Donatella Trotta, giornalista, saggista e presidente dell’associazione Kolibrì, ci racconta la nona edizione del progetto Il mondo salvato dai ragazzini, dedicata al tema «Mare Magnum, Monstrum, Nostrum». La Trotta spiega come la letteratura per ragazzi, l’albo illustrato e l’incontro con autori e illustratori nei luoghi della cultura (come la Biblioteca Universitaria di Napoli) aiutino i più giovani a superare le convenzioni, coltivare il pensiero divergente e scoprire il valore dell’inclusione e del rispetto per la natura.
Martedì 13 sarete alla BUN e alla Feltrinelli con Zabala e Urberuaga per presentare Pez (Il Gatto Verde edizioni, traduzione di Luna Di Meglio): in che modo la storia di questo pesce curioso, che osserva la vita sopra la superficie dell’acqua, aiuta i ragazzi a guardare il mare e il mondo da una prospettiva diversa?
Il punto di vista di PEZ, bizzarro celacanto − pesce arcaico e in questo albo anticonformista, curioso e animato da una gran gioia di vivere senza le catene del “politicamente corretto” − è volutamente eccentrico, rispetto alla vastità del tema di approfondimento scelto per la nona edizione del progetto di Reading Literacy creativa e premio di Juvenilia Il mondo salvato dai ragazzini 2026: «Mare Magnum, Monstrum, Nostrum».
Un tema che, tra i cinque titoli vincitori che abbiano scelto, i due celebri autori spagnoli affrontano da una prospettiva laterale, ironica e fantastica. Narrando con grande essenzialità una storia originale, stravagante e avventurosa che diventa un sorridente invito a coltivare il pensiero divergente, a superare i propri limiti, a oltrepassare i confini delle convenzioni e a perseguire i propri sogni per crescere, anche nell’incontro con i diversi da sé.
Qui l’acqua di mare, simbolo ancestrale e archetipico di vita e protezione (come il liquido amniotico del ventre materno) diventa pure metafora di un limite che può imprigionare la voglia e la ricerca di cambiamento. Perché né il mare, né la terra, né il cielo bastano infatti a Pez per esaudire il suo bisogno di esplorare e percorrere spiagge, strade e persino la volta celeste.
Perciò la sua storia diventa metafora utile, di questi tempi, per stimolare i più giovani (ovvero la generazione dei cosiddetti “divenenti”) a coltivare la libertà attraverso la creatività e la gioia di vivere, scoprire, conoscere senza stancarsi mai per trasformarsi, continuamente. Mettendosi di continuo in gioco.
In Pez, il segno pittorico ed evocativo di Javier Zabala si fonde con l’ironia e la forza espressiva di Emilio Urberuaga: come la combinazione dei loro stili riesce a raccontare la fragilità dell’ecosistema marino e il rispetto per la natura?
L’alchimia realizzata dai due grandi autori è davvero potente: tra parole icastiche (poche, essenziali) e figure (molte, pluricromatiche e sinteticamente incisive), ma anche tra realtà del mondo (ad esempio, l’inquinamento da plastica del mare e da smog nelle città) e la sua rappresentazione fantastica,
sottendono i limiti di un mondo dominato dal consumismo distruttivo e da una omologazione di massa che Pez cerca di superare, con un’ascesa verticale molto simbolica, per raggiungere il cielo.
La voluta ripetizione di alcuni colori (azzurri, arancioni, verdastri, grigi…) nel testo di Urberuaga, ad esempio, rispecchiata nelle tavole di Zabala, è come un refrain che scandisce una situazione realistica sulla quale si innesta, puntuale, lo scarto dell’immaginazione.
Non a caso i due autori sono tra i protagonisti dell’innovazione del libro illustrato per l’infanzia nella scia di opere saldamente radicate nella tradizione, anche sperimentale, del genere: tanto per le tematiche affrontate nelle loro opere, quanto per la forza visiva.
Come ci ricordano alcuni bellissimi saggi della pedagogista Marcella Terrusi, gli albi illustrati o Picturebooks sono potenti strumenti relazionali e pedagogici, catalizzatori di emozioni senza confini geografici né generazionali che raccontano a piccoli e grandi storie semplici, o anche complesse,
proprio grazie all’efficacia della combinazione tra linguaggio iconico (prima educazione a uno sguardo diverso che diventa visione) e verbale: che nel caso del Silent Books o albi senza parole lasciano spazio al solo racconto per immagini evocative.
Sono libri di grande impatto da ri/scoprire, collezionare e utilizzare, ad ogni età, perché travalicano i confini nazionali, fomentano la nascita di nuovi lettori (un trend iniziato in Italia circa mezzo secolo fa) e offrono la possibilità di nuovi nessi: non solo tra autore e lettore, parole e figure ma anche tra adulto e bambino che leggono insieme.
Una continua ricerca non soltanto artistica di senso che coinvolge ogni membro di una comunità educante: docenti, artisti, scrittori, educatori, editori specializzati, librerie indipendenti, bibliotecari. Perché contro la povertà educativa, madre di tutte le povertà, l’unico antidoto per narrare il mondo ai più piccoli e anche ai più fragili è cercare di nominarlo, rappresentarlo, conoscerlo. E interpretarlo.
Il tema “Mare Magnum, Monstrum, Nostrum” affronta il mare tra mito, paure e tutela: quali reazioni sta suscitando negli studenti?
Al penultimo “incontro ravvicinato” e laboratoriale con Javier Zabala, dopo quelli con l’educatrice ambientale e disegnatrice naturalistica Elisabetta Mitrovic (con il suo In riva al mare, Topipittori), con l’archeologo, etruscologo e manager della cultura museale Paolo Giulierini (Mare Monstrum, Giunti) e con la poeta, scrittrice e traduttrice Vivian Lamarque (Storia con mare, cielo e paura, Salani), e in attesa dell’ultimo appuntamento il 22 ottobre con Sarah Zambello e Susy Zanella, autrici di Ondario (Nomos), devo dire che il feedback è già sorprendente, e in certi casi toccante:
curiosità, partecipazione, entusiasmo nel mettersi in gioco nei workshop, disarmante sincerità nelle testimonianze di paura e coraggio, profondità delle domande sono solo alcune delle reazioni sin qui registrate da parte di tutti i partecipanti agli incontri dialogici con autrici e autori:
dai bambini delle primarie, con la loro genuinità infantile, attraverso i preadolescenti inquieti delle secondarie di primo grado, le domande di senso degli adolescenti delle scuole superiori, fino alla restituzione gioiosa di insegnanti, operatori, dirigenti scolastiche e lettori comuni intervenuti.
Un solo esempio concreto per tutti: durante l’incontro in BUN con Giulierini, si è alzata una sedicenne, Selena, per raccontare la propria storia: figlia di un kossovaro fuggito a 16 anni dalla guerra e approdato fortunosamente a Napoli, dove ha conosciuto a 17 anni nel vicolo dove ancora abitano l’adolescente serba che sarebbe divenuta sua moglie e madre dei suoi 4 figli, tra i quali Selena, la ragazzina ha condiviso con dolcezza e fermezza molti dettagli autobiografici della sua famiglia nata dall’unione di due presunti “nemici” in fuga dall’insensatezza di un conflitto fratricida. E ha concluso: «Non vedo l’ora di compiere 18 anni come mio fratello, che ha avuto la cittadinanza italiana. Ma io sono nata qui, sono italiana, figlia dell’amore che supera tutto, perché non posso esserlo dalla nascita?»
In che modo il messaggio morantiano de “Il mondo salvato dai ragazzini” si traduce oggi nel lavoro pratico con le scuole?
Il testo poetico, profetico e politico della scrittrice, pubblicato in prima edizione nella fatidica data del 1968 (stagione che segna in Italia la volontà di un profondo rinnovamento politico e morale: basti pensare alla Lettera a una professoressa di Don Milani e dei suoi scolari di Barbiana, di pochi anni dopo), conserva ancora oggi una struggente attualità. Invita a guardare (e a rimettere al centro) la bellezza fragile dei “felici pochi” contro gli “infelici molti”.
Spinge a tutelare i loro sogni di crescita e cambiamento. Ricorda di coltivare umanità in un mondo spietato, allora come ora.
E nella sua mescolanza di teatro, poesia visiva, poemetto e libello, che suona come un inno all’adolescenza quale età della ricerca, offre spunti preziosi per rivisitare, anche nelle comunità educanti attuali, temi ultimi e penultimi, o come suol dirsi “eticamente sensibili”, con tutti i linguaggi della creatività, in un crossover multi-trans e interdisciplinare che anche in questa era digitale usi metodologie trasformative per una trasformazione educativa, in un orizzonte di ricerca/azione, Reciprocal Teaching e Cooperative Learning.
La mission di Kolibrì in questo progetto ispirato dal complesso testo morantiano − in sodalizio tra gli altri con importanti realtà nazionali come Andersen e Agita e grazie al sostegno di Regione Campania, Bper Banca e il contributo di Fondazione Banco di Napoli − è proprio quello di portare avanti in modo giocoso uno dei tanti messaggi che disseminano la poetica de Il mondo salvato dai ragazzini. Sintetizzabile in una frase del libro di Morante che è diventata non a caso, dal principio, il nostro slogan: La vostra guerra non è la nostra. Noi siano per l’allegria e la grazia, ossia la felicità.
