Il Museo dell’Archivio Storico della Fondazione Banco di Napoli, situato nello storico scrigno di via dei Tribunali 213, apre le sue porte in orario straordinario per un appuntamento di eccezionale fascino culturale. L’occasione è la “Notte degli Archivi 2026”, l’iniziativa nazionale patrocinata dall’ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana) e integrata nel programma del Festival Archivissima, nato proprio per promuovere, valorizzare e svelare al grande pubblico gli immensi patrimoni documentali del Paese.
A partire dalle ore 18:30, i visitatori saranno guidati in un percorso speciale e gratuito che quest’anno sposa appieno il suggestivo tema conduttore della manifestazione nazionale: “Quello che non c’è”. Il fulcro dell’approfondimento sarà infatti dedicato a un vero e proprio enigma irrisolto della storia dell’arte seicentesca: la misteriosa vicenda della “Pala Radolovich”, capolavoro commissionato a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, e mai ritrovato. Un’opera fantasma che solleva da secoli interrogativi affascinanti: fu mai completata dal maestro, andò distrutta o è tuttora dispersa in qualche collezione dimenticata?
Oggi questo capolavoro invisibile sopravvive unicamente attraverso una traccia cartacea, una causale di pagamento redatta in una raffinata ed elegante grafia d’epoca. Il prezioso volume che ne custodisce la memoria è conservato proprio tra i chilometrici scaffali dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, dove fu rinvenuto negli anni Ottanta grazie all’intuito e alle ricerche di Eduardo Nappi, all’epoca stimato responsabile della struttura. L’evento offrirà un focus ravvicinato sull’installazione multimediale del museo dedicata al genio lombardo, mostrando al pubblico il documento originale del 1606 che restituisce la prova tangibile del passaggio e del lavoro dell’artista a Napoli.
La serata proseguirà con la proiezione del cortometraggio “Caravaggio e la Pala Radolovich”. La pellicola propone una suggestiva e accurata ricostruzione artistica sotto forma di tableau vivant che, muovendo proprio dai preziosi indizi e dalle descrizioni desumibili dai registri d’archivio, prova a immaginare e a dare corpo e colore alla grande pala d’altare scomparsa, restituendo allo spettatore la potenza visiva dell’opera mai veduta.
«Gli archivi custodiscono non solo ciò che è stato conservato, ma anche le tracce di ciò che non possiamo più vedere. La storia della Pala Radolovich racconta proprio questo: un’opera scomparsa che continua a vivere attraverso i documenti e la memoria», commenta Marcello D’Aponte, Presidente della Fondazione Museo Archivio Storico Banco di Napoli.
L’iniziativa vuole essere un momento di profonda riflessione sul ruolo cardine dell’archivio inteso non come statico deposito del passato, bensì come luogo vivo e fecondo in cui l’assenza si fa domanda, dove ciò che manca può essere attivamente interrogato, evocato e, in qualche misura, miracolosamente ritrovato. Nelle intenzioni degli organizzatori di “Archivissima 2026”, il festival si spinge quest’anno proprio nel territorio rarefatto e stimolante di ciò che manca, partendo dal presupposto che non sempre quello che appare immediatamente visibile allo sguardo sia l’unico elemento a definire in modo esaustivo la complessità della realtà.
«Il legame della Fondazione Banco di Napoli con Caravaggio è profondo e si rinnova nel tempo: oltre a custodirne le preziose tracce documentarie, abbiamo anche ospitato un suo celebre dipinto nel 2024, a conferma della costante attenzione della Fondazione verso la figura del grande maestro e la sua impronta indelebile nella storia artistica di Napoli», ribadisce Ciro Castaldo, Direttore Generale della Fondazione.
L’appuntamento rappresenta dunque un’opportunità imperdibile per immergersi nei segreti dell’arte e della storia napoletana. I posti per partecipare alla visita guidata sono limitati e l’ingresso è gratuito, ma è strettamente necessaria la prenotazione inviando una mail all’indirizzo info@ilcartastorie.it e specificando nell’oggetto la dicitura “archivissima 2026”.