MEDUSA – Contemporary Playwriting and Inclusive Identities in Europe è un progetto europeo che mette in rete realtà teatrali, università e operatori culturali di Italia, Germania e Bulgaria.Al centro del percorso c’è il tema dell’identità, intesa non come elemento statico ma come spazio in continua trasformazione, attraversato da questioni sociali, politiche e culturali.
Attraverso la selezione e la diffusione di sei testi contemporanei, MEDUSA vuole portare alla luce voci spesso poco rappresentate e favorire la circolazione della nuova scrittura teatrale oltre i confini nazionali.
Stefania Bruno, MEDUSA riunisce partner provenienti da tre Paesi europei con storie e sistemi teatrali molto diversi. Come è nata questa collaborazione internazionale e quali obiettivi vi siete posti fin dall’inizio?
Il primo nucleo del progetto MEDUSA – Contemporary Playwriting and Inclusive Identities in Europe – è nato da una serie di conversazioni tra persone che già da tempo lavoravano insieme: Valentina Curatoli, Monica Marotta, traduttrice e manager culturale attiva a Berlino, e noi socie di En Kai Pan, Stefania Bruno, Tiziana Sellato e Loredana Stendardo.
Fin dall’inizio abbiamo avuto chiaro che il progetto doveva avere una dimensione europea. La drammaturgia contemporanea, infatti, non può essere pensata solo all’interno dei confini nazionali: molti testi nascono, vengono premiati e riconosciuti, ma raramente riescono a essere tradotti, prodotti e messi in circolazione in altri Paesi.
MEDUSA nasce proprio dalla necessità di creare strategie nuove per favorire la diffusione della scrittura teatrale contemporanea, mettendo in relazione ricerca, traduzione, produzione e promozione.
Perché avete scelto di costruire un partenariato così ampio e internazionale?
Abbiamo scelto partner che portassero competenze diverse ma complementari. In Italia sono coinvolti Casa del Contemporaneo, con la sua esperienza nella produzione di drammaturgia contemporanea, e il DISPAC dell’Università di Salerno.
In Germania collaboriamo con realtà che lavorano da anni sulla traduzione e sulla diffusione della drammaturgia, come Drama Panorama e NIDS. In Bulgaria il partenariato comprende organizzazioni come 36 Monkeys ed EURODRAM BG, impegnate nella promozione e traduzione dei testi contemporanei.
L’obiettivo comune è costruire una rete europea capace di sostenere gli autori e le autrici, favorire gli scambi e creare nuove possibilità di incontro tra testi, artisti e pubblici.
Il tema dell’identità è al centro dell’intero progetto. In che modo le sei opere selezionate raccontano le trasformazioni della società contemporanea e le nuove forme di inclusione?
Abbiamo scelto il tema dell’identità perché oggi rappresenta uno dei luoghi principali di confronto della società contemporanea. Non intendiamo l’identità come qualcosa di fisso, ma come un processo che nasce dalla relazione tra individuo, genere, storia, ambiente, politica e società.
La figura di Medusa è diventata il simbolo del progetto perché rappresenta un femminile che è stato storicamente percepito come minaccioso, ma anche il potere dello sguardo e della trasformazione. Il teatro, infatti, non deve soltanto riflettere la realtà, ma può contribuire a modificarne la percezione.
MEDUSA vuole dare spazio a voci e identità spesso poco rappresentate, mettendo in discussione i modelli dominanti e ampliando il canone della drammaturgia contemporanea.
Come si è svolto il processo di selezione dei testi?
La prima azione del progetto è stata la creazione di un osservatorio transnazionale formato da tre commissioni nazionali. L’osservatorio si è riunito a Domicella, in provincia di Avellino, per selezionare sei testi finalisti, due per ogni Paese, partendo da sedici opere.
Abbiamo valutato non solo la qualità drammaturgica, ma anche la capacità dei testi di dialogare con altri contesti europei e di confrontarsi con il tema dell’identità.
Quali sono i temi principali affrontati dalle sei opere selezionate?
I testi affrontano questioni centrali della contemporaneità: migrazione, precarietà lavorativa, identità di genere, violenza, consapevolezza di sé e relazioni personali all’interno di una società ancora segnata da strutture patriarcali.
Le opere provenienti dalla Germania riflettono sul rapporto tra corpo e società e sulla solidarietà femminile; quelle bulgare esplorano la violenza come elemento che condiziona la costruzione dell’identità; i testi italiani affrontano invece il tema della migrazione, della perdita delle radici e dei conflitti legati ai ruoli di genere.
Valentina Curatoli, uno degli aspetti più interessanti riguarda la traduzione e la circolazione dei testi. Quanto è importante creare una rete europea che permetta ai nuovi drammaturghi di superare i confini nazionali e raggiungere altri pubblici?
La circolazione internazionale è fondamentale perché oggi molti spettacoli hanno una vita molto breve. In passato una produzione poteva attraversare anni di tournée, mentre spesso le opere contemporanee restano in scena solo per poche settimane.
Il testo teatrale continua però a crescere attraverso il confronto con il pubblico: la scena è un luogo in cui la scrittura si trasforma e acquisisce nuovi significati.
Il dialogo internazionale permette agli autori di confrontarsi con sensibilità e sistemi teatrali diversi. Mettere in relazione queste esperienze significa creare nuove opportunità e costruire uno spazio culturale europeo più aperto.