Ci sono libri che raccontano una città. E poi ci sono libri che, mentre raccontano una città, riescono a farti venire voglia di uscire di casa e andare a cercarla.
“Partenope misteriosa. Storie antiche per ragazze e ragazzi moderni” di Agnese Palumbo, pubblicato da Ibiscus Edizioni, appartiene decisamente alla seconda categoria.
È un libro pieno. E, come tutti i libri scritti bene, ha diversi livelli di lettura. Può essere un libro per ragazze e ragazzi, naturalmente. Ma può diventare anche un libro per adulti, per genitori, insegnanti, appassionati di Napoli e per chiunque abbia ancora voglia di lasciarsi sorprendere da una storia che credeva di conoscere già.
Al centro c’è lei, Partenope, la sirena che da secoli rappresenta una delle anime più misteriose della città. Una sorta di ossessione felice per Agnese Palumbo, storica napoletana, scrittrice, giornalista e guida turistica abilitata. E forse non poteva essere altrimenti: per raccontare Napoli bisogna conoscerne le strade, certo, ma anche le leggende, le paure, i fantasmi, le creature fantastiche e soprattutto quel confine sottilissimo che, da queste parti, separa la storia dalla leggenda.
Palumbo quel confine lo attraversa con naturalezza.
Il risultato è un viaggio tra i miti partenopei che mette in fila personaggi e storie conosciutissime – la Bella ’Mbriana, il dispettoso Munaciello, il Principe di Sansevero, Virgilio mago, i giganti Vesevo e Sebeto, l’uovo di Virgilio e naturalmente Partenope – ma riesce a restituirli con uno sguardo nuovo.
E qui sta uno dei meriti più grandi del libro: Palumbo non semplifica. Mescola, ricompone, ridisegna.
Prende storie che da generazioni vengono raccontate e le rimette in circolo attraverso una lingua capace di parlare ai ragazzi senza parlare come i ragazzi. È una differenza enorme.
Perché scrivere per i più giovani non significa necessariamente impoverire il linguaggio o rendere tutto più facile. Significa, piuttosto, conoscere la profondità emotiva di chi si ha davanti. Significa sapere che ragazze e ragazzi possono comprendere benissimo la paura, la solitudine, l’amore, la diversità, il coraggio, l’ingiustizia, purché qualcuno sappia trovare il modo giusto per raccontarglieli.
Agnese Palumbo quel modo lo conosce.
Lo conosce perché da anni lavora con la storia, con la scrittura, con la formazione e con le scuole. Lo conosce perché ha fatto della divulgazione e della narrazione di Napoli una parte importante del suo percorso professionale. E lo conosce, soprattutto, perché sa osservare e, ancora di più, sa ascoltare.
Nata a Napoli, laureata in Storia, Palumbo è scrittrice, giornalista e guida turistica abilitata. Ha collaborato con la Repubblica e il Riformista, ha lavorato per radio e televisione e si occupa di ricerche, progetti e laboratori di Storia e Storia delle donne. Per Feltrinelli Scuola ha curato progetti dedicati alla didattica e al metodo storico negli Studi di Genere. Ha scritto per il teatro Sante, Madonne e Malefemmene e Non farlo nel mio nome, storia di una brigantessa. Per Newton Compton ha pubblicato bestseller come 101 cose da fare a Napoli almeno una volta nella vita, 101 donne che hanno fatto grande Napoli e I love Napoli. Per le Edizioni San Gennaro è arrivato il romanzo breve Di sangue e di altre cure, il mistero di Caravaggio a Napoli. Cura inoltre progetti nelle scuole di formazione e scrittura creativa ed è presidente dell’associazione culturale Napoli città per le Donne.
Tutto questo, in qualche modo, si ritrova dentro Partenope misteriosa.
Perché questo non è semplicemente un libro di miti.
È un libro che restituisce ai ragazzi la possibilità di abitare la propria città attraverso le storie.
Ogni racconto nasce infatti da un luogo reale di Napoli. Un edificio, una strada, una piazza, un monumento diventano la porta d’ingresso verso una storia antica. Il passato non è chiuso in una teca, non è qualcosa da studiare e poi dimenticare: continua a vivere nelle strade che percorriamo ogni giorno.
E così la Napoli di oggi incontra quella di ieri.
Il Munaciello torna a camminare nei vicoli. La Bella ’Mbriana continua a vivere nelle case di tutti noi. E Partenope continua a guardare Napoli dalla profondità del suo mito.
A rendere ancora più coinvolgente questo viaggio ci sono le illustrazioni originali di Alessandra Vitelli.
Mentre si legge Partenope misteriosa viene voglia di fare qualcosa.
Viene voglia di prendere un bambino per mano e portarlo a Castel dell’Ovo per raccontargli quella storia che magari prima conoscevamo soltanto per sentito dire. Viene voglia di andare sotto la “fontana con le zizze” e spiegare che anche un luogo apparentemente bizzarro può custodire una storia. Viene voglia di camminare, guardare i palazzi, alzare gli occhi, fare domande.
E viene voglia persino di parlare di cose molto contemporanee.
Perché dentro le storie antiche possono entrare questioni modernissime: la parità di genere, il rapporto con il corpo, il body shaming, il modo in cui giudichiamo gli altri, la diversità, la libertà di essere ciò che siamo.
È questo che fa un buon libro per ragazzi: non dà soltanto risposte. Apre conversazioni.
In un tempo in cui si dice continuamente che i ragazzi leggono poco, che preferiscono la solitudine dello schermo alla condivisione di un racconto, Partenope misteriosa prova a fare esattamente il contrario.
È un esperimento riuscito di storia per ragazze e ragazzi.
Ma soprattutto è un esperimento riuscito di storia che torna a essere esperienza.
Una storia che non chiede soltanto di essere imparata, ma raccontata. Una storia che invita a uscire, vedere, toccare, ascoltare. Una storia che può diventare una passeggiata, una domanda, una conversazione tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti, tra amici.
È qui che il libro di Agnese Palumbo trova la sua forza. Non si limita a raccontare Napoli ai ragazzi: restituisce loro la città. La rende nuovamente curiosa, misteriosa, abitabile. E soprattutto dimostra che la storia, quando è raccontata con intelligenza e passione, non ha nulla di vecchio.
Anzi, può essere sorprendentemente contemporanea.
Partenope, allora, non è soltanto una sirena del passato. È una porta. Quella attraverso cui entrare nella storia, nella città e forse anche in noi stessi.
E quando si chiude l’ultima pagina viene quasi naturale infilarsi le scarpe più comode e uscire.
Per un viaggio in quelle radici che diventeranno alberi forti.