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Ben-Essere in cammino tra i borghi dell’Alto Casertano: c’è sempre un’altra strada

  • Chiara Tortorelli
  • Ottobre 17, 2025
  • 1:47 pm
  • La coccinella del cuore

In viaggio per i borghi d’Italia. In viaggio alla scoperta dei cammini che conducono nelle parti meno conosciute ma più ricche del nostro territorio.

Uno di questi, il Cammino di San Francesco Caracciolo, Ben-Essere in cammino tra i borghi dell’Alto Casertano traccia il cammino, l’ultimo di San Francesco Caracciolo, ed è un progetto finanziato dalla Regione Campania a cui partecipano sei comuni e che nasce intorno all’idea del cammino a piedi e in bicicletta per dedicare tempo a se stessi e connettersi con luoghi, persone e natura.

Abbiamo tutti bisogno di essere in cammino. Abbiamo bisogno di riscoprire il piacere di andare via dalle città ormai diventate luoghi inospitali, fiere del marketing e dell’immagine, e di ritrovare noi stessi attraverso un viaggio nella dimensione umana alla ricerca dell’autenticità, incontro al benessere dell’anima per scoprire l’appartenenza a quei luoghi che raccontano la storia del nostro passato e delle nostre radici.

Il cammino è un’autentica scoperta di un territorio poco conosciuto, che rilancia il fare rete in modo innovativo e che racconta un altro modo di vivere e stare al mondo. Il fil rouge è la ricerca del senso, attraverso la scoperta dei luoghi e del loro genius loci e il recupero dei valori autentici del fare comunità.

Alcune parole topiche raccontano il fulcro del percorso.

La prima è albero. L’albero è il simbolo perché intorno a un albero si riscopre la natura e ci si riconnette, l’albero è radice. Ci si ferma sotto un albero a riposare e a godere della bellezza del paesaggio, ci si incontra sotto un albero a raccontare storie, e a “fare borgo” insieme.

La seconda parola è esperienza. In questo percorso il viaggio è esperienza, il racconto è esperienza, il turismo è esperienziale, e il territorio si presenta come un vero e proprio “assaggio” che rompe lo schema abitudinario delle nostre vite omologate.

La terza parola è comunità. Nella nostra quotidianità sempre più votata all’individualismo abbiamo perduto la ricchezza della condivisione, del fare rete non virtuale, e la ricchezza del rapporto umano.

La quarta parola è nomadismo, inteso come ricerca, attraversamento e arricchimento.

La quinta parola è interpretazione del luogo. C’è infatti un’iniziativa “The Story Behind” che invita le persone a fare turismo interattivo ed emozionale, a raccontare i luoghi e il patrimonio culturale interpretandoli, grazie a un piccolo gioiello tecnologico, un queer code che si troverà sotto un albero. Così la tradizione incontra l’innovazione e rende il territorio qualcosa di vivo in linea con i tempi.

La sesta parola è accoglienza, autenticità. Perché il camminatore non cerca luoghi affollati ma luoghi autentici.

Settima parola topica: turismo sociale. Il cammino favorisce l’inclusione anche delle disabilità. Lungo la via Francigena partecipano tutti, anche disabili e ipovedenti, bisogna lavorare affinché il cammino sia di tutti.

Il cammino

Il percorso dove ci conduce Nicola Caracciolo, discendente di Francesco, inizia con Rocca d’Evandro.

Il bellissimo borgo si snoda attraverso vicoli caratteristici che dalla Chiesa di San Rocco, dove si trovano gioielli dell’arte presepiale tra cui una Madonna del Rosario dell’800, ci portano su, alla Fortezza che svetta sulla rocca e che domina il paesaggio circostante.

Qui ci si immerge in un’atmosfera sacra, quasi contemplativa: dalla terrazza si vede di fronte l’abbazia di Monte Cassino e i due luoghi sembra che dialoghino.

Scendendo di nuovo verso la piazzetta del borgo ci si riposa all’ombra di un tiglio centenario ed è possibile proporre ai camminatori di fare una narrazione dei territori percorsi. Gli alberi infatti sono l’interlocutore privilegiato dei residenti e dei camminatori, dice Nicola Caracciolo. Sotto un albero si cerca l’ombra e ci si racconta come nella più verace tradizione orale.

“Il mondo che viene a casa mia” amano dire le persone del luogo.

Incontriamo qui Tiziana Iannarelli di “Camminando l’Italia” che su Isoradio narra l’Italia minore, meno conosciuta e fuori dall’over tourism.

Sono molte le iniziative che nascono qui per rilanciare il territorio, dal Cammino dei nomadi digitali, rivolto alle persone che fanno smart working e viaggiano alla scoperta di luoghi autentici, al Cammino dei sedicini.

Inoltre non bisogna dimenticare la parte enogastronomica esplorata dal cammino “Wine, Bike e Archaelogy”: Rocca d’Evandro, infatti, nel percorso ciclistico offre prodotti tipici rinomati come olio e vino di Porto di Mola, tra cui il famoso Aglianico di Roccamonfina.

II Borgo vive attraverso queste iniziative: in questo modo infatti si può anche arginare lo spopolamento, triste realtà di queste piccole comunità.

Dopo Rocca d’Evandro ci si sposta a Presenzano situato nella valle tra Pretella e Riardo, quindi punto di incontro delle acque Lete e Ferrarelle.

Presenzano, al centro tra Lazio e Molise, è territorio agricolo ma anche industriale e ha fatto dell’acqua il suo punto di forza, grazie alle centrali idroelettriche costruite negli anni Settanta, che oggi costituiscono una grande risorsa della green economy.

Sono presenti nel territorio anche industrie di riciclaggio della plastica che offrono lavoro e aiutano a rendere fiorente l’economia del posto.

E in un luogo di relax e tranquillità come Presenzano, il cammino non può che prevedere una sosta alla Masseria Cardilli, dove si gusta il felice connubio tra le aree relax più moderne, dotate di area giochi per bambini e piscina, e una parte tradizionale più propriamente agricola.

Terza tappa del viaggio Migliano Montelungo, eletta a città, che ha ricevuto due medaglie d’oro dal Presidente Scalfaro per le battaglie dell’ 8 e 16 dicembre ’43 quando è iniziata la liberazione d’Italia.

Qui domina il bellissimo Castello di Ettore Fieramosca che ha completato da poco un restauro conservativo dove sono state abbattute le barriere architettoniche per rendere fruibile l’accesso ai disabili.

Luogo storico, territorio di memoria, nelle sale si conservano i costumi che raccontano il passato. Qui tra Papa Innocenzo II e Re Ruggero, nel salone di rappresentanza, è nato il regno delle due Sicilie.

E qui, a Migliano Montelungo, è rinato l’esercito italiano dopo l’armistizio di Cassibile, ed è iniziato il secondo Risorgimento.

Il cammino dopo Migliano prosegue alla volta di Teano dove è prevista una tappa esperienziale di degustazione nella splendida tenuta de “I Cacciagalli”, un wine resort immerso nella natura rigogliosa dove è possibile fare un’esperienza gourmet d’essay, e dove non manca un percorso nelle cantine, per visitare il luogo del vino conservato nelle anfore accompagnato da mostre d’autore.

Il giorno successivo il cammino continua a Teano, città gioiello che conserva tradizioni contadine e storia, qui si trovano anche le radici del santo e della famiglia Caracciolo.

Lungo le vie profumo di odori, sapori, ricordi che culminano nella dolcezza del pane dei Morti, fiore all’occhiello della rinomata pasticceria Mauro Diana, che raccorda passato e futuro nel cake d’autore.

L’ultima tappa che chiude in modo significativo il tour, è a Pugliano.

Qui la cooperativa “La strada” guidata da Stefano Mancini lancia il turismo sociale. Vengono confiscati alla camorra 27 ettari di terreno e i ragazzi della cooperativa propongono un nuovo modello economico, fiorente, inclusivo e di comunità per i giovani del luogo.

Ci racconta l’iniziativa in modo sentito e coinvolgente Stefano: la cooperativa che nasce in memoria di Antonio Landieri, il ragazzo disabile ucciso dalla camorra, è un capolavoro del territorio, si occupa di integrazione e di ricreare in modo innovativo e al passo con i tempi i concetti ormai obsoleti di collettivo e comunità.

Si fa comunità partendo dal rapporto umano autentico, ci racconta Stefano, attraverso il fare esperienza del lavoro e lo sporcarsi le mani con gli altri. Si ritrova in questo modo l’entusiasmo e la visione del domani. Nella cooperativa si accoglie, qui vive un vero e proprio centro di recupero dei cosiddetti malati mentali o dei ragazzi vittime delle tossicodipendenze. E attraverso il fare insieme si apre il varco alle possibilità e si ritorna alla vita.

Ho raccolto nello sguardo di questi ragazzi della cooperativa poco più che ventenni il seme della speranza che nasce in questo territorio martoriato dalla camorra e che si spande molto oltre e molto più in là, fino a raggiungere il nostro mondo cittadino estraniante come un fiore di loto che nasce nel fango.

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