Il monitoraggio di Legambiente Campania individua dieci punti critici dove l’effetto “isola di calore” raggiunge livelli record. Le aree più vulnerabili sono quelle con poco verde, molto asfalto e intenso traffico.
Con il termometro che continua a salire, c’è una Campania che scotta più delle altre. Non si tratta delle temperature registrate dalle tradizionali stazioni meteorologiche, ma di quelle rilevate al suolo, nei luoghi dove cemento, asfalto e assenza di vegetazione trasformano le città in vere e proprie fornaci.
Secondo il monitoraggio diffuso da Legambiente Campania, i dieci principali hotspot termici della regione hanno raggiunto valori record, con punte di 48 gradi alla Stazione Centrale di Napoli e al mercato ortofrutticolo di Afragola, simboli di un fenomeno che non rappresenta soltanto un’emergenza climatica, ma anche sociale e sanitaria.
L’indagine ha individuato dieci aree urbane particolarmente esposte al surriscaldamento, accomunate dalla forte impermeabilizzazione del suolo, dalla scarsità di alberature e dall’elevata presenza di superfici asfaltate e traffico veicolare. Sono luoghi in cui l’effetto “isola di calore” amplifica sensibilmente la temperatura percepita, rendendo ancora più difficile affrontare le ondate di caldo.
Tra gli hotspot più significativi spicca la Stazione Centrale di Napoli, dove la concentrazione di asfalto, cemento, mezzi di trasporto e flussi continui di persone crea uno degli ambienti più critici dell’intera regione. Secondo Legambiente, questo luogo rappresenta il simbolo di infrastrutture urbane che non sono ancora progettate per affrontare eventi climatici estremi, con ripercussioni soprattutto per pendolari, lavoratori e persone fragili.
Non meno preoccupante è la situazione del mercato ortofrutticolo di Afragola, dove sono stati registrati gli stessi valori record. Qui il calore non influisce soltanto sul benessere delle persone, ma anche sulle attività produttive: gli operatori lavorano per ore su grandi piazzali asfaltati, esposti al sole, con conseguenze sui ritmi di lavoro, sulla sicurezza e sulla qualità degli spazi. È uno degli esempi più evidenti di come il cambiamento climatico stia incidendo anche sull’economia quotidiana.
Il monitoraggio di Legambiente punta l’attenzione anche sulla necessità di ripensare le città. Piantare nuovi alberi, aumentare le superfici permeabili, ridurre il consumo di suolo e realizzare spazi ombreggiati non sono più interventi di semplice riqualificazione urbana, ma vere misure di adattamento climatico.
Le ondate di calore, infatti, stanno diventando sempre più frequenti e intense. Nei quartieri più densamente urbanizzati, la differenza di temperatura rispetto alle aree verdi può raggiungere diversi gradi, aumentando il rischio per anziani, bambini, lavoratori all’aperto e persone con patologie croniche.
Il report di Legambiente lancia quindi un messaggio chiaro: la sfida climatica si gioca anche nelle città. Contrastare gli hotspot termici significa rendere gli spazi urbani più vivibili, più sicuri e più resilienti, trasformando il verde pubblico e la rigenerazione urbana in strumenti fondamentali per affrontare il futuro.
I punti attenzionati
Hotspot 1: Mercato ortofrutticolo di Afragola – 48°C
Il mercato ortofrutticolo di Afragola è un punto emblematico perché unisce intensità d’uso,
grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo non è soltanto un disagio
ambientale: incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della
movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità
complessiva del luogo. È un hotspot che rende evidente quanto il surriscaldamento abbia
anche una dimensione produttiva e sociale.
Hotspot 2: Zona residenziale di Macerata Campania – 46°C
In un’area residenziale come Macerata Campania, l’hotspot assume un significato diverso
qui il caldo entra nelle case, nei quartieri, nei percorsi quotidiani. Non ci sono solo superfici
che si scaldano, ma persone che vivono il disagio in modo diretto, soprattutto nelle ore serali
e notturne, quando il calore accumulato durante il giorno fatica a disperdersi. È un punto che
racconta il caldo come problema di vita quotidiana, comfort abitativo e salute urbana.
