Dal 10 aprile il Teatro Augusteo torna a ospitare “C’era una volta… Scugnizzi”, il musical che ha fatto la storia del teatro italiano e che, fin dal debutto del 2002, ha registrato numeri straordinari tra presenze, repliche e gradimento del pubblico. Lo spettacolo, scritto e diretto da Claudio Mattone, ha consolidato il suo status di “musical dei record” diventando un punto di riferimento per artisti emergenti e per il pubblico napoletano.
La messa in scena resta fedele all’originale, con nuovi interpreti pronti a dare vita a un cast giovane e talentuoso. I protagonisti della storia sono ragazzi sospesi tra strada e speranza, costretti a crescere troppo in fretta. Al centro della trama ci sono don Saverio, un prete di strada, e ’o Russo, un boss camorrista: due uomini legati da un passato comune in un istituto minorile e ora su fronti opposti della vita. Da un lato, chi cerca di salvare i ragazzi dalla criminalità; dall’altro, chi li sfrutta per i propri affari illeciti.
Il cast è formato da: Alfonso Giorno, Ciro Salatino, Aurora Caso, Benedetta Cenani, Claudio Cesa, Andrea Camilla Conte, Giovanni Di Capua, Vincenza Donciglio, Maria Sofia Dos Santos, Chiara Esposito, Emanuele Esposito, Francesco Esposito, Lorenzo Esposito, Fatima Gagliardi, Giusy Lo Sapio, Roberta Pellecchia, Luciano Romano, Lorenzo Simeone, Sara Stanco, Ernesto Tassari, Antonella Vitiello e con Salvatore Catanese, Ciro Mazaner, Peppe Romano.
Lo spettacolo è prodotto da Napoliteatro Srl, con scene di Bruno Garofalo, coreografie di Gino Landi e costumi di Francesca R. Scudiero. Le orchestrazioni sono curate da Pino Perris, mentre l’aiuto regia è affidato a Claudia Cortellesi.
Oltre alla forza narrativa, Scugnizzi è stato una fucina di talenti: nel corso degli anni, artisti come Massimiliano Gallo, Sal Da Vinci, Serena Rossi e Andrea Sannino hanno mosso i primi passi su questo palcoscenico. La nuova edizione si propone di continuare questa tradizione, dando spazio a nuove promesse del teatro e della musica.
Il ritorno di “C’era una volta… Scugnizzi” non è quindi solo un evento teatrale: è una conferma che il talento può emergere ovunque e che certe storie, anche dopo vent’anni, restano universali, capaci di emozionare e di parlare alle nuove generazioni.