Il cantante di Abbracciame interviene sui social sulla protesta che sta paralizzando il Sud Italia. Tra blocchi stradali, scaffali vuoti e disagi nei trasporti, Sannino dà voce anche alle famiglie dei camionisti: «Ho visto il video di una ragazzina che parlava del papà autotrasportatore, mi ha messo i brividi».
«È una lotta dura». Comincia così il messaggio con cui Andrea Sannino ha scelto di intervenire sulla protesta degli autotrasportatori che, in questi giorni, sta mettendo in ginocchio diverse regioni del Sud Italia. Un messaggio che non ignora i disagi provocati dallo sciopero, ma invita a guardare anche dall’altra parte della barricata: a chi ogni giorno lavora sulla strada e oggi denuncia costi diventati insostenibili.
La mobilitazione, nata contro il caro carburanti e il caro vita, si è estesa dalla Puglia e dalla Calabria alla Campania, alla Sicilia, alla Basilicata e al Molise. I blocchi e i presidi stanno rallentando la circolazione, ostacolando la distribuzione delle merci e mettendo in difficoltà attività commerciali e famiglie. In Campania si sono registrati disagi lungo le autostrade A1 e A30 e nell’area del porto di Napoli, mentre in diversi supermercati cominciano a scarseggiare soprattutto i prodotti freschi. Anche il trasporto pubblico locale rischia di subire riduzioni per la carenza di carburante. Una crisi che non riguarda più soltanto chi guida un camion, ma si ripercuote sulla quotidianità di migliaia di persone.
Sannino, però, non si limita a commentare gli effetti della protesta. Nelle sue parole c’è la consapevolezza che dietro ogni tir fermo ci siano lavoratori, famiglie e figli. «Pensate, ad esempio, a chi necessita di cure o di beni di prima necessità, o medicinali salvavita… staranno vivendo questo disagio come un dramma e mi sento di essere solidale con loro», scrive il cantante, riconoscendo apertamente il peso che il blocco delle consegne può avere sulle persone più fragili.
Ma subito dopo aggiunge un’altra riflessione, altrettanto importante: «Nello stesso tempo, mi metto nei panni, però, anche di chi ormai da anni lavora per niente e senza riuscire a garantire il pane ai propri figli e soprattutto a chi non ha mai avuto ascolto nelle continue richieste d’aiuto, lanciate nel tempo».
È qui che il messaggio dell’artista napoletano si fa più personale. A colpirlo, racconta, è stato il video di una ragazzina che parlava del padre autotrasportatore. «Mi ha messo i brividi», confessa. Poche parole che riportano la protesta dalla dimensione dei numeri, delle code e degli scaffali vuoti a quella delle persone: un padre che lavora, una figlia che lo guarda, una famiglia che teme di non riuscire più a sostenersi.
Da qui la sua presa di posizione: «Quindi se questo è l’unico modo per far sì che chi di dovere possa dare risposte e soluzioni, io sono vicino e solidale con chi ha acceso questo clamore». E poi l’affondo rivolto a chi, secondo lui, non ha ascoltato abbastanza: «Chi non sente è perché non vuol sentire».
Una solidarietà che non cancella le difficoltà di chi resta senza servizi o fatica a trovare i prodotti necessari, ma che prova a spiegare perché, per alcuni lavoratori, fermarsi sia diventato l’ultimo modo per attirare l’attenzione delle istituzioni.
Il messaggio si chiude con monito «Fate qualcosa… siete lì per quello!».
Parole che arrivano mentre il confronto tra governo e rappresentanti della categoria cerca una via d’uscita alla crisi. La richiesta degli autotrasportatori è quella di interventi concreti contro il peso dei carburanti e dei costi di gestione. Perché quando lavorare non basta più a portare a casa uno stipendio dignitoso, il problema non riguarda soltanto una categoria: riguarda un’intera economia.
E il messaggio di Sannino, in fondo, è proprio questo: si può essere preoccupati per chi subisce le conseguenze di uno sciopero e, allo stesso tempo, comprendere la disperazione di chi ha deciso di fermarsi per essere finalmente ascoltato.