Come riescono le illustrazioni e gli albi per ragazzi a spiegare temi complessi come la crisi ecologica e l’accoglienza?
Con la semplicità e l’essenzialità dell’intreccio tra testo e immagini.
Che non significa banalizzazione semplificata della realtà, ma al contrario un distillato della complessità, gradevole da gustare e nutriente.
Ma servono, come sempre, mediatori preparati, competenti, non semplicemente appassionati.
Ecco perché la formazione seria (anche dei formatori) è il primo passo per ottenere risultati pedagogici significativi, nel tempo. Con ricadute sociali positive, se solo si ricordasse che la lettura, a ogni età (meglio se sin da piccolissimi) è un determinante strategico della salute collettiva nel welfare culturale. I Picture e Silent Books, in particolare, sono una base eccellente da cui partire.
Si potrebbero fare tanti esempi concreti, ma il primo e più significativo che mi viene in mente è il progetto di ricerca internazionale Visual Journeys (“Viaggi visivi”), di cui è stato ente capofila l’università di Glasgow con la partecipazione di altre nazioni tra le quali l’Italia (con la sperimentazione e la cura scientifica guidate, a Bologna, dai pedagogisti Giorgia Grilli, Marcella Terrusi e Roberto Farné del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’università).
A partire dal magnifico albo senza parole di Shaun Tan The Arrival, pubblicato anche in Italia con il titolo L’approdo, un vero e proprio romanzo per immagini senza parole, o Wordless Graphic Novel che narra la partenza, il viaggio, lo smarrimento, l’accoglienza e l’integrazione di un migrante in terra straniera, la ricerca ha dimostrato come anche tra “bambini dell’altrove” (in crescita esponenziale, dagli anni ’80, nelle scuole italiane: qualcuno se ne faccia una ragione!) questi albi possano diventare potenti dispositivi pedagogici di cittadinanza interculturale e di alfabetizzazione visiva condivisa.
Che valore ha per gli studenti svolgere questi incontri in luoghi simbolici come la Biblioteca Universitaria di Napoli?
Il valore incommensurabile di una sorpresa, di una scoperta e di uno stimolo a ritornare.
Quasi nessuno di loro, infatti, era mai entrato in questa biblioteca pubblica statale afferente al Ministero della Cultura, sito monumentale ma accogliente di studio, ricerca, conservazione di fonti preziose per la nostra memoria storica ma anche luogo di incontro, aggregazione, confronto (anche attraverso giochi come gli scacchi, ospitati in BUN, concerti, convegni, seminari, laboratori, presentazioni e mostre documentarie di ogni tipo.
Non a caso Kolibrì ha stipulato da anni convenzioni con realtà istituzionali e formative come la BUN ma anche l’Archivio di Stato (“case delle storie” che intrecciano arte, scienza, letteratura e grande storia attraverso il loro patrimonio documentario), l’ Accademia di Belle Arti di Napoli, Università Suor Orsola Benincasa e altre.
Anche questo fa parte della mission di Kolibrì: sensibilizzare le comunità educanti alla consapevolezza dell’esistenza, e bellezza, di luoghi troppo spesso misconosciuti del nostro territorio (come, quest’anno, anche la storica Stazione Zoologica di Napoli Anton Dohrn e il Museo Darwin-Dohrn o Da.Do.M, centri di eccellenza e di ricerca sui temi del mare) da frequentare più assiduamente. E portare i libri anche in luoghi non scontati, come i teatri: Sala Assoli, Teatro dei Piccoli, Mercadante, Trianon, Teatro Nuovo. Non pochi ne escono trasformati interiormente.
Quali elaborati e lavori creativi stanno realizzando i ragazzi in vista della restituzione finale del progetto?
Questa è una sorpresa. Anche per noi. Come ogni anno, del resto. E come in ogni cammino educativo, culturale e artistico degno di questo nome.
L’unica certezza sono i linguaggi che si stanno sperimentando: quello teatrale, audiovisivo, artistico (in altre edizioni anche musicale, coreutico e cinematografico).
L’esito lo scopriremo, tutti insieme e con emozione tangibile, nel gran finale di progetto: quando, prima della cerimonia premiazione dei libri vincitori, autori e autrici assisteranno alla trasformazione dei loro lavori rispecchiati nei lavori realizzati con le sensibilità delle bambine, bambini, ragazze e ragazzi partecipanti (guidati dai tutor di Kolibrì e di Agita) sulla scena del teatro Sala Assoli: il 9 novembre.