Il 2026 si apre al Museo e Real Bosco di Capodimonte con un evento di grande valore simbolico e artistico: il rientro in sala del San Francesco che consegna la regola agli ordini francescani (1444-1450) di Colantonio, recentemente restaurato. La tavola, espressione del Rinascimento meridionale, segna l’inizio delle celebrazioni dedicate agli 800 anni dalla morte di San Francesco, il Santo Patrono d’Italia, la cui iconografia è presente in molte opere delle collezioni di Capodimonte.
Il direttore del museo, Eike Schmidt, invita i visitatori a non perdere l’appuntamento della domenica gratuita del 1 febbraio: “Sarà l’occasione per ammirare nel rinnovato splendore la tavola di Colantonio, ma anche il nuovo allestimento delle collezioni settecentesche, a lungo non visibili al pubblico”. Al secondo piano, in sala 61, le opere dialogano con la vicina sala dei Capolavori (sala 62), dove si incontrano nomi come Caravaggio, Parmigianino e Warhol. Qui sono esposti capolavori di Francesco Solimena, Francesco De Mura, Giuseppe Sanmartino e Sebastiano Ricci, che permettono di percorrere la storia dell’arte napoletana tra Seicento e Settecento.
Al secondo piano, sala 67 è interamente dedicata a Colantonio e al suo polittico della Chiesa di San Lorenzo Maggiore, uno dei luoghi francescani più antichi di Napoli. L’imponente opera, probabilmente commissionata da Alfonso il Magnanimo, comprendeva il San Girolamo nel suo studio e il San Francesco restaurato, affiancati da dieci tavole raffiguranti i “beati francescani”. Recentemente, due di queste tavole, Morico e Leone, sono entrate nelle collezioni di Capodimonte grazie a un acquisto del MiC.
“Colantonio era un maestro che conosceva la pittura fiamminga grazie ai contatti con la corte angioina e con artisti come van Eyck e van der Weyden,” spiega Schmidt. La sua opera per San Lorenzo, realizzata tra il 1440 e il 1460 circa, mostra una complessità narrativa e un’attenzione ai dettagli che anticipano il Rinascimento italiano meridionale.
Lo smembramento del polittico avvenuto nel 1639 separò le tavole: il San Girolamo fu spostato nella sacrestia di San Lorenzo, mentre il San Francesco fu destinato al Cappellone barocco del transetto destro. Durante il periodo napoleonico, con la soppressione degli ordini monastici, le opere furono musealizzate: il San Girolamo nel 1808 e il San Francesco nel 1922, entrambi poi trasferiti a Capodimonte nel 1957. Le tavole dei beati francescani, invece, finirono in collezioni private tra Italia e Stati Uniti.
Per celebrare il ripristino della festività nazionale del 4 ottobre, Capodimonte attiverà a partire dall’autunno 2026 visite guidate tematiche e inclusive, che permetteranno di approfondire la figura di San Francesco attraverso le opere di Colantonio, Battistello Caracciolo, Nicolò di Tommaso, Mazzola Bedoli e Rodriguez. I percorsi metteranno in luce personaggi storici come il frate e matematico Luca Paciolli e Ludovico di Tolosa, che rinunciò al trono angioino per diventare santo, ripercorrendo così la stretta relazione tra arte, fede e storia.
Il rientro del San Francesco di Colantonio sarà l’evento clou della prima domenica gratuita del 2026, anche se il primo piano del museo e la sala Causa resteranno chiusi. Un’occasione unica per osservare da vicino non solo il restauro di un capolavoro rinascimentale, ma anche il nuovo allestimento delle collezioni storiche di Capodimonte.
Il ritorno del San Francesco di Colantonio non è solo un restauro, ma un invito a riscoprire la Napoli rinascimentale, le sue connessioni culturali e la forza iconografica di uno dei santi più amati d’Italia.