 4.822 Comuni che hanno fornito dati aggiornati sia nel 2023 sia nel 2025. In questi territori risultano 228.151 DAT depositate dall’entrata in vigore della legge sul biotestamento nel 2018.
Rispetto al 2023 si registra una crescita del 18,2%. Estendendo il calcolo anche ai 1.780 Comuni che non hanno risposto nel 2025 ma che avevano fornito dati negli anni precedenti, il totale delle DAT depositate sale a 278.329 su 6.602 Comuni analizzati.
Si tratta tuttavia di un dato parziale, che non include le disposizioni depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari, per le quali non esiste una banca dati pubblica unificata.