Un viaggio senza sconti dentro i meccanismi dell’obbedienza e del branco, una riflessione profonda sul peso delle scelte e sui fantasmi dell’identità. Sabato 3 ottobre, alle ore 18:00, la Sala Pascarella di Palazzo Reale a Napoli ospiterà la presentazione di Mi chiamo ruggine, l’ultimo romanzo di Gianlivio Fasciano, un’opera edita da Castelvecchi che si presenta al pubblico forte del riconoscimento ottenuto al Premio Selezione Bancarella 2026, dove è giunta tra i sei finalisti conquistando il terzo gradino del podio nella serata conclusiva. A dialogare con l’autore nell’ambito della quinta edizione del Campania Libri Festival sarà Stefania Cantelmo, editor, traduttrice e docente di editoria.
Mi chiamo ruggine è un’opera dal tratto impietoso e di ampio respiro, raccontata con una cifra stilistica che fonde un’essenza ruvida a squarci di pura tensione lirica. La vicenda segue la parabola di Pierre, un giovane italiano che decide di cancellare il proprio passato arruolandosi nella Legione Straniera. Dalle addestrative camerate di Aubagne fino all’inferno verde della giungla nella Guyana Francese, la narrazione traccia un percorso di spoliazione dell’individuo. Lungo il cammino, la civiltà e le sue regole cedono progressivamente il passo alla spietata dinamica del gruppo: il cameratismo diventa annientamento delle singolarità, la disciplina si trasforma in cieca obbedienza e i rituali della truppa finiscono per inghiottire la coscienza morale del protagonista.
Eppure, la battaglia più cruda non si consuma tra gli alberi della giungla o sotto i colpi delle armi, ma nell’intimità della mente di Pierre. Lì, nello stesso corpo, convivono il ragazzo di un tempo e l’uomo di oggi, ingaggiati in un duello silenzioso da cui scaturiscono interrogativi universali sul prezzo da pagare pur di spezzare ogni legame con la propria storia e sulla misura fino a cui ci si può spingere pur di trovare un posto in un gruppo.
Nato a Termoli nel 1974, Gianlivio Fasciano vive e lavora tra Napoli e Parigi, dove esercita la professione di avvocato giuslavorista. La sua carriera artistica spazia dalla narrativa alla drammaturgia per il cinema e per il teatro. Tra i suoi impegni più recenti figura il monologo PPP – Parole, Poesie, Processo, opera dedicata a Pier Paolo Pasolini andata in scena alla Maison Rousseau et de la Littérature di Ginevra in occasione del cinquantenario della scomparsa del regista.
L’appuntamento di Palazzo Reale si prefigge come un’occasione unica per esplorare da vicino un poema di guerra e di solitudine, capace di mostrare la fragilità dell’animo umano di fronte al bisogno disperato di appartenenza.