Venerdì 3 e sabato 4 luglio, alle 20.30, gli allievi del secondo e terzo anno del Laboratorio Teatrale porteranno in scena Il Monumento di Eduardo De Filippo, nell’adattamento di Giuseppe Rocca e con la regia di Carlo Cerciello, un testo poco frequentato, controverso e profondamente attuale torna a vivere sul palcoscenico del Teatro Elicantropo.
Lo spettacolo conclude il ciclo degli Studi Eduardiani promossi dalla Fondazione Eduardo De Filippo e da Anonima Romanzi, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire una delle opere meno rappresentate del grande drammaturgo napoletano.
Scritta negli ultimi anni della sua produzione teatrale, Il Monumento occupa una posizione particolare all’interno del percorso artistico di Eduardo De Filippo. È la penultima opera dell’autore, precedente a Gli esami non finiscono mai, e riflette una fase di profonda inquietudine creativa e personale.
Secondo la lettura proposta da Carlo Cerciello, il testo restituisce l’immagine di un Eduardo lontano dall’icona celebrativa costruita nel tempo. Al centro della vicenda c’è Ascanio Penna, personaggio nel quale si intravedono molti tratti autobiografici dell’autore, alle prese con il senso del fallimento, la disillusione e una riflessione sul proprio ruolo nel teatro italiano.
L’opera nasce infatti in un periodo segnato anche dall’amarezza per la scarsa attenzione riservata dalle istituzioni al Teatro San Ferdinando, mentre a Milano il Piccolo Teatro di Paolo Grassi e Giorgio Strehler godeva di un forte sostegno pubblico. Una condizione che spinse Eduardo a sperimentare nuovi linguaggi scenici e nuove forme espressive, anticipando alcuni elementi che svilupperà nell’ultima fase della sua carriera.
La messinscena del Teatro Elicantropo mette in evidenza proprio questa dimensione più intima e meno celebrativa dell’autore. Il titolo stesso diventa una provocazione: il “monumento” non rappresenta un omaggio, ma il rischio di trasformare una persona viva in un simbolo immobile, svuotato di significato.
Attorno al protagonista si muove una galleria di personaggi marginali, uomini e donne segnati dalla sconfitta, riuniti in uno spazio sospeso tra realtà e metafora. Più che seguire una trama tradizionale, l’opera costruisce un percorso di riflessione sul fallimento, sulla memoria e sulla crisi dei valori, assumendo i toni di un requiem civile oltre che teatrale.
Particolarmente significativo è il profilo del protagonista, un ex repubblichino scelto volutamente da Eduardo per affrontare il tema dell’eredità del fascismo. Attraverso il grottesco e il paradosso, il drammaturgo denuncia la sopravvivenza di una retorica fondata sul culto dell’eroismo, dell’autorità e della violenza, suggerendo che quei miti possano essere superati solo attraverso una profonda presa di coscienza collettiva.
A dare corpo a questa lettura saranno i giovani interpreti del Laboratorio del Teatro Elicantropo, accompagnati dalle musiche di Antonio Sinagra e dal disegno luci di Andrea Iacopino. L’aiuto regia è affidato a Imma Villa, Aniello Mallardo, Cecilia Lupoli e Mariachiara Falcone.
A distanza di decenni dalla sua scrittura, Il Monumento continua così a interrogare il presente, dimostrando come il teatro di Eduardo De Filippo sia ancora capace di parlare con forza alle contraddizioni della società contemporanea.