È disponibile in libreria il volume “Ammammato Ammammato”, edito da Edizioni Vulcaniche (200 pagine, 20 euro), firmato dallo chef Ciro Salatiello e dal giornalista Peppe Iannicelli, con la prefazione dello scrittore Maurizio de Giovanni.
Il libro è un viaggio nella gastronomia partenopea che intreccia storia, sociale e ricette tradizionali. Al centro della narrazione c’è l’evoluzione di una cucina nata dalla sintesi tra la devozione delle monache e la ricercatezza dei monsù borbonici, rielaborate dal popolo napoletano. Il titolo rimanda al termine dialettale che descrive la fusione e l’equilibrio perfetto tra gli ingredienti di un piatto.
Le monache cucinavano per devozione; i monsù, i cuochi alla corte dei Borbone, per impressionare: il popolo napoletano prese il meglio di entrambi e lo trasformò in tradizione. Quale sintesi più efficace renderebbe meglio l’idea di questo spaccato di storia patria del cibo? Nessuna, perché a Napoli si mescolano l’alto e il basso, il sacro e il profano non solo a livello sociale, ma soprattutto a livello gastronomico.
Tale miracolo dell’autosufficienza, insito nell’indole di un popolo che riesce a sembrare felice malgrado la miseria, è attestato, racconto dopo racconto, ricetta dopo ricetta, dalla più imprevedibile coppia di autori: Ciro Salatiello, chef di chiara fama, e Peppe Iannicelli, giornalista, conduttore televisivo, divulgatore, che hanno dato alle stampe, per i tipi di Edizioni Vulcaniche “Ammammato Ammammato” (pag. 200, euro 20), un libro il cui contenuto va rigorosamente chiarito a partire dal titolo.
L’intraducibile “ammammato” è l’immagine perfetta di un piatto nel quale tutti gli ingredienti si fondano e si insaporiscono alla perfezione l’uno nell’altro, come un amore appassionato nel quale due individui diventano un tutt’uno. Un amalgama che si sublima in un’esperienza gustativa superiore alla somma delle singole parti. “Ammammato ammammato” è infatti il richiamo all’equilibrio della cucina partenopea: ogni ingrediente trova il suo posto, ogni piatto nasce dalla mano del cuore dove il sentimento diventa l’ingrediente più importante. Il libro è anche un viaggio nella cucina napoletana nei suoi aspetti sociali intrecciando ricette, storia, tradizioni, miti, personaggi, emozioni. Un sentito omaggio alla civiltà e all’identità napoletana e un invito a condividere il cibo come gesto di amore e di pace.
Gli autori, annota Maurizio de Giovanni nella prefazione, «hanno scritto una topografia sentimentale della città, fatta di acquaioli e carnacuttari, che non esistono più se non nelle parole con cui ancora, per abitudine d’affetto, li chiamiamo».
Gli autori presentano il testo come un tributo all’identità culturale della città, rievocando anche figure storiche del tessuto urbano come gli acquaioli e i carnacuttari. La presentazione ufficiale dell’opera si terrà il 3 ottobre 2026 alle ore 19:00 presso il Palazzo Reale di Napoli, nell’ambito della quinta edizione del Campania Libri Festival.