Hotspot 3: Area Mercato di Caserta – 46°C
Nel cuore di Caserta, l’area del mercato si configura come uno di quei luoghi in cui il caldo si
intreccia con la vita quotidiana, i flussi di persone, la sosta breve e il passaggio continuo. È
uno spazio che, nelle giornate più calde, risente fortemente della scarsità di ombra e della
presenza di superfici che assorbono e rilasciano calore, trasformando un luogo di incontro e
scambio in un ambiente più faticoso da attraversare e abitare.
Hotspot 4: Corso Vittorio Emanuele, Avellino – 44°C
Corso Vittorio Emanuele ad Avellino rappresenta un asse urbano centrale, vissuto ogni
giorno da residenti, studenti, lavoratori e visitatori. Qui il caldo si somma alla densità delle
attività e alla forte esposizione degli spazi di percorrenza, rendendo evidente quanto anche i
luoghi più rappresentativi della città possano diventare vulnerabili alle ondate di calore
quando mancano elementi di mitigazione come alberature, ombra diffusa e superfici più
fresche.
Hotspot 5: Piazza Enrico, Benevento – 45°C
Piazza Enrico, a Benevento, è un punto che racconta bene la fragilità termica degli spazi
pubblici centrali. In una piazza il caldo non resta un dato astratto: si traduce nella difficoltà di
sostare, incontrarsi e vivere lo spazio all’aperto nelle ore più critiche. È un hotspot che
evidenzia quanto il comfort climatico sia ormai parte integrante della qualità urbana,
soprattutto nei luoghi che dovrebbero essere più vivibili e accessibili.
Hotspot 6: Via del Carmine, Salerno – 41 °C
A Salerno, via del Carmine si inserisce nel tessuto urbano come un’area in cui il caldo si
riflette direttamente sulla vita dei residenti. Qui il surriscaldamento non riguarda soltanto
l’asfalto o le facciate esposte, ma anche la quotidianità di chi abita il quartiere, si sposta a
piedi e vive gli spazi esterni durante le ore più calde. È un punto che mostra come il caldo
possa diventare un fattore di disagio diffuso anche in contesti urbani consolidati.
Hotspot 7: Stazione Centrale di Napoli – 48°C
La Stazione Centrale è uno dei punti più eloquenti della mappa, perché concentra traffico,
asfalto, superfici dure, flussi continui e assenza di reale sollievo climatico. In un nodo così
intenso, il caldo non colpisce solo chi lavora o transita, ma mette in evidenza
l’inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore. È un hotspot che
parla di infrastruttura, ma anche di vulnerabilità urbana e di disuguaglianza nell’accesso a
luoghi freschi e sicuri.
Hotspot 8: Zona residenziale di Sant’Antimo – 46°C
Nel tessuto residenziale di Sant’Antimo, il caldo si manifesta come una pressione costante
sulla vita quotidiana. Qui l’hotspot non è solo un punto della mappa, ma il segno di un
ambiente che fatica a difendersi dal surriscaldamento: pochi spazi ombreggiati, superfici che
trattengono calore e percorsi urbani esposti rendono più difficile abitare il quartiere durante
le fasi più intense delle ondate di calore.
Hotspot 9: San Cipriano d’Aversa – 46°C
San Cipriano d’Aversa chiude questa mappa con un segnale chiaro: il caldo non riguarda
solo i grandi centri o le aree industriali più note, ma anche i territori residenziali e di
transizione, dove la vulnerabilità può crescere in modo silenzioso. Questo hotspot è
importante perché ricorda che la crisi termica attraversa l’intera regione e si radica nei luoghi
della vita quotidiana, rendendo urgente un’idea di adattamento che sia diffusa, concreta e
territoriale.
Hotspot 10: Mercato San Severino – 46°C
Questo punto si inserisce in un contesto urbano che, per la combinazione tra superfici
costruite, scarsa ombreggiatura e forte esposizione al sole, tende a trattenere il calore più a
lungo rispetto alle aree circostanti. È un hotspot che racconta bene quanto il
surriscaldamento non riguardi solo i grandi poli industriali o le città più dense, ma anche i
territori interni e i quartieri che, nelle giornate di caldo estremo, diventano più difficili da
vivere.