Arrevuoto, il progetto di teatro e pedagogia nato nel 2005 all’interno del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale da un’idea condivisa tra artisti, educatori, scuole e associazioni del territorio, celebra il suo “Ventesimo movimento” con Sospesi tra le stelle, il nuovo spettacolo in scena al Teatro San Ferdinando il 23 e 24 maggio 2026.
In due decenni Arrevuoto ha trasformato il teatro in uno spazio vivo di incontro tra centro e periferia, tra adolescenti e adulti, tra arte e cittadinanza, costruendo un’esperienza collettiva capace di dare voce alle nuove generazioni attraverso spettacoli potenti, autentici e profondamente legati alla realtà contemporanea.
A guidare questo percorso è da anni Maurizio Braucci, scrittore e drammaturgo che ha contribuito a definire l’identità di un progetto diventato un punto di riferimento nazionale per il teatro sociale e pedagogico. Con lui abbiamo parlato di ascolto, periferie, immaginario, adolescenza e del significato di questi vent’anni di Arrevuoto.
Maurizio Braucci, quando ha capito davvero che Arrevuoto stava cambiando il modo in cui i ragazzi guardavano sé stessi e la città?
«Il nostro punto di partenza è sempre stato molto semplice: capire cosa possa fare il teatro dentro situazioni difficili. Ricordo un momento preciso, durante il secondo anno di attività: c’era un bambino rom che, dopo aver fatto la sua scena, correva felice dietro le quinte. In quell’istante ho capito che quel lavoro poteva dare ai ragazzi un senso, un luogo in cui riconoscersi e sentirsi parte di qualcosa».
Arrevuoto lavora molto sull’idea di collettività. Come si costruisce oggi una comunità tra adolescenti che arrivano da realtà così diverse?
«Il nostro slogan è “Only Connects”. La parola “connects” rappresenta proprio l’idea di creare connessioni: tra centro e periferia, tra adolescenti provenienti da contesti differenti, tra arte e impegno civile, tra educazione e partecipazione collettiva.
“Only”, invece, racconta la cura e la serietà del lavoro che da anni portiamo avanti. Arrevuoto nasce da un’istituzione come il Mercadante ma vive grazie a una rete di associazioni e territori. Questa fusione tra alto e basso funziona molto bene. E poi “Only” contiene anche una dimensione di cura, quasi femminile, che nel progetto è molto presente».
Quando lavorate su un classico, conta di più il legame politico con il presente o le emozioni dei ragazzi?
«Partiamo sempre da un tema urgente e concreto, ma tutto deve essere condiviso con i ragazzi. Noi forniamo un canovaccio, però il linguaggio e la forma nascono da loro.
Il nostro è teatro politico nel senso più bello del termine: gli adulti ascoltano e imparano dagli adolescenti. In questa edizione, ad esempio, si parla molto di ecologia e del rapporto con la natura».
Pensa che Arrevuoto abbia contribuito a cambiare l’immaginario delle periferie napoletane?
«Noi ci battiamo da sempre per riscrivere l’immaginario e credo che qualcosa sia cambiato. Questo succede anche perché abbiamo un’idea forte di resistenza culturale.
Spesso si pensa che soltanto i ragazzi delle periferie siano complessi, ma non è così: tutti i giovani oggi vivono fragilità differenti. Se esistono problemi così urgenti è anche perché manca un vero ascolto da parte degli adulti.
Per questo è importante continuare a tenere acceso un segnale: gli adolescenti hanno dentro un mondo pieno di bellezza. E il lavoro di Arrevuoto coinvolge anche gli adulti, perché sono le relazioni a fare davvero la differenza».
In un progetto come Arrevuoto, come convivono urgenza sociale e ricerca artistica?
«Mi piace rispondere con una metafora: Dio ci parla dal fondo dei pozzi e non dagli stucchi dei palazzi imperiali. Anche nel mio lavoro di sceneggiatore ho imparato tantissimo dai ragazzi. La bellezza spesso si trova proprio negli angoli meno attesi».
Ci racconta il titolo di quest’anno?
«“Sospesi tra le stelle” è uno spettacolo recitato e cantato dagli attori e dalle attrici di Arrevuoto. Oltre 100 protagonisti danno vita a uno spettacolo corale che attraversa desideri, fragilità, conflitti e possibilità delle nuove generazioni, trasformando la scena in uno spazio di ascolto, immaginazione e futuro condiviso. È uno sguardo degli adolescenti sul presente e sullo stato emotivo degli adulti, immaginando un viaggio nello spazio e nel tempo che richiama anche il percorso teatrale e pedagogico di Arrevuoto in questi vent’anni.
La parola “sospesi” ha un doppio significato: da una parte racconta la sensazione di essere sospesi nell’esistenza ma profondamente connessi gli uni agli altri; dall’altra è una metafora che ci riporta all’origine della vita e al ruolo dei più giovani, chiamati oggi a insegnare agli adulti il rispetto della natura e di sé stessi».