LYDIA – i corpi dietro la voce è l’installazione performativa ideata, diretta e interpretata da Sara Lupoli, in prima assoluta il 27 giugno 2026 nell’ambito della diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival.
Inserito nel ricco cartellone della manifestazione diretta da Ruggero Cappuccio, che dal 12 giugno al 12 luglio anima l’intera regione con oltre 150 appuntamenti dedicati alle arti performative, il progetto rappresenta una delle proposte più originali della sezione dedicata alla sperimentazione contemporanea. Quattro le repliche previste nella Sala Assoli Moscato, alle ore 18, 19, 20 e 21.
Al centro dell’opera c’è la figura di Lydia Simoneschi, una delle più importanti doppiatrici italiane del Novecento, la cui voce ha accompagnato per decenni il cinema internazionale e l’immaginario collettivo di milioni di spettatori. Sara Lupoli sceglie però di andare oltre il semplice omaggio biografico, trasformando la sua eredità artistica in un’indagine poetica sul rapporto tra voce, identità e presenza.
Attraverso un ambiente immersivo costruito con immagini, video, paesaggi sonori e performance dal vivo, il pubblico viene invitato a entrare in uno spazio sensoriale in cui la voce diventa materia fisica. Le interpretazioni di Lydia Simoneschi emergono come frammenti di memoria che attraversano il tempo e si incarnano nuovamente nei corpi contemporanei, generando una riflessione sulla natura profonda della comunicazione umana.
I dialoghi e le inflessioni vocali provenienti dai film da lei doppiati si intrecciano in una drammaturgia sonora che esplora sentimenti e dinamiche universali: amore, seduzione, dipendenza, cura, desiderio e potere. Non semplici registrazioni d’archivio, ma presenze capaci di evocare relazioni, emozioni e vissuti che continuano a parlare al presente.
In un momento storico in cui le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale rendono sempre più semplice replicare e sintetizzare le voci umane, LYDIA – i corpi dietro la voce pone una domanda essenziale: cosa resta irriproducibile dell’esperienza vocale? La risposta della performance risiede nella dimensione corporea della voce, nella sua capacità di custodire emozioni, memoria e autenticità.
L’opera si configura così come un archivio vivente dell’ascolto, un luogo in cui il suono diventa gesto e il ricordo si trasforma in esperienza condivisa. Un progetto che restituisce centralità a una figura spesso invisibile come quella del doppiatore e che, allo stesso tempo, invita a riflettere sul valore politico e umano dell’ascolto.
Dietro questa creazione c’è il percorso artistico di Sara Lupoli, danzatrice, coreografa e autrice multimediale napoletana che da anni sviluppa una ricerca interdisciplinare tra corpo, immagine e suono. Formata tra Italia e Francia, ha collaborato con importanti protagonisti della scena internazionale della danza contemporanea e ha costruito negli ultimi anni una poetica personale fondata sull’incontro tra installazione, performance e linguaggi audiovisivi.
Con LYDIA – i corpi dietro la voce, Lupoli prosegue questa ricerca, dando vita a un’esperienza che supera i confini tra teatro, danza e arti visive. Un lavoro che sceglie di riportare al centro la presenza umana attraverso ciò che spesso rimane invisibile: la voce e il corpo che la genera.
In un’edizione del Campania Teatro Festival dedicata al tema “Universo di pace”, l’opera assume anche il valore di un gesto di riconnessione. Perché ogni voce custodisce una storia, e ogni ascolto autentico rappresenta una forma di incontro con l’altro